Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Mia cugina, ex frugoletta 18enne, ha detto che alla visita dell’ateneo di Modena e Reggio Emilia hanno definito così Scienze della Comunicazione.

Lei, in questo momento, è come uno specchio: riflette alla perfezione ciò che trasmettono gli altri e sta cercando di farsi un’idea su quale università le convenga investire il suo futuro.

Io non ne sapevo niente e così, dopo aver praticato un po’ di slaloom linguistico alla vecchia maniera per uscirne (il vantaggio di saper giocare con le parole), mi sono documentato su Google.

Ho scoperto che il termine, diretto generalmente a Scienze della Comunicazione, è in realtà specifico per Scienze della Formazione: delle merendine perchè forma le maestre d’asilo che accudiscono i nostri pupi quando noi siamo al lavoro.

Precisato questo, auguro al paguro che ha inventato questo termine di avere 10 figli, uno peggiore dell’altro e di vedere, se quando li porta all’asilo, non esige una persona competente e specializzata in psicologia infantile. Secondo me sì, pretende quel minimo di cultura e professionalità.

E chi pensa che non si faccia niente a Scienze della Formazione/Comunicazione (tanto su internet non viene specificato settorialmente, ho reperito questa precisazione su Yahoo Answers) lo inviterei ad affrontarle seriamente, anziché presentarsi all’Ateneo con le parole crociate, l’iPod nelle orecchie e una biro da ciucciare in mano.

Lo inviterei a dare 6 esami in 2 mesi (come ho dato io quest’estate) o a studiare Linguistica, esame che storicamente fa da spartiacque al primo anno di corso.
Per poche persone che prendono l’università come un parcheggio dove papà paga e tanto ci si passa il tempo, ne risente l’intera immagine della facoltà.

La comunicazione coinvolge le nostre vite quotidianamente: quando vediamo uno spot, parliamo con un addetto al reparto, leggiamo su internet un testo ben scritto, notiamo una grafica curata sul sito web…

Lì è stato svolto un lavoro di comunicazione che, basandosi sulla psicologia, cerca di studiare i comportamenti delle persone e di individuare la parte emozionale, spesso quella determinante per l’acquisto del prodotto.

Oramai sempre più banche e grandi aziende assumono laureati in Scienze della Comunicazione (o altre materie umanistiche) per ricevere soluzioni creative ed innovative ai problemi che per anni si sono risolti con le pure logiche economiche.

Non sto dicendo che la mia facoltà sia migliore delle altre: ma se pensate che sia una passeggiata vi sbagliate di grosso, nessuno regala niente. Nemmeno le merendine.

Marco

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Commenti su: "Università delle merendine" (6)

  1. Grande Tutti proSCE!!!!

  2. Sono pienamente d’accordo con te. Nessuno conoscerà mai l’importanza della semiotica nei testi sincretici di tutti i giorni. Ma forse sai cosa? forse è meglio che all’opinione dei balordi noi compariamo come merendinai… perchè il bravo comunicatore comunica, sempre, ma non svela mai le dinamiche della sua comunicazione. E allora che se ne parli pure male: adesso è crisi per tutti, ma la costanza e l’impegno dei pochi verranno premiati, a scienze delle merendine come ad ingegneria aerospaziale.

  3. […] caso, rimanendo coerente, voglia diventare maestra d’asilo), quella che lei chiamava l’università delle merendine per sentito […]

  4. “Non sto dicendo che la mia facoltà sia migliore delle altre: ma se pensate che sia una passeggiata vi sbagliate di grosso, nessuno regala niente. Nemmeno le merendine”. Sei un grande ahahahahah

  5. mia sorella ora è nella stessa situazione quindi anche lei è uno specchio della società … parlando di economia di Modena (il suo fiore all’occhiello insieme ad ingegneria del veicolo) è stata definita con il termine “cani e porci (ci vanno cani e porci)” …

    Dunque io mi chiedo sono più importanti gli studenti che frequentano oppure sono rilevanti la didattica? gli insegnanti? lo sbocco professionale?? ecc .. Alla fine in sto mondo si è sempre soli quindi tanto vale “sbattersi” per una cosa che piace: giusto per la cronaca sarà lei a dover andare avanti e indietro, fare sacrifici, adattarsi un pò ma sopratutto studiare per avere la laurea, almeno triennale… forse lo capirà un giorno ma spero non troppo tardi anche perchè le persone in questa ns vita se ne conoscono, tante vanno e vengono ..

    p.s. non voglio dire che il ns Ateneo sia il migliore ma definire una facoltà con quel termine mi sembra esagerato sopratutto se trovi annunci di lavoro in cui cercano laureati in economia, specificato tra parentesi la provenienza per esempio NO PARMA .. il mercato del lavoro è molto selettivo su questi aspetti!!

    comunque buona fortuna a chi deve scegliere.. io torno a studiare

    cobain86–> Non serve aggiungere nulla. Brava.

  6. Hai ragione, uno studente di ingegneria NON E’ MAI RIUSCITO E MAI RIUSCIRA’ a dare 6 esami in 2 mesi.

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