Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Rovereto trema

Casa del centro a Rovereto s/S

Casa del centro a Rovereto s/S

In un giorno così triste per gli Stati Uniti ricordo ciò che è stato il terremoto del 2012 per me e il mio paese, un terremoto di cui nessuno parlava. Buona lettura.

Ore 9.00 del mattino. Dormivo tranquillamente sul mio divano letto a piano terra. Sento gli infissi sussultare, sta arrivando il terremoto. Vedo la stanza con le pareti che si stringono, gli oggetti che vengono sbalzati via dalle mensole, un armadio pieno che si sposta di mezzo metro. Il tutto nella semi-totale oscurità.

Nel giro di pochi minuti ci siamo ritrovati tutti per strada, la gente urlante che correva fuori dalle case, gli animali impazziti che fuggivano ovunque, pezzi di casa che stavano crollando. Poi la calma, il raduno delle persone nel parchetto di fronte e l’arrivo di scosse piccole d’assestamento. Molti spaventati, le crepe in casa che dilagavano, i racconti di chi ha visto la sicurezza di una vita cedere sotto al proprio peso.

La scossa delle 13.00 è stato il colpo di grazia: edifici sgretolati, il tetto della Chiesa che è sprofondato sotto il suo stesso peso colpendo Don Ivan, calcinacci che volavano da tutte le parti, edifici in piazza che crollavano sotto le propria fondamenta.

Nella mia stessa via c’è una palazzina gialla, quella che tutti i giornali e fotografi amatoriali hanno immortalato, che ha ceduto sotto il suo peso; i piloni realizzati con mattoni traforati non hanno retto alle violente scosse e si sono accartocciati, come carta stagnola, rompendo e mostrando i tubi come arterie che fuoriescono da un braccio dilaniato dal sisma. È stata costruita meno di 10 anni fa, sono tutti increduli; 8 famiglie sono rimaste senza casa per colpa dell’incuria e della leggerezza dei requisiti minimi richiesti all’epoca (tutti progetti passati regolarmente con livelli di sicurezza minimi, tanto non eravamo zona sismica).

Stessa sorte al nuovo complesso residenziale rosso, costruito vicino alle scuole elementari dopo la demolizione del consorzio agrario: avevano affittato gli uffici a piano terra all’Unipol, adesso l’intero stabile è inagibile per crepe strutturali. Gli appartamenti dovevano ancora essere abitati per fortuna, se ci fossero state delle persone non potevano più entrare (incredibilmente) nel proprio appartamento appena edificato.

Nel parco davanti alla mia casa (che, per fortuna, non ha avuto danni) si sono tutti attrezzati: tende, fornelli da campo, docce improvvisate, tubi dell’acqua per sciacquare e lavare le cose di prima necessità, zampironi e altro per fronteggiare la continua presenza delle zanzare (di giorno la tigre, di notte tutte le altre).

Tutti incapaci di credere a cos’era appena successo, tutti bloccati: le mille attività che di solito ci fagocitano sono scomparse nel giro di pochi secondi, eravamo perle disperse in mezzo al mare con il nostro filo (le case) che stava per cedere.
La paura, lo sconforto, l’isteria di massa si concentravano e ognuno cercava di fare quello che poteva, per non cedere alla disperazione e per reagire.

Quando abbiamo visto la protezione civile dell’Aquila abbiamo capito che adesso i veri terremotati eravamo noi, dovevamo fare qualcosa: non potevamo farci risucchiare da questo pozzo senza fondo, dovevamo lottare per trovare una soluzione alle prime necessità.

Ho seguito il consiglio dei miei genitori, per una notte sono andato a dormire a Carpi a casa di un’amica: il terrore del sisma mi faceva battere talmente forte il cuore che, a volte, quando sentivo muovere il letto mi rendevo conto che ero io e non il terremoto a fare ciò.

In seguito sono passato dal dormire in auto per due notti, rannicchiato sui sedili posteriori, alla roulotte: l’ho trovata molto confortevole specialmente nelle giornate di pioggia (una mattina pioveva talmente forte che la veranda in pvc era la nostra unica protezione), anche se non è certamente una soluzione definitiva. Molti hanno già acquistato un container e lo stanno attrezzando come possono (i più fortunati con l’aria condizionata), l’alternativa è rappresentata dal folto gruppo di camperisti e roulotte che in questo periodo hanno avuto modo di giustificare il proprio investimento e metterlo al servizio di tutta la famiglia.

Nel giro di una settimana ho imparato a memoria il prezzo di una roulotte (nuova ed usata), di un camper, di un container, di una casetta in legno come quelle che costruiscono sul Trentino, le differenze, i vantaggi. Non è tutto oro quello che luccica e purtroppo molti ci lucrano sopra, raddoppiando i prezzi delle tende o chiedendo affitti esorbitanti per garantirti quattro pezzi di lamiera come una roulotte. Bisogna utilizzare Internet e prenotarle in altre regioni, visto che da noi avere uno scatolotto dove dormire è diventato il nuovo oro nero, dopo tende e materassini.

A San Felice sul Panaro è andata ancora peggio: uno strozzino ha pensato di chiedere 15 euro per un panino, battendo regolarmente scontrino. La persona l’ha fotocopiato ed inoltrato ai carabinieri, che l’hanno denunciato revocandogli la licenza. Queste sono le vere vergogne, quando nello stesso paese ci sono fornai che si alzano due ore prima per fare il pane gratis per i compaesani terremotati.

La cosa più dolce dell’intera tragedia sono i volontari: ragazzi di ogni età provenienti dalle zone più disparate (la presenza più rilevante rimane sempre la curva del Modena, a cui mandiamo tutti un sentito ringraziamento) che, nonostante il sole e tutte le vie chiuse, noleggiano furgoni e vengono in nostro aiuto. Sono partiti dai viveri di prima necessità (pane, pasta, pomodoro, tonno, acqua) e adesso si stanno ampliando: l’altro giorno hanno portato pesche e meloni, sapone liquido, pannolini, cibo per cani, fazzoletti di carta e tante altre cose, consegnandole anche davanti alla porta se la persona non riesce a trasportare gli aiuti autonomamente.

Il terremoto ha minato le certezze di noi tutti e ha favorito i rapporti interpersonali, lo scambio di idee, la solidarietà reciproca: sembra di essere ritornati nel dopoguerra ma, mentre la guerra era finita all’epoca, qui non sapremo quando cesseranno le scosse. Non sappiamo come e se avverrà la ricostruzione, quante case potranno essere agibili, chi rimarrà e chi deciderà invece di trasferirsi altrove.

Oltre ai volontari un altro servizio sussidiario utilissimo è quello delle ronde, ragazzi e adulti che girano tutta la notte per controllare chi entra e chi esce dal paese. Dobbiamo tenere gli occhi sempre aperti, gli sciacalli con le case vuote gozzovigliano ed è indispensabile che si faccia di tutto per evitarlo.

I volontari, concludendo, sono stati la mano concreta che ha aiutato il paese fin da subito; parliamo anche della Croce Rossa, dei vigili del fuoco, un po’ meno della protezione civile che è presente ma solo in determinati punti di raccolta per coordinare meglio le attività.

Le persone che hanno suscitato maggiore ilarità ed ira sono state Allemanno (ha mandato gli aiuti a Rovereto di Trento, bastava controllare il CAP) e il sindaco di Rovereto, che voleva addirittura allontanare i tifosi del Modena per gestire la cosa in piena autonomia con la protezione civile. Grazie a tutti per non averli ascoltati ed aver invaso amichevolmente le nostre strade, ne avevamo bisogno. La vostra umanità conta tanto come gli aiuti che portate, grazie ancora.

Vogliamo vedere la luce alla fine del tunnel, continueremo a scavare. Anche contro la pesante ed ingombrante macchina burocratica italiana, le mentalità ottuse che pensano a gloriarsi per fare bella figura anzichè aiutare in modo concreto, gli scandali e le ingiustizie che si verificano in questi momenti di bisogno.

Alla prossima,

Marco

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