Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Giochi di luce_Stella

Giochi di luce_Stella

La storia di Gipsy, un’affascinante ragazza alla ricerca della creatività perduta ma soprattutto di se stessa. Un breve racconto estivo per combattere l’incessante calura: buona lettura!

Di solito le belle storie iniziano con il canonico “c’era una volta”. La nostra inizia con un assolato e torrido pomeriggio estivo, all’ombra di un olmo che ripara dalla calura un cane stanco di correre e giocare. Da una finestra aperta sul cortile arriva una musica chiara, forte, cristallina negli alti e roboante nei bassi; è la stanza di Gipsy.
È una ragazza di origine asiatica, capelli neri e dritti a caschetto, che si rilassa sul letto mentre disegna ideogrammi in modo artistico su tele immacolate. Ha appena finito la maturità, sta pensando a cosa vorrebbe fare, non ha ancora scelto la facoltà che vorrebbe intraprendere, gioca con i capelli in attesa di un’ispirazione.
Il corpo sinuoso che si contorce a ritmo di musica impone nuovo vigore ad ogni pennellata, diventando una sferzata violenta sull’inerte tela bianca, che si riempie di colori e sfumature intense che trasudano vita. I giorni passano così, senza una guida o una scossa autentica; urge fare qualcosa.
Riguardando alcuni appunti sul diario e sul suo blog personale vede che le persone commentano compiaciute le sue opere, chiedendosi però dove sia finita l’energia che una volta animava tutte le sue creazioni; la bellezza che dovrebbe comunicare passione si sta pian piano affievolendo, lasciando una candela spenta sul tavolino.
È solo allora, incredibilmente, che si rende conto di non sapere più chi sia realmente, di aver smarrito la propria identità, di aver perso la sua linfa per strada; nell’ossessione della perfezione si accorge che ha impoverito la parte passionale ed emozionale che rendeva i suoi lavori tridimensionali e pregnanti della sua anima, del suo modo d’essere.

Il vortice
Nella ricerca di sè stessa frequenta concerti, vede persone, prova nuove esperienze, sente nuove emozioni scorrere sulla pelle che la pervadono come un cobra desideroso di impossessarsi di lei; capisce che la perfezione accademica, oltre che utopistica, le ha bruciato tutti i rapporti che aveva intorno a sè, lasciandola svanire come un’essenza profumata rimasta a contatto con l’aria per troppo tempo.
A casa dell’ultima amica che le è rimasta, durante una festa estiva, nel concitarsi sincopato delle essenze giovanili cariche d’ormoni, vede un’ombra che si muove, con passo deciso e fermo, non ha la minima esitazione: il suo passaggio fende l’aria come una sciabola luccicante, catturando l’attenzione di Gipsy.
Si conoscono, parlano, ridono delle rispettive vite, si abbandonano al torpore di un annacquato drink, si destano all’incrocio degli sguardi: la scintilla li attraversa scatenando la reazione elettrica che molti definiscono colpo di fulmine.

Gipsy è sconvolta, non sa cosa fare, deve decidere se approfittare di questa generosa mano regalata dal destino o se scappare dalla partita.
Si fionda giù per le scale, il passo quasi non si avverte grazie ai suoi calzari che la rendono un Icaro al femminile, schiva persone, luci, suoni e colori; il ragazzo aspetta, con sapiente pazienza. Sa che il tempo giocherà dalla sua parte, si diletta a scorrere tra le sue dita una bilia trasparente.
Ad un certo punto si ferma, in mezzo alla strada, esausta, sudata: si accorge che la vita potrebbe avere in serbo molte sorprese per lei e che rifiutarle categoricamente, come ultimamente stava facendo, senza lasciarsi mai coinvolgere, non era un modo per proseguire ma solo per continuare a scappare da tutti ma, soprattutto, da se stessa e dalla realtà.
Si calma, si siede e riprende fiato: il respiro ansimante crea curiosi giochi con la camicetta traslucida nel bagliore del lampione. Con calma ritorna alla festa e bacia il ragazzo, con un gesto spontaneo, come non aveva mai fatto, ricordandosi delle cose belle, del sorriso di suo padre e delle canzoni di sua madre, delle carezze della nonna e dei bei momenti passati a Beijing.
Prende il cartone della pizza, un lampostil e disegna l’ideogramma dell’amore a toni forti e senza indecisioni, lasciandolo come ricordo all’amica in segno di ringraziamento.

Poi mi sono svegliato. Gipsy, nata da un sogno, è tornata nel suo mondo colorato e musicale, con un’energia rinnovata e con una creatività travolgente, tante cose da dire, da raccontare e da fare. Ma la notte è finita e a lei non resta che farmi un sorriso splendente da quel caschetto color nero velluto, per sparire silenziosamente travolgendo il mio cuore di gioia per la sua storia.
Ciao Gipsy, ti aspetto nel mio prossimo sogno, in attesa delle storie che vorrai raccontarmi. A presto.

Marco

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