Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Viaggio nell’anima

Viaggio in treno

Viaggio in treno

Un viaggio alla ricerca di se stessi, anche solo per un weekend. Buona lettura.

Halloween non è solo la festa del dolcetto scherzetto, delle zucche lanterne e dei mostriciattoli nelle patatine: è anche il compleanno di un ragazzo di Milano che conosco da qualche anno, ormai.

Visto che tutti avevano degli impegni e nessuno poteva/riusciva a venire ho deciso di partire per il mio primo viaggio da solo, senza compagni d’avventura/genitori/parenti/assistenti.
Io, il mio zaino e il viaggio davanti. Volevo dimostrare che potevo farcela con le mie forze, volevo ritrovare la mia indipendenza.

Certo, se ad aspettarmi ci fosse stata una bella ragazza non sarebbe stato male, ma come banco di prova non è stato male, dovevo pur iniziare.

Una volta arrivato in stazione ho fatto il biglietto e poi sono andato ad aspettare sul binario, con uno snack preso dalle macchinette, il foglietto obliterato e il cellulare come orologio.

Eccolo, arriva (solo dieci minuti di ritardo) il convoglio che darà inizio alla mia avventura milanese. Sulla fiancata leggo la destinazione per sicurezza, salgo e mi schiaffo nel mio posto, tanto ho due ore di viaggio che mi attendono.

Vedo il solito affollarsi di gente: studenti fuori sede, vecchietti, uomini d’affari, cinquantenni che urlano al telefonino perchè così si sente meglio , ragazzo delle bibite/panini che passa col carrellino cigolante (chissà perchè non danno mai l’olio a quelle benedette ruotine), classiche ragazze con zaino super mega extra riempito per girare il mondo, nonnette che l’ultimo treno dove sono salite era quello a vapore guidato da Coccobill.

La solita allegra comitiva, insomma.

Ad un certo punto, dal corridoio, vedo arrivare Ally Mc Beal (non quella vera, ma durante le lezioni di francese ho incontrato una ragazza che le assomigliava un casino e l’ho subito ribattezzata così) che mi guarda stupita: “E tu cosa ci fai qui?” “Io vado a Milano da un amico per il suo comple” “Io torno a casa dai miei” “Siediti qui davanti a me, allora, tanto è libero”.

Nel tempo di 30 secondi avevo trovato una compagna di viaggio, la possibilità di conoscer meglio una ragazza del mio corso, un’appassionata del Mac e una guida per Milano.
Alla faccia di chi diceva che mi sarei annoiato! 😉

Una volta arrivato in stazione Ally mi ha guidato attraverso la metrò, ultima fermata.
Le facce sulla carrozza non erano delle più allegre: tra clochard, mendicanti, bambini con la fisarmonica al collo e qualche donna delle pulizie il panorama non era ottimale ma ho tenuto ben saldo il mio zaino e ascoltavo il mio iPod. Era semplice, dovevo scendere all’ultima fermata.

Una volta arrivato chiamo il mio amico e mi manda un ragazzo che mi guida fino all’appartamento giusto: da lì è iniziato un senso di sicurezza, come se tornassi a casa dopo tanto tempo.

Le stesse scale, le stesse luci: una volta arrivato noto gli addobbi fuori dall’appartamento del mio amico e sua madre, solare e gioiosa come sempre (nonostante abbia avuto un po’ di sfortuna) mi ha sorriso ed accolto nella sua alcova.

Lì è stato tutto un abbraccio: ho rivisto molte facce note (ma ormai i nomi non li ricordavo più, per cui mi sono ripresentato) e travestimenti abbastanza buffi, io ero venuto via così com’ero, pazienza.

Tra la madre del mio amico in cucina con amici che hanno festeggiato per il compleanno del figlio, il solito ragazzo che parla poco ma porta a casa il risultato (infatti verso la fine della festa stava baciando la ragazza sul balconcino che dava sulla Milano notturna), le coppiette di fidanzatini allegre e solari, piene di vita e sogni (non melense però, per cui alla fine si è parlato come se fossimo amici da sempre), il mio amico che vagabondava da stanza a stanza per tener tutto sotto controllo.

A circa metà della festa mi stavo versando un drink quando vedo entrare una streghetta da urlo: alta, bionda riccia, minigonna, due gambe perfette racchiuse in un collant mozzafiato, due occhi che schiarivano il cielo. Folgorato è dir poco, sono rimasto con il bicchierino di carta a mezz’aria come avessi visto un angelo.

Mentre si avvicina e saluta tutti (giustamente arrapati come ricci) io continuo a seguir l’andazzo della festa: quando si avvicina per bere qualcosa ne approfitto per conoscerla meglio, avevo visto giusto. Oltre che molto bella era anche sveglia ed intelligente, piena di interessi e modesta, la ragazza ideale.

Dopo una brioche appena sfornata alla nutella ho fatto compagnia al mio amico fino alle 4 del mattino mentre faceva un gioco di ruolo sul PC (una palla assurda), poi siamo andati a dormire, eravamo distrutti.

La mattina dopo, un po’ stordito dalla stanchezza e dalle bevande della sera prima, ci rimettiamo in moto e mi accompagna in stazione (in Mercedes stavolta): il ritorno è stato un po’ scarico sia perchè ho dovuto chiarire con una ragazza che mi interessava (e con cui avevo avuto una piccola discussione il giorno prima) sia per il fatto che avevo mangiato poco (e il mio pancino si faceva sentire).

Ma è stato divertente, folle, bello, appassionato, azzardato: è stata vita.

Marco

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Commenti su: "Viaggio nell’anima" (3)

  1. Beh, la Guida per Milano è sempre disponibile, vieni a trovarmi, magari ad Halloween!! 🙂

    A presto, anzi… au revoir!!

  2. […] e condividete esperienze di vita: chissà, uno di questi contatti potreste ritrovarvelo sul treno per Milano […]

  3. […] motorola v360 è bello e molto pratico, ottimo combattente. Ma dal mio viaggio a Milano siamo usciti cambiati entrambi: io con uno strano senso d’indipendenza ed amarezza, lui con […]

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