Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Digital Divide

Internet traffic map

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In questi ultimi anni si fa un gran parlare di digital divide, di come avere tecnologie diverse e/o arretrate causa uno svantaggio economico a ridosso di un’intera nazione. Come vediamo dalla mappa sopra esposta il mondo occidentale ha la maggior parte delle connessioni ed interscambi attivi, tuttavia sappiamo che le differenze esistono, soprattutto tra Stati Uniti ed Italia. Ne vogliamo parlare? Buona lettura!

La differenza tra Stati Uniti e Italia è atavica, risale a quella famosa liberazione intorno al 1945 a forza di cioccolata e sigarette (si è poi scoperto che i soldati fecero anche altro, ma fermiamoci qui per il momento): da allora siamo diventati fedeli sudditi economici dell’impero a stelle e strisce.

Abbiamo importato praticamente tutto, dalla moda semplice ed easy (prima le Timberland, poi le Doc Martens -ora ritornate di moda- passando per le Converse) allo slang, dalla musica alla tecnologia.
Pe la corsa alla Luna non ci siamo mai preoccupati in realtà, era un’affare Usa-Urss dove non abbiamo mai messo becco.

Il problema è stato casomai ingasarsi troppo sugli allori e non investire in tecnologia: la 500 e altre piccole meraviglie italiane, tuttavia, erano a basso contenuto tecnologico (e questo le ha fatte funzionare senza problemi per molti anni).
Morale della favola: mentre noi scoprivamo le gite all’aria aperta e le scampagnate della domenica oltreoceano si stavano già interessando ai nuovi microprocessori, loro si preoccupavano di interfacce grafiche e di calcoli elaborati e noi facevamo i nastri per le Olivetti.

Questa novella, dall’esito un po’ ironico, ci ricorda che abbiamo perso un treno importante: lo sviluppo tecnologico (anche, come ribadisco da anni, per colpa dei pochissimi soldi investiti in ricerca e nelle università).
Gli Usa hanno investito sempre più in ricerche, brevetti e delocalizzazione (facendo svolgere la parte di manovalanza a giapponesi e tailandesi) e hanno creato il tanto agognato valore aggiunto, dando vita a macchine per l’entertainment domestico impensabili fino a poco tempo prima.

Noi, anzichè copiare gli indiani (che lavorando a testa bassa si sono acculturati e sfornano ingenieri che lavorano a Google o alla Apple)  e rimboccarci le maniche, siamo rimasti un po’ a guardare, continuando ad importare dall’America le serie tv e il junk food stile Mc Donald’s.
Forse, con politici più illuminati e una visione più ampia sul lungo periodo, avremmo potuto mettere la nostra creatività e passione in più settori (anzichè fermarci all’abbigliamento, cibo e macchine di lusso).

Come avrete capito non serve andare in Africa o in Cina per vedere l’arretratezza tecnologica, basta prendere un libro di storia del design/innovazione per notare subito che siamo a scoppio ritardato, pur impegnandoci e difendendo le nostre idee nei vari progetti in cui siamo coinvolti.

Gli Usa, come ho già sostenuto, non hanno solo aspetti positivi (anzi il rovescio della medaglia è inquietante): guerre per il petrolio, consumi energetici mostruosi (sostenuti da centrali atomiche), liberalizzazione della vendita delle armi, pena di morte ancora legale e utilizzata senza riserve (specialmente in Texas)…

Per fortuna molte cose le abbiamo lasciate agli americani, preferendo utilizzare le normative europee su alcune questioni: dopotutto all’Italia sarebbe bastato un microchip per fare la differenza 😉 .

Marco

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