Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Mother’s Day

MothersDay_Movie

Garry Marshall torna al cinema con una commedia sentimentale sulle madri: vale la pena? O valeva la pena inebriarsi di Sangria al ristorante spagnolo della locale Festa dell’Unità? Buona lettura!

La trama

Con l’avvicinarsi della festa della mamma incrociamo per nostra disgrazia le storie di alcune mamme apparentemente senza relazione tra loro. Sandy (Jennifer Aniston) è la mamma divorziata di due bambini con un ex-marito che ha sposato una poco più ventenne drogata di MTV, Twitter e Instagram di nome Tina (Shay Mitchell). Miranda (Julia Roberts) è una scrittrice di successo che ha dato la sua unica figlia Kristin (Britt Robertson) in adozione. Ma quando Kristin cresce ed è finalmente pronta per sposarsi parte la caccia al tesoro e, su spinta dell’amica Jesse (Kate Hudson), inizia a cercare sua madre nella sezione degli annunci economici.

Nel mentre Jesse, che è stata cacciata da casa da sua madre per via della relazione con un uomo indiano, è sorpresa quando si ritrova i genitori texani a casa, con camper, patriottismo allo stato puro e pregiudizi razziali a rotta di collo. Il sapere che la sorella di Jesse, Gaby (Sarah Chalke), si è sposata con una donna e hanno avuto un figlio tramite donatore, aggiunge emozioni nel caso quelle sopra descritte non fossero sufficienti all’esplosione ormonale in sala.

Per completare questa esplosione di vibratori troviamo anche una coppia di Marine: lui è rimasto vedovo con due bambine, di cui una in piena esplosione ormonale e bisognosa di accessori intimi femminili.

Il film

Pur non essendo tra i miei registi preferiti trovo interessante il livello di scrittura e regia di Garry Marshall: Pretty Woman e Se scappi ti sposo sono film che rivedo sempre molto volentieri, per via di quella delicatezza e ironia miscelati insieme nelle giuste dosi. Tuttavia in questa pellicola sembra che Marshall sia andato in vacanza: storielle scritte senza troppa convinzione, momenti ad alto tasso ormonale pieni di luoghi comuni e Julia Roberts, il suo pupillo, che per tutto il film recita sotto paralisi (colpa del botox? chi può dirlo) con un gatto morto in testa (un caschetto uscito da una rèclame anni ’50, direi).

Il tema trattato è il rapporto con la madre da vari punti di vista: da chi è stato cacciato di casa a chi non l’ha mai conosciuta, da chi l’ha persa di recente a chi decide di farla diventare una barzelletta: il carro preparato per la festa, un enorme utero esposto alla luce del sole da cui spuntano bambini come missili balistici, ha mosso in me conati di disgusto. Non capisco chi possa averlo trovato comico nella produzione.

Tuttavia le emozioni non mancano: appena giriamo l’angolo c’è una madre pronta ad elargire luoghi comuni, parole rassicuranti, un orso di peluche e una serie di banalità devastanti che dovrebbero far vibrare i nostri cuori alzando il tasso di estrogeno in sala tra le signore presenti con i relativi compagni. Ad ogni cambio di scena, infatti, la lacrima è dietro l’angolo, ogni scusa è buona per sventolare fazzoletti e lasciarsi andare a esplosioni ormonali incontrollate: al di là del vedovo che, giustamente, può abbandonarsi al dolore, gli altri personaggi iniziano a lacrimare come la fontana di Trevi con le tubature rotte senza nessun motivo apparente. Due battute e si bagnano come due gerani nella stagione delle piogge.

Marshall, esasperato davanti a troppe esplosioni ormonali, prova ricorrendo a stereotipi da due soldi riciclati in saldo a lanciare delle frecciatine comiche ma senza sconvolgere: un cane che si accoppia con la lampada del salotto risulta più divertente. La reazione in sala, tiepidina come un plaid nelle prime serate autunnali, conferma la mancanza di trovate comiche intelligenti a cui eravamo stati abituati nei film precedentemente citati.

Héctor Elizondo, il mio personaggio preferito, eccellente direttore d’hotel in Pretty Woman e fotografo dalla battuta tagliente in Se scappi ti sposo, qui viene relegato ad un ruolo secondario, con un doppiatore diverso. Nel cast di star troviamo una piacevole presenza, Sarah Chalke: vi ricordate l’eterna fidanzatina semi-ninfomane con strane parafilie sessuali di J.D. in Scrubs? Eccola qui, non è scomparsa nell’iperspazio!

Jennifer Aniston saltella in preda alle sue emozioni, abbracciando i suoi figli e inscenando un teatrino a dir poco imbarazzante con l’ex marito appena risposato. Julia Roberts poteva essere piacevole, se non fosse stata colta da una paresi per tutto il film… l’avevamo tanto amata nei film precedenti, cosa le è successo?

Concludendo

Se non avete partorito da poco e non siete bombate di ormoni evitate come la peste questo film: scrittura di medio livello, donne in calore che si lasciano andare alla lacrima facile per ogni boiata si pari davanti alla loro vista, un cast discreto che non riesce a risollevare un film stereotipato basato su frasi scontate e situazioni da telenovela argentina. Recuperate Pretty Woman e Se scappi ti sposo: sentimento e risate garantite in egual misura, dialoghi più interessanti e Julia Roberts che non sembra in catalessi: provare per credere!

Voto: 6,5/10

Marco

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