Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Over the top

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Over the top è un film del 1987 con Sylvester Stallone nei panni di un nerboruto camionista che deve riconquistare l’affetto del figlio: nel mentre deve vincere il campionato mondiale di braccio di ferro per evitare il tracollo economico. Buona lettura!

Il film mischia una storia melensa con un pizzico di road movie, al fine di favorire l’incontro generazionale padre e figlio. Nella pellicola, nel caso non si fosse capito da subito, conta esser “grossi” (cioè muscolosi) e amanti della bistecca al sangue; il paragone tra il suocero ricco che ha diviso la famiglia e l’onesto camionista vota tutto al favore del secondo.

Lyncoln decide quindi di puntare il tutto per tutto: dopo aver sfondato la villa del suocero per recuperare il figlio vende il camion mezzo sfasciato e punta 7.000 dollari sulla sua vittoria.

A questo punto il simpatico putaciotto trova le lettere del padre e si dimena sulla sedia, scoprendo che il nonno bastardo aveva nascosto tutta questa fitta corrispondenza per anni: ruba una macchina, si fionda all’aeroporto, viaggia clandestino e arriva a Las Vegas, dove il padre colante di sudore sta battendo, uno dopo l’altro, i vari contendenti con la regola della doppia eliminazione (bisogna perdere due volte per essere eliminati dal torneo).

La cosa veramente buffa del torneo (solo per quella varrebbe la pena noleggiare il dvd) sono gli sfidanti di braccio di ferro, un insieme di caproni che sanno solo pensare alla dimensione del proprio braccio, null’altro. Tante teste più o meno vuote che suda e si dimena come un insieme di oche starnazzanti; forse (e dico forse) lo scopo del regista era creare avversari credibili, sicuramente visti oggi fanno scompisciare dalle risate.

Il nostro regista, dopo averci regalato inquadrature scontate come panoramiche sui vari paesaggi, primi piani struggenti del pargolo e camionisti sbevazzoni, ora ci porta nel vivo del match e ci fa vedere il sudore e le urla di questi esseri deformi, che hanno tanto di quel sangue nelle braccia che il cervello è andato in sciopero (e si esprimono poco meglio di un gibbone ammaestrato).

Per la gioia di grandi e piccini il putaciotto avventuroso riesce ad arrivare al match e a dannarsi per rincuorare il padre ormai stravolto, dicendogli che basta esser “grossi” e crederci per vincere il match, Harvard può attendere! Il padre, commosso dalla prole smaniosa, accetta il prezioso consiglio e, con una tensione che si protrae allo spasimo, dà la pagata finale al campione imbattuto da 5 anni.

In questo modo porta a casa soldi, camion e il pargoletto spasimante di ricostruire una nuova vita assieme al padre, a suon di pollo fritto e patatine rancide.

Notiamo sicuramente molte scelte discutibili del regista che, come esemplificato sopra, costruisce un intero film basandosi su stereotipi vecchi di 30 anni almeno (tanto basta esser “grossi”) e utilizza inquadrature vecchie, viste e riviste, trite come l’aria stanfante che si respira a quel torneo pregnante di sudore.

Stallone, per fortuna, riesce a proporre dialoghi decenti con un reale insegnamento al figlio (nonostante venga penalizzato da un contesto di “fiera del würstel”), mostrando così anche un cervello oltre a due braccia che sembrano pompate da chissà quali steroidi.

Il film, pur con uno Stallone più umano e una buona colonna sonora, rimane comunque il classico popcorn movie americano, che propone e vende stereotipi basati su un mondo giusto e perfetto dove tanto sudore corrisponde a tanto merito.

La classica pellicola che deve far rivivere un sogno americano ormai morto e sepolto dalle varie guerre e dai vari Bush guerrafondai al governo che, fino a poco tempo fa, dominavano la Casa Bianca.

Un film sicuramente da vedere, buoni sentimenti e dialoghi ben strutturati: regia da revisionare ma nel complesso una buona fotografia degli anni ’80.

Marco

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Commenti su: "Over the top" (1)

  1. bello!! .. il film dico ; )

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