Ciao Giorgia

Giorgia Surina

Giorgia Surina

Quando la dimensione onirica passa attraverso la tastiera… buona lettura!

Un giorno come tanti ero in casa che mi rilassavo ascoltando musica e navigando su Internet (anche perché non potevo fare molto altro, con febbre ed influenza) –eravamo in gennaio, che coincidenza, eh? ;-)-, quand’ecco che mi suonano alla porta.

Pensando che fosse la vicina che mi chiedeva il sale o uno dei miei amici che mi era venuto a trovare, vado ad aprire e chi mi trovo davanti? Giorgia Surina, veejay di Mtv, praticamente il sogno di qualsiasi adolescente che accenda la tv.

Preciso fin da subito che non è che riscuotesse le mie simpatie Giorgia, in quanto il suo modo di fare un po’ snob e altezzoso mi ricordava una mia compagna di classe, che mi ha assillato con le sue manie da diva per i cinque anni delle superiori. Comunque cerco di minimizzare i miei pregiudizi e la faccio entrare.

È stanca, trafelata e appoggia subito sulla prima sedia vuota che trova due enormi borse dove evidentemente teneva maggior parte della sua vita: portafogli, cellulari, contatti, appuntamenti, ecc…

I suoi occhi stanchi e la sua maglietta spiegazzata riflettono le ore di viaggio, mentre i suoi capelli arruffati hanno l’odore tipico da stazione… Decisamente non la Barbie che si vede su Mtv!

Quasi inevitabilmente vengono fuori quasi subito le differenze tra una milanese modaiola e un paesano –attento sì a vestirsi bene, ma di sicuro mai quanto lei- come me, e quindi si inizia parlare del più e del meno.

Dopo questi discorsi “vuoti”, andiamo in un bar della cittadina vicina che si chiama Metropolis e che riunisce musica, ambiente soft e luogo d’incontro, oltre che bar che sforna brioche e cappuccini.

Io l’abbraccio da dietro, tipo tandem dell’amicizia, e rimaniamo per un po’ così, guardando quelli che entrano.

Cosa buffa entra un bel ragazzone piantato metallaro, un metro e ottanta minimo per una settantina di chili, che saluta Giorgia con le corna rock (mano aperta con pollice, indice e mignolo alzati con medio e anulare abbassati) e guarda me con fare curioso, come per dire “Ma te che ci fai con una così?” e accenna un saluto col capo, che io gentilmente ricambio.

Giorgia si mette la testa tra le mani, s’imbarazza da morire a pensare che un tipo, anche se metallaro, l’abbia scambiata fidanzata con un “normale comune anonimo” come me; tant’è che obietto “Giorgia era un metallaro, tu ami le discoteche, non vi sareste comunque trovati a parlare dopo 2 secondi”

Dopo un pò lei, con la sua popolarità, attira subito a sé un capannello di gente e quindi mi invita gentilmente a fare

un giro, alchè io raccolgo l’invito e, non so come non so perché, mi avvio verso casa.

All’inizio mi preoccupai, nel senso che lei non aveva il mio cellulare per chiamarmi, ma poi pensai che sicuramente aveva di meglio da fare.

La sera, infatti, si ripresenta con alcuni suoi “amici” famosi, tant’è che prima di sentire il campanello sento un piccolo gruppo di fan davanti a casa mia che li acclama a piena voce.

Com’è come non è entra in casa –fresca di parrucchiere- preceduta da questi personaggi dello showbiz, che salutano amabilmente e che si dirigono verso la cucina, in cerca di qualcosa da sgranocchiare e da bere.

A quel punto Giorgia fa una cosa strana: vedo che, anziché inserirsi nella festicciola e condurre un minimo di pubbliche relazioni, si avvia verso la camera da letto dei miei genitori; io, stupito, lungo la scala, le chiedo: “Giorgia ma che hai? Non stai bene?” e lei risponde annuendo con la testa.

Continuo a non capire, e così vado su con lei in camera e vedo che si era avvolta a mò di sacco a pelo in una sua coperta, che si vede portava in giro con sé.

La sua aria stanca, i jeans usati e leggermente strappati sul fondo, fintamente slavati, la sua camicia con cravatta sopra alla Avril Lavigne le donavano quel non so che di sexy e dolce allo stesso tempo…

A quel punto le accarezzo i capelli che le cadevano di fronte al viso e le dico: “Vediam se ho fatto bene il mio lavoro di psicologo, tu quella gente che hai invitato non la puoi proprio vedere vero? Ti stan sulle palle?”; e lei, con molta naturalezza, rivelandomi una Giorgia che non conoscevo, sorride e annuisce per l’ennesima volta con la testa.

Poi ne approfitto per chiederle: “Domani a che ora parti?” e lei, con faccia ancora più stanca, mi disse: “Alle sei e mezza”, cadendo nel sonno quasi subito.

Quei suoi occhi profondi che mi fissavano e che, stancamente, si chiudevano, valevano certamente più di mille parole.

Il suo respiro regolare le sospingeva i capelli dal naso verso il cuscino, creando un effetto buffo e romantico.

Io, dopo un quasi scontato “É presto davvero”, le auguro la buonanotte, le sistemo la coperta sulle spalle e vado a dormire anch’io.

La mattina dopo, quando mi sveglio, ovviamente lei era già partita, ma quando vengo giù mia madre mi consegna una borsina cartonata (di quelle tipicamente da profumi, alla Chanel tipo) dove dentro c’era un biglietto e un pacchettino variamente infiocchettato.

Leggo prima il biglietto e, mentre da una parte si leggevano frasi del tipo: “(nome del paese) NON TI SCORDERO’ MAI! TROPPO BELLO CIAO”, sull’altra c’era una piccola dedica, che recitava più o meno così:

“Una volta sono fuggita via da tutto e da tutti, in luglio, e sono finita in quei paesi natalizi, nordici. Questo è per te”.

Aprendolo, infatti, mi ritrovai un foulard rosso pieno di alberi di Natale dorati, molto increspato e leggero al tatto.

Poi però, nello stesso momento in cui stavo apprezzando e giocando con il festoso foulard natalizio, mi sveglio.

Sì, avete capito bene, era solo tutto un grande sogno, un grande racconto che io ho vissuto nel giro di una notte ma che, nella dimensione temporale onirica, mi sembrava fosse durato un giorno.

Beh cosa posso dire? Spero di poterti incontrare un giorno Giorgia….

Se non altro per ringraziarti del foulard che mi hai regalato.

Marco

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