Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Kung Fu Panda 3

kungfupandaIl panda più ingordo di tutta la Cina torna sugli schermi per mostrare la ricerca di se stesso: top o flop? Buona lettura!

La trama

Po si bulla in paese con entrate ad effetto non richieste insieme alla sua banda. Ad un certo punto l’anziano maestro gli chiede di insegnare ma i risultati sono tremendi, il linciaggio viene contemplato seriamente. Kai, antico spirito cinese di cui nessuno si ricorda, riemerge dalle tenebre per affrontare Po, che dovrà trovare il suo Chi (leggi: ci) interiore e liberare la forza che è in sè. Po ritrova la sua vera famiglia (sarete sconvolti ma da una papera non può nascere un panda, nononono) e gozzoviglia per due settimane, mangiando e bevendo a sbafo senza concludere una benemerita cippa. L’arrivo del gran cattivone di cui nessuno ricorda il nome lo spinge ad addestrare dei soffici panda coccolosi a combattere, mostrando finalmente un briciolo di utilità ai fini della storia.

In sala

Alcune associazioni di genitori hanno gridato alla censura e allo scandalo, perché il film inneggerebbe alla teoria sui gender: trovo tutto questo un’enorme montatura mediatica senza nessun fondamento.

Po è un panda adottato e semplicemente ha riscoperto la sua famiglia d’origine, il panda padre e la papera non scappano tra i monti come accade in Brokeback Mountain per cui state tranquilli, portate i vostri bimbi al cinema in totale sicurezza.

La comicità slap-stick (cadute, oggetti che arrivano sui genitali, bombardamenti a suon di fagioli e così via) predomina il film, regalando ore di risate e spensieratezza al pubblico più giovane. Onestamente ho fatto fatica a rimanere sveglio fino alla fine: dialoghi che tendono alla ripetizione estrema, scene un po’ banalotte nei combattimenti, molte idee riciclate.

La vera innovazione arriva nella congiuzione tra l’animazione classica e quella computerizzata, con tagli e suddivisione dello schermo che ricordano il mondo dei fumetti. Ciò serve a rompere la monotonia e ad aggiungere dinamismo a scene abbastanza statiche, ove il pargolo vicino a voi potrebbe entrare in coma profondo per l’abbiocco imperante.

Il doppiaggio di Fabio Volo mi lascia sempre abbastanza perplesso ma nel complesso il film è godibile, regala tante risate ai più piccoli e mostra il potere della forza interiore.

Precedenti illustri

La ricerca della propria identità non è certo una novità: lo stesso Woody in Toy Story 2 si commosse vedendo il franchise dedicato a lui, regalando momenti unici agli spettatori.
Personalmente ho trovato molto più sentimento e intensità in uno sguardo di Woody che in tutto Kung Fu Panda 3.

Concludendo

Pellicola che tenta di fare cassa ampliando ulteriormente la storia del Panda che vuole imparare il kung fu, spaziando sul personale e inserendo il cattivone di turno per giustificare la nuova storia.

Un modo come un altro per passare una domenica pomeriggio in famiglia, gradevole. Interessanti i tagli stile fumetto nella divisione delle inquadrature, gag e dialoghi migliorabili (ripetuti allo sfinimento fisico).

Voto: 7,5/10

Marco

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