Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Sole a catinelle

Sole a catinelle

Sole a catinelle

Checco ci riporta in sala con la sua ultima “fatica”: fotocopia dei primi due o reale innovazione? Buona lettura!

La storia in breve

Questa volta Checco è padre e deve stupire il figlio con una vacanza super. Per una funambolesca girandola di eventi riuscirà a soddisfare il figlio e, tanto che c’era, anche sua moglie.

Il film in sala

Il film funziona perché… funzionavano i primi due. La macchina d’assalto formata da Luca Medici + Gennaro Nunziante continua a mietere successi, senza preoccuparsi di rinnovare eccessivamente la formula. La fanno da padrone tempi comici serratissimi e battute geniali, incalzanti, che non danno tempo allo spettatore di riprendere fiato. Nella cifra stilistica del film (e di Gennaro Nunziante) troviamo temi molto pesanti, quali il razzismo, figli separati, la crisi che sta colpendo l’Italia (tra debiti e fabbriche che continuano a chiudere), per cui si ride ma a caro prezzo.

Il riuscire a rendere questi temi “leggeri” per un attimo con una battuta sferzante è un merito che va riconosciuto a queste pellicole, che stanno scalzando e superando altri mostri sacri della risata quali Aldo Giovanni e Giacomo, che nell’ultimo film-evento hanno riconfermato canovacci visti e rivisti (ormai, anche se dispiace doverlo ammettere, hanno già raggiunto il punto massimo, per cui il futuro sarà una riproposizione dei loro cavalli di battaglia).

La coppia Nunziante-Zalone si salva dal clichè usando gag intelligenti a ripetizione, battute al vetriolo su temi che attanagliano e inginocchiano l’Italia odierna. È l’uomo comune in mostra che viene posto alla berlina, nelle sue miserie mentre cerca di raggiungere gli status symbol che la società gli impone ma che lui, come un moderno Icaro che vuole avvicinarsi al sole, raggiunge per caso fortuito, ridiventando successivamente un personaggio qualunque.

Checco è un personaggio che non ha bisogno di maschere o travestimenti, lui è come lo si vede: schietto, diretto e imbarazzante, per via della sua incapacità di uniformarsi alle basilari norme sociali. E forse questo è quello che ci attira, ci stuzzica e accende un barlume di ilarità: lui ha il coraggio di fare quello che molti di noi, per anni, sognano.

Nelle risate liberatorie Checco continua a proporci le sue canzoni strampalate, con una canzone interpretata anche dal giovane attore che impersona suo figlio (per un attimo mi è tornato in mente Sei forte papà di Morandi).

Un film di cui l’Italia, purtroppo, ha bisogno in un periodo buio come questo: per ricordarsi, ogni tanto, che bisogna essere ottimisti.

Voto: 9/10

Marco

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