Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Drive

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Drive

Esistono i film d’azione alla Fast and Furious, dove si corre e ci s’insulta (anche se nell’ultimo si corre davvero poco, se non fuori dal cinema). Esistono le baracconate americane (vedi Drive Angry, Capitan America e i loro parenti prossimi). Esiste (anche se stenta a sopravvivere) la regia di qualità che vince il premio a Cannes: oggi parliamo di Drive, buona lettura.

La trama
Il protagonista (non ha nome, l’attore è un calibratissimo e attento Ryan Gosling) fa lo stunt-man di giorno e autista per rapine di notte; si ritroverà ad aiutare il marito carcerato di una ragazza con esito imprevedibile.

Il film
Il ritmo si alterna tra quello scanzonato di un videoclip anni ’80 e quello serio e severo tipico dei film di Tarantino. Il film, infatti, è un continuo omaggio ad Alain Delon, Clint Eastwood  e al pulp tarantiniano, in un mix che si prende i suoi tempi (e sono belli lunghi), la camera scivola via con lentezza per concentrarsi sul momento in maniera silenziosa ma perfetta.

Chi cerca i ritmi forsennati qui ne troverà solo a sprazzi, in quanto il film è un connubio tra azione e amore, con una dolcezza e una poesia che il pubblico bietolone “da 5 morti al secondo” sicuramente troverà noioso.
Il film riprende le atmosfere degli ultimi film di Eastwood e racconta la storia di questa doppia vita, sempre in bilico tra la vita e la morte, dove il parlare poco e il guidare veloce è la migliore presentazione e tecnica per rimanere vivi (almeno fino al prossimo colpo).

Le musiche
Le musiche ricordano un videoclip anni ’80, accompagnano il film in modo delicato e raccontano, sostituendo i dialoghi, tratti di storia in modo molto efficace. La composizione “elettronica” viene affidata a Cliff Martinez, in quanto il regista ha ritenuto questo genere il più adatto per rendere partecipe e complice lo spettatore. Decisa e accurata, la colonna sonora diventa parte integrante del film alleggerendolo, conferendogli quella grazia e il ritmo che si rischia di perdere sui tempi lunghi.

Non adatto a tutti
Nonostante il tono pacato e rilassato del film vorrei ricordarvi che parliamo di criminali: le scene decise e cruente, seppur in numero molto ridotto, ci sono e si fanno sentire. Ispirandosi (come già spiegato prima) a Tarantino vediamo conflitti risolti in quattro e quattr’otto, senza bisogno di tante spiegazioni. Forse è meglio lasciare i bambini dai nonni la sera che decidete di andare a vederlo.

Nel complesso
Un bel film come non mi capitava da tempo di vederne; sensibile e delicato ma anche deciso e diretto all’occorrenza, ottima colonna sonora, fotografia eccellente, una buona trasposizione del romanzo di James Sallis.
Rispetto al romanzo qui perdiamo la dicotomia temporale presente/passato, senza possibilità di flashback: il racconto è un blocco narrativo unico che scorre in una sola direzione. Tralasciando i premi vinti (premio 2011 miglior regia a Cannes per Nicolas Winding Refn) è un film che merita una visione attenta, l’atmosfera del romanzo originale è stata conservata, non è un lambrusco ma casomai uno chardonnay: lo si assapora pian piano.

Voto: 9/10

Marco

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