Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Fast and furious Five

Fast Five

Fast Five

Justin Lin prosegue la gloriosa saga di Fast and Furious. Doveroso, da parte mia, la prima visione per appurare se la pellicola è all’altezza delle precedenti o se è stata soltanto un’occasione per fare soldi facili con un marchio affermato. Buona lettura!

La storia
Toretto dopo la morte di Letty (Michelle Rodriguez) si ritrova in Brasile, zona stimata San Paolo per via dell’enorme Cristo che compare ossessivamente nelle panoramiche dall’alto. È in coimpagnia della dolce sorellina Mya (ora incinta di Brian) e ovviamente Brian, che ha lasciato l’FBI per unirsi alla combriccola. Quello che dovrebbe essere un colpo facile (rubare alcune auto da un treno in corsa) diventa una carneficina e l’FBI manda un ex-wrestler ad indagare, grosso come non mai e assetato come uno sciacallo nel deserto.
Toretto per farla pagare al grande cattivone spacciatore di droga decide di portargli via 100 milioni di dollari in un colpo solo: ci riuscirà?

Le auto
Da Parti Originali la parola d’ordine è moderazione, per cui non vediamo più le tamarrate presenti nei primi due capitoli ma auto abbastanza regolari: una Porsche Boxter azzurro puffo, una Ford GT40, una Dodge Charger e l’ultimo modello della Skyline, nonchè due modelli supersportivi di cui ne esistono 4 in circolazione in tutto il mondo (probabilmente Pagani Zonda o similari).

La musica
La musica, in questo capitolo, passa quasi del tutto in secondo piano: non troviamo canzoni convincenti o portanti che catturino il pubblico, forse perché sono coperte da continue sparatorie e da esplosioni a rotta di collo, il che potrebbe anche starci se il film fosse prodotto e diretto da Stallone (I mercenari, ndr).

Il film
I fan di Fast and Furious vogliono vedere auto veloci, belle donne e acrobazie impensabili alla guida di auto favolose.
Fermo restando che Justin Lin, regista storico della saga, può decidere quello che vuole, credo che fondere I mercenari con un film dedicato al culto del NOS e del tuning sia quantomai sbagliato.
L’intero film è una continua sparatoria senza quartiere, le auto passano praticamente in secondo piano e diventa una caccia all’uomo dove, al posto delle buone idee, spesso parlano i mitragliatori e le esplosioni. Beninteso, anche nel precedente Parti originali non è che fossimo a digiuno di esplosioni e sparatorie, ma la storia di Letty scomparsa e il modo in cui viene raccontata era davvero tutta un’altra cosa.
Qui la gara non è basata sulla velocità ma su chi si è portato più fucili da casa; sinceramente vedere un film di guerra al posto delle corse in auto non è che mi soddisfi più di tanto, considerando anche il fatto che in Fast and Furious c’è una storia da portare avanti.

Gli attori, il cast
Il film, vista la scarsità di idee alla base, sembra una bella occasione per fare una rimpatriata con i grandi amiconi di sempre: troviamo Rom del secondo capitolo, la bella motociclista e i due messicani litigiosi di Parti originali, il genio dell’elettronica in contrato nel primo capitolo e, immancabilmente, Toretto, Mya e Brian.
Parlando di grandi ritorni compare anche Vins, il litigioso amico di Toretto (detto anche Dom) che non perdeva occasione per menare gente nel primo film e di cui si erano perse le tracce. Qui ha una moglie e un figlio piccolo, Nico, di cui Dom diventa zio per i legami d’amicizia che li lega da molto tempo.

Concludendo – Giudizio finale
Dovendo salvare il film dico bravissimi gli attori e belle sequenze d’azione, ma tutto ciò viene sprecato da una colonna sonora inesistente e da continue sparatoie che rubano spazio alla costruzione di una storia vera e propria come accadeva negli altri capitoli. Considerando il tempo avuto a disposizione e il cast eccellente, è il minimo dirlo, si poteva fare decisamente di più. Non stiamo parlando delle scampagnate armate di Stallone o dei film sul tuning che ogni tanto escono per gasare per qualche tamarro di provincia, questo è Fast and Furious e ha scritto la storia del genere: non si può sprecare un nome del genere per proporre un’accozzaglia di stili che stonano come un violino lasciato per troppo tempo nella custodia.

Voto finale: 7/10.

Marco

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