Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Gangster Squad

Gangster Squad

Il regista Ruben Fleischer sfrutta le vicende di Mickey Cohen per emulare le gesta di film classici come “Gli Intoccabili” e “L.A. Confidential”. Ma ci sarà riuscito davvero o è la solita scusa per far cassa? Buona lettura.

Preciso che ho visto “Gli intoccabili” due settimane fa, per cui il ricordo (e il paragone, soprattutto) è ben vivido nella mia mente.

La trama
Un pugile ebreo (Mickey Cohen) gioca a fare il boss mafioso negli anni ’50 con metodi truculenti e malaffari; ora vuole ingrandirsi e convogliare il giro delle scommesse in un unico centro, in modo da decuplicare i propri introiti.
Il solito poliziotto licenziato assume una squadra di uomini disposti a tutto al fine di fermare questa carneficina (creandone una a loro volta quando si tratta di agire). Quando la squadra inizia a perdere i propri componenti la lotta s’inasprisce e catturare Mickey Cohen diventa una questione di orgoglio, principio e onore, oltre ad un dovere morale e giuridico.

La realizzazione
Gli attori sono tutti di prima categoria (Sean Penn, Ryan Gosling, Nick Nolte…) ma il problema è che non hanno un ruolo strutturato e ben costruito all’interno del film, una storia alle loro spalle; essendo abbozzati e stereotipati, se si esclude il protagonista, gli altri potrebbero essere cambiati senza colpo ferire.
Manca la malinconia tipica e padrona dei film gangster, tutto si riduce ad una sparatoria continua con azioni improbabili ed esagerate così, senza un motivo valido e necessario ai fini della narrazione.

Hanno trasformato un potenziale ottimo film gangster nell’ennesimo film d’azione alla Bruce Willis/Stallone, dove conta esser grossi e svuotare i caricatori anzichè indagare sul profilo psicologico dei personaggi. Il cattivo di De Niro nel già citato “Gli intoccabili” era caratterizzato molto bene, si sentiva che era mafioso, incuteva timore fin dal primo sguardo e non dava spazio al pensiero “ehi, è solo un attore”.

La storia è molto semplicistica e abbozzata, tutti questi talenti vivono di esagerazioni perdendo di vista la realtà dei tempi e la contestualizzazione del periodo storico di riferimento. L’idea era buona, ma rispetto a nemico pubblico, L.A. Confidential e Gli intoccabili siamo lontani anni luce: non basta abusare del rallentatore e un po’ di musica per creare un gangster movie, serve ben altro.

Voto: 4/10.

Marco

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