Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Operazione Vacanze

Operazione vacanze

Jerry Calà (ai bei tempi in Bomber: Doppia libidineeeee) tenta il successo al botteghino proponendo un ideale sequel di Professione vacanze, idea geniale negli anni ’80 ma forse un po’ triste riproposta sui nostri schermi. Analizziamo il film: buona lettura!

La trama

Un indomabile mandrillone attempato (Jerry Calà) vive facendo pianobar e l’animatore. Viene scambiato per uno che ha ingravidato la figlia di un boss (Francesco Pannofino) e si susseguono fughe rocambolesche e travestimenti femminili, scambi di persona e d’identità. Nel contorno il personaggio di Maurizio Mattioli tradisce la moglie con la seduttrice Valeria Marini, un gruppo di tossici da cannabis propone animazione al nuovo villaggio di Calà capitanati da Massimo Ceccherini. A chiudere questa girandola inquietante Enzo Salvi che ha perso il lavoro da bodyguard e deve proteggere Jerry Calà dal boss profondamente alterato.

Il film

I bassi incassi (circa 250.000 euro) e la distribuzione limitata nei grandi centri è già indicatore di quello che andremo a vedere: una commedia stiracchiata che tenta di far rivivere il mito dell’animatore “sventra-tope”, come si autodefinisce Calà nel film. Volgarità, puzzette, travestimenti femminili a uomini grassi e pelosi condiscono una comicità da terza elementare che penalizza un regista di film d’azione “all’americana” come Fragasso, che probabilmente deve pagare le bollette e si è adeguato a questa indecenza.

Recitazione della Marini a parte Mattioli e Salvi riconfermano le loro caratterizzazioni, sminuite da un cast troppo affollato e confuso: piuttosto che costruire dei personaggi ben definiti si scopiazza e si ripropone la minestra degli anni ’80, considerando ancora il pubblico sempliciotto ed ingenuo.
Se l’autore di questa boutade è rimasto negli anni ’80 il pubblico si è evoluto e questa pellicola diventa un cine-cocomero mal riuscito: battute scontate, situazioni deprimenti e Jerry Calà che si dimena puntando ad una prestanza fisica che ormai se n’è andata, riproponendo battute vecchie e stantie.

Le musiche, giusto per far fede alla moda dell’epoca, sono ridotte all’osso perché i diritti alla SIAE costano: un’unica canzone scritta in casa riproposta ogni 2 secondi, che già a metà film tende a riempire le sfere degli spettatori. Comicità di grana grossa, poppe al vento e flatulenze incontrollate danno il ritmo ad uno scatafascio totale, incoronandolo come re del “trash” moderno, senza sviluppare argomenti o affrontare tematiche come i film di Zalone.

Parere finale

Una copia degli anni ’80 riproposta con il peggio degli italiani in vacanza, tra gare da bambini di 6 anni condotte da adulti ultra quarantenni, una musica stressante e una sceneggiatura stantia che non offre nulla di nuovo, ma ripropone del vecchio sotto una nuova patina. Se altri attori dell’epoca come Pozzetto, Lino Banfi, Alvaro Vitali e compagni hanno cambiato genere un motivo ci sarà stato: il pubblico evolve e i gusti maturano, cambiano, si trasformano.
Speriamo che questa dimostrazione sia di monito ad altri che vogliano riportare in vita il trash degli anni ’80 nel 2012.

Voto: 3/10

Marco

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