Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Bastardi alla Tarantino

Inglorius Basterds

Inglorius Basterds

Tarantino è un grande appassionato di cruditè (non culinarie), per cui il morto scappa sempre nelle sue pellicole. In questa, dove un manipolo di ribelli deve giustiziare dei crucchi vignetizzati, l’occasione si fa ghiotta. Vediamo le caratteristiche dietro la locandina, per capire se c’è veramente qualcosa di nuovo nel linguaggio tarantiniano.

Due storie parallele: una famiglia ebrea giustiziata nella cantina di un rustico campagnolo e una banda di bastardi che vogliono mettere fine agli orrori nazisti, alle cose ignobili e alle torture perpetuate dal nazismo. Ovviamente ripagandoli con la loro stessa moneta, in pura logica tarantinesca. Qui i partigiani, pur mantenendo le vesti di liberatori, dimostrano una rabbia e una violenza pari a quella dei propri assassini, il che mette in splendido risalto la stupidità della guerra.

I tedeschi compaiono come macchiette comiche (con gli isterismi di Hitler preoccupato più del suo ego che delle sofferenze che stava infliggendo), la fotografia e la messa in scena sono superbe come sempre catturando lo spettatore nella trama. 2 ore e mezza in cui addormentarsi non è contemplato, grazie ai colpi di scena e ai vari intrighi architettati dal macchiavellico regista.

Brad Pitt è capo dei ribelli e, con un atteggiamento che ricorda il suo personaggio nei vari Ocean, si propone come leader naturale che incide svastiche sui prigionieri in modo che possano ricordarsi del male che hanno fatto.
L’aspetto truculento è la cifra stilistica del film, che comunque viene smorzata da una trama ben articolata ma rallentata dalla divisione in piccoli capitoli.

Trova spazio anche un briciolo d’amore, grazie alla coppia mista ragazzo di colore/ragazza del cinema/nazista, che cerca di corteggiarla ma senza successo. Memorabile la compassione negli occhi di lei, la cattiveria nello sguardo di lui e l’esplosione del cinema, metafora del divertito burattinaio che uccide il nazismo e i suoi orrori con l’arma della pellicola.

La fine di Hitler con il cianuro è poco spettacolare per la fervida fantasia del creatore e decide di spettacolarizzarla, sparando fuochi artificiali e premendo sull’acceleratore per concludere la sua opera in un trionfo della giustizia. Sommaria e cieca se vogliamo, ma d’altronde questo è lo stile di Tarantino.

Tra le note di merito nella colonna sonora l’incedere di Per Elisa nella parte iniziale del film come preavviso di ciò che sta per accadere, che ci viene mostrato attraverso lo scostamento di un lenzuolo steso ad asciugare.

Un modo sicuro e artistico per avvicinare i giovani al tema del nazismo in modo avvincente ed estremamente diretto, la classe non delude mai: un bel 9 pieno, meritato grazie al fatto che i protagonisti vengono spogliati delle ideologie e fanno prevalere la loro furia cieca di vendetta, facendo così capire ed evidenziare la stupidità umana nel voler generare guerre sanguinarie. Un monito per chi si ritiene razzista convinto, una lezione di storia per chi del secondo conflitto mondiale si ricorda solo l’atomica: da vedere.

Marco

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