Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Beastly

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Nel 1991 quando usciva La bella e la bestia di Walt Disney nelle sale cinematografiche avevo la bellezza di 5 anni e già lo adoravo, una delle videocassette più usurate (dopo Toy Story, ovviamente) che ha scandito i giorni della mia infanzia e mi lasciò il bel ricordo di una storia inimitabile. Il 12 maggio mi sono fiondato in sala per vedere la ri-edizione con personaggi umani, per vedere la fedeltà della storia e la qualità della conversione. Buona lettura!

La storia (secondo Walt Disney)
Un ricco principe rifiuta in unasera buia e tempestosa una vecchina che gli dona una rosa: lei si rivela per una bellissima strega e lo imprigiona in un icnantensimo, coinvolgendo lui e i domestici in un castello spetttrale. Solo la ragazza che saprà guardare all’anima, superando le apparenze estetiche, riuscirà a sciogliere il perfido maleficio ma questo deve accadere prima che la rosa sotto la teca di cristallo appassisca del tutto. Il padre di Belle è un inventore stravagante, l’antagonista è Gaston con le sue bracconate e bravate da bar.

La storia (al giorno d’oggi)
Il classico figlio di papà viziato, arrogante e prepotente mette la bellezza al centro focale del suo stile di vita. Nella corsa per il podio elettorale scolastico si fa beffa dei reali valori e si preoccupa solamente del suo interesse, scagliandosi duramente contro l’attuale strega che veste da alternativa dark. Il suo atteggiamento rende vana anche la seconda occasione offerta e così viene deturpato con un albero tatuato sul braccio: quando questo avrà terminato la fioritura, se una ragazza non gli dirà ti amo, rimarrà per sempre uno scherzo della natura. Aiutanti il professore privato e la domestica, l’antagonista (a quanto pare) è il tempo.

Quando lavori su dei mostri sacri di questo calibro (se il film di Disney non vinse il premio per la migliore animazione era legato al fatto che il premio non esisteva ancora) l’attenzione posta non è mai troppa: se ti sbilanci da una parte crei un film per adolescenti arrapate, se esalti la parte della bestia la gente uscirà dal cinema vomitando pop corn. Non è un compito semplice.

Copia carbone
I realizzatori del film, anche se dichiarano di essersi ispirati liberamente a La bella e la bestia, fanno una trasposizione pedissequa: ogni singolo dettaglio compare, aggiornato ai tempi moderni, ricomponendo il puzzle costruito dal mitico lungometraggio animato. Ritroviamo l’albero che fa sbocciare le rose (!!) sul braccio del ragazzo, i servitori menomati (insegnante cieco e domestica senza famiglia), la strega, la bellezza del principe (così il pubblico femminile può iniziare a scalpitare saltellando) e, dulcis in fundu, il trionfo del vero amore con la A maiuscola.

Il vuoto dentro
Il ragazzo, una volta trasformato in un fenomeno da baraccone, si rende conto della vacuità della sua vita precedente, dei rapporti falsi e di come in realtà fosse odiato da tutti.
Questo lo porta ad un sano percorso di autocritica e ad un nuovo innamoramento, questa volta profondo e sensato, dato dalla convivenza forzata di una ragazza nella sua casa. Questo agirà da coadiuvante rendendo il principe una persona interessante, che smette di preoccuparsi delle futilità per farsi una cultura e conquistare questa ragazza alla vecchia maniera.

Ma la musica dov’è?
È necessario muovere una doverosa critica al film: la colonna sonora dov’è finita? Non dico di riproporre il valzer di Vienna ma non si riconosce una canzone guida del film  come invece succedeva nel suo illustre predecessore: considerando che questa storia è diventato un musical applaudito a piene mani, forse, il regista ha voluto focalizzarsi sulla storia, anzichè su piroette e saltelli aggraziati (probabilmente sapeva di non poter competere con l’originale e ha lasciato perdere).

Il fendente finale
Valutando che quest’opera finirà tra le mani golose di ragazzine vogliose in cerca del vero amore il lavoro eseguito è stato eccellente, non risulta melenso e scontato come certe pellicole italiane che propongono situazioni improbabili spacciandole per verità assoluta. Qui, pur mantenendo il sacrosanto elemento fiabesco, abbiamo un’istantanea della nostra società che invita tutti alla riflessione e ad una sana auto-analisi per rimuovere questo vuoto imperante comunicato dagli “show di fortuna” della Tv odierna (reality show e associati).

Forse non sconvolgente ma un ottimo modo per capire e vedere allo specchio le nostre debolezze superficiali, sicuramente va riconosciuto a chi lavora dietro le quinte un duro lavoro di adattamento e traduzione ai giorni nostri, ma ne è valsa le pena. Gli attori sono bravi e gli elementi della storia sono tutti presenti, non manca nessuno all’appello. Bravi davvero.

Voto: 8/10

Marco

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Commenti su: "Beastly" (1)

  1. […] del tentativo di Beastly, dove Vanessa Hudgens interpretava Belle in una riedizione più fedele alla favola originale, ero […]

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