Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Elliot

Disney propone nella calura estiva un remake di un musical del ’77: vale davvero la pena? Buona lettura!

La trama

Un tranquillo viaggetto in auto tra le foreste americane si trasforma in tragedia e Pete, il protagonista, rimane solo. Viene salvato e fiancheggiato da Elliot, un drago invisibile, per 6 anni. Appena un allegro gruppo di boscaioli lo scopre succede un putiferio e diventa una caccia alle streghe. Nel mentre una guardia forestale, presa da calori materni, inizia a spuzzettare per il piccolo Elliot con il tentativo di adottarlo per concludere questa favola con fiori, unicorni alati e arcobaleni melodici.

L’originale del 1977

pete elliott-1977

Il film in questione è un remake della versione originale uscita nel 1977 e distribuita in Italia solo nel 1992 in VHS. All’epoca la CGI si pensava che fosse una malattia tropicale e il drago era stato disegnato con l’animazione tradizionale, puntando su fantasia e creatività per renderlo interessante, nonostante i colori eccentrici e le ali ridicole. Sullo stesso stile, se vi ricordate, era stato disegnato anche il primo drago di Gardaland, Prezzemolo: obeso, con una faccia da ebete sotto steroidi e con due ali ridicole che non solleverebbero nemmeno un colibrì.

La storia originale prevedeva un bambino comprato all’orfanotrofio per 50 dollari più 50 cent di spese legali, quattro bovari ignoranti e mentecatti che lo inseguivano, la figlia del guardiano del faro ubriacone che vuole adottarlo, il fidanzato disperso in mare da un anno con improvvisa perdita della memoria e, per concludere il circo equestre, un ciarlatano finto guaritore che vuole impossessarsi di Elliott per utilizzarlo come fenomeno da baraccone.

Il remake
Negli anni, per fortuna, il buon senso ha avuto la meglio e il nuovo drago è stato disegnato ispirandosi alla bestia bianca puffosa di Neverending Story, con un muso ispirato ai cani e un impianto alare finalmente degno di questo nome. Il bambino, anziché provenire da un orfanotrofio, rimane orfano nei primi cinque minuti e non ci sono dispersi in mare ma una giovane pargoletta che diventerà amica con Elliott, saltellando per le lande verdi della Nuova Zelanda.

Tra le altre differenze notiamo che, finalmente, nel remake non si canta ogni cinque secondi: ogni forma di balletto, canzone, saltello o peto molesto è stato abolito in favore della serietà, della credibilità della storia e di emozioni vere. La guardia forestale, questa figura mistica con la missione della crocerossina, è irritante oltre ogni limite con questo suo dispensare amore e carezze a perfetti sconosciuti, rimanendo a bocca aperta per ogni farfalla che vola. Sembra in preda a stupefacenti, più che realmente commossa.

Concludendo

Il nuovo Elliott può contare su ben 15 milioni di peli (l’hanno trasformato in un enorme peluche sputafuoco) e la resa grafica è indiscussa: se uniamo ciò a forti emozioni, togliendo i calori della guardia forestale, il remake può definirsi riuscito e fedele all’idea originale. La prima versione, pur essendo un musicarello, sfrutta la struttura delle opere liriche (cavatina con la presentazione del personaggio, azione, intermezzi canterini che nessuno aveva chiesto e così via) e merita comunque di essere menzionata, nonostante ogni cinque secondi si debba saltellare come canguri assetati senza una valida ragione.

Una bella favola per tutta la famiglia, maggiormente aderente alla realtà, senza eccessi se escludiamo le reazioni esasperate della guardia forestale. Consigliato.

Voto: 8/10

Marco

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