Archivio per la categoria ‘Uni(di)versità’

Unplug me

Unplug me

Unplug me

Il mio centinaio di lettori (citando Manzoni) a quanto pare legge il mio blog. Non sempre forse, magari scorre solo le intestazioni ma legge. Allora in Italia qualcuno che legge ancora c’è. Diamogli quindi un motivo per farsi due risate così, a cuor leggero.
Cura veloce contro la banalità di alcuni discorsi: good reading.

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L’ora di italiano

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L’altra sera ho chattato con una mia ex prof delle superiori su Facebook, una procace 40enne che mandava in tilt i nostri ormoni e causava scompensi emozionali non indifferenti: davanti a gerontoprofessoresse finalmente una boccata d’aria fresca.
Il problema è stato il suo arrivo di lei solo al 5^ anno (periodo di solito riservato alla preparazione della maturità, dove nessun consiglio sano di mente cambierebbe dei prof ma vabbè) e la sua poca esperienza: insomma, una delle prime classi macellate ecco.

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Lasciarsi

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In un rapporto è la cosa che si teme di più, spesso è rivelatore di come sono le persone realmente; lasciala e vedrai se è davvero maturo/immaturo/selvaggio/educato/spaventato.

La cosa più appassionante (almeno per chi ascolta queste storie, dal finale già noto: se l’amico ti chiama e dice che si è mollato con la ragazza si parte da lì per ricostruire il tutto) è scoprire il perchè, il motivo.

La cosa più tremenda sono le corna: lei/lui si fanno il migliore amico dell’altro/a e scoppiano insulti, litigi, tragedie, amicizie interrotte per sempre ed epiteti che si sentono fino a 3 vie di distanza dall’abitazione.

Al secondo posto i famosi dubbi (Sai com’è, devo pensarci, devo vedere, non so, devo prendermi una pausa di riflessione…) che tanto fomentano le teste femminili: ma questa benedetta pausa di riflessione chi l’ha inventata? Sicuramente un genio, ma oggi come oggi è l’anticamera della separazione.

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Scrivere

macchina da scrivere typewriter

Scrivere per molti è un puro atto per ricordare: scrivo perchè verba volant ma scripta manent.

Da piccolo qualcuno (non so se i miei genitori o mia nonna) mi regalarono una macchina da scrivere meccanica per bambini.
Scrivere era un’impresa epica: oltre a non avere un nastro per correggere gli errori i tasti erano duri come ammortizzatori mal regolati, la molla bisognava affondarla a colpi di martello per poter incidere il carattere sul foglio.

Inoltre il risultato sembrava una di quelle lettere che i malavitosi mandano per ottenere il riscatto, al fine di non farsi riconoscere: sfido che siano rimaste poche lettere di quel periodo.

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Presentiamoci

presentazione

Nella società attuale le cose hanno bisogno di una buona presentazione.
Che sia la nuova linea di fagioli in scatola o il nuovo portatile della Apple, indubbiamente saper produrre presentazioni convincenti che riscuotano i consensi del nostro pubblico regala soddisfazioni, tanto all’università quanto sul posto di lavoro.

Ecco quindi una guida completa su come realizzare una buona presentazione (dalla progettazione all’esposizione in pubblico), evitando gli errori più comuni e con un occhio alla psicologia. Buona lettura!

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Salto il turno

fiore_gialloEsplosione floreale
Foto by Cobain86

Ore 14.30, sabato pomeriggio. Un mio amico mi chiama per il sabato sera e mi dice: “Guarda questa settimana è stata molto impegnativa, pappapero, posso saltare il turno?”. Indeciso se stavamo parlando della Croce Rossa o dell’automedica, del poker o di qualcos’altro gli dico comunque che va bene, non ci sono problemi.

Ma io sono uscito il giorno dopo il mio ultimo esame ed ero carico a bomba. Da quando in qua uscire con gli amici si è ridotto ad un turno? (altro…)

L’abito da cerimonia

laureaA tutti, prima o poi, capita di doverne acquistare uno. Nel caso più benevolo per la laurea o per il matrimonio di un amico, nel caso più triste funerali e via dicendo.

Facendomi un giro nel negozio di un amico mi sono reso conto che, più che mai, l’abito comunica la persona che sei. Se a 23 anni lasci fare tutto a tua madre e non proferisci verbo sull’abito, caro mio, credo che sia il caso di preoccuparsi. Ma non per tua madre, che ti infiocchetterà come un confetto da cresima. Bisogna pensare a te che, dopo 3 anni di Scienze della Comunicazione, non hai ancora sviluppato quel minimo di gusto e senso estetico.

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