Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Viaggio

Il viaggio attraverso la danza: una palestra

Il viaggio attraverso la danza: una palestra

A tutti noi capita di viaggiare, di muoverci come piccole formiche in questo enorme formichiere di cui non abbiamo nessun controllo.

A volte sono viaggi da manicomio (la nonna che parla solo di morti e parenti di parenti), in altre occasioni siamo costretti su un pullman stretto e maleodorante (corriere, gite di classe) o su auto veramente piantate (più a causa della cattiva guida che non per il motore in sé).

I viaggi che preferisco sono quelli fatti con i miei amici: si decide cosa fare per quella sera e si parte. Musica da sottofondo che porta a canti e cori spontanei, risate e chiacchiere sulle 3 cose che accomunano gli uomini: donne, motori e tecnologia.

Non è tanto per il tragitto, per i discorsi o per quello che si vede dal finestrino: è proprio il clima a render piacevole il viaggio, a creare quel senso che ci unisce e ci fa stare bene.

Spesso succede che le ragazze abbiano progetti diversi e allora ci si ritrova noi, così come siamo, senza filtri: con il sacrosanto diritto dello sfottò reciproco fatto sempre con un sorriso.

Si cresce insieme, ci si conosce: in compagnia ognuno passa sotto dei raggi X che sminuzzano e analizzano i nostri comportamenti. Aiutare gli altri a volte significa solamente ascoltarli con calma, senza nessuna fretta: si impara dagli errori altrui e si vede sotto un nuovo occhio i propri.

Spesso quello che per noi è un piccolo dramma per altri è già storia passata: una battuta, uno sguardo complice e ci si ride sopra, lasciando per un momento i problemi al loro posto (in modo da affrontarli con lucidità e spirito rinnovato) e capendo che ognuno ha da offrirci qualcosa.

Passare tanto tempo insieme comporta qualche attrito, le individualità vengono a galla e si vede il reale carattere: il tipo che fa da collante per la compagnia, il sifasoloquellochedicoioequandolodicoio, la persona timida, l’estroverso, il pensieroso.

In questo anno di uscite comuni ho imparato una regola fondamentale: amico con tutti ma schiavo di nessuno. E’ importante ribadire il concetto che non tutti devono fare le stesse attività (anche se, come buonsenso richiederebbe, un po’ di adattamento facilita molto i rapporti interni), anche se il rispetto per le varie iniziative è la base per rapporti civili ed educati.

Le ragazze vanno e vengono, i soldi anche: se una compagnia ha delle basi solide lo si vede anche nei vari momenti di difficoltà, seduti al tavolino di un pub cercando di capire il motivo di un possibile cedimento.

Credo che la vera compagnia d’amici sia formata dalle persone con cui stai bene veramente, con cui hai pochi segreti e sai che possono capirti se hai qualcosa che non va.

Succede raramente ma non è impossibile: molto spesso usciamo con persone che scompaiono magicamente alla minima difficoltà, che si dissolvono nel nulla. L’interesse vince sul rapporto umano, logorandolo senza pietà e lasciando un deserto devastante.

Il viaggio è inteso anche come un percorso di vita: conoscere persone diverse, amalgamare le loro esperienze e vicissitudini con la propria vita, creare qualcosa di nuovo che ci cambia e ci fa crescere un po’, senza esagerare. Uno specchio che riflette la nostra vita tramite gli occhi degli altri, un resoconto che ci permette di tirare le somme e aggiustare il tiro se qualcosa non va.

Un altro viaggio che (purtroppo) alcuni non intraprendono per paura o sfortuna è l’amore: unirsi ad un’altra persona e confidare in lei il nostro essere, in modo da creare qualcosa di potente e devastante.

Una buona relazione permette di esser felici, soddisfatti e migliori: spesso però ci si scorda che, quando l’amore finisce, veniamo buttati giù dal treno in corsa. E’ un viaggio che nel migliore dei casi si ferma ad una stazione, fine tranquilla e di comune accordo. Spesso però la conclusione è tragica: corna, dubbi, sospetti, problemi si introducono in questo flusso interrompendolo e deviando totalmente il nostro treno.

Forse il modo migliore per affrontare un viaggio è partire sapendo che dovremo ritornare al punto di partenza, che tutto ciò di bello ed esaltante che abbiamo incontrato finirà.

Tornare alle radici, alla propria base però non vuol dire cancellare tutto; ciò che avremo portato a casa sarà il bagaglio per un futuro più consapevole.

Il viaggio deve arricchirci, nel bene o nel male: altrimenti rimane solo una perdita di tempo, un tuffo nel vuoto. Ma non è mai così: i ricordi più belli fioriscono, le esperienze vissute insegnano.

Marco

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