Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Il buon pellet

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Con la diffusione delle stufe e caldaie a pellet molti oggi utilizzano questo sistema per riscaldare l’ambiente casalingo, sia esso un appartamento o poche stanze in una casa singola. Ma siamo sicuri di saper scegliere il pellet giusto? ecco una breve guida, buona lettura!

Parla potabile: il pellet cos’è?
Il pellet è composto dagli scarti del legno pressati e suddivisi in bastoncini dalla grandezza uniforme. Il loro diametro spesso è di 5 mm e hanno un potere calorifico superiore alla legna tradizionale; inoltre si contraddistinguono per la minore emissione di fumi inquinanti e per la gestione totalmente automatica della stufa, in modo che si auto-regoli nel prelevamento del pellet.

Dove lo trovo, come si vende e quanto costa?In negozi specializzati nel fai-da-te (Brico io, Le roy merlin, OBI…), dai ferramenta e da chi vende le stufe a pellet (di solito hanno gli agganci per prenotarvi anche un bancale di pellet se volete, risparmiando notevolmente sul singolo sacco).
I pellet si vendono in sacchi di plastica trasparente (in modo da poter appurare il colore) da 15 kg l’uno.
Un buon sacco costa dai 4 ai 5 euro (vedremo come riconoscerlo).

Come faccio a distinguere la fuffa dai pellet validi?
Un buon pellet ha uno spessore di 5 mm, è suddiviso in bastoncini da 2/3 cm (non palline, proprio bastoncini), dev’essere il più chiaro possibile (questo indica la qualità del legno usato) in modo da poter avere la maggior resa energetica. Se la resa è alta noi useremo meno pellet per arrivare alla temperatura desiderata e avremo una combustione “pulita”, se invece il pellet è scuro dovremo usarne molto di più e la combustione sarà “sporca”, meno cristallina.

La distinzione sulla combustione è vitale per noi: se il pellet sporca molto, infatti, dovremo pulire la stufa e aspirare la cenere molto più spesso rispetto ad una combustione “pulita”.

I pellet validi inoltre riportano sul retro due simboli di qualità: una N cerchiata (che indica i controlli a campione sulla qualità del pellet) e la certificazione DIN Plus. Con questi due simboli apposti sul sacchetto è difficile sbagliare pellet in quanto sono già stati testati e verificati.

Quali sono i legni migliori?
Il legno migliore è l’abete (i pellet austriaci di solito sono 100% abete) ma se ne trovano di tutti i tipi: di solito quelli con una composizione di conifere vanno già bene. In ogni caso evitate assolutamente i pellet marrone scuro/neri, in quanto sono quelli fatti con gli scarti peggiori e avrete una resa nettamente inferiore rispetto ai concorrenti.

Come si mettono nella stufa? Come devo pulirla?
Innanzitutto acquistate una sessola: è una speciale paletta che serve per caricare i pellet nella stufa evitando di vuotare il sacco intero. Il vantaggio della paletta è di poter selezionare i pellet e non vuotare nella stufa la segatura, che tende a inceppare il meccanismo di caricamento pellet (non riesce a dosare la quantità e libera la segatura in un colpo solo).

Per pulire la stufa serve un bidone aspiracenere con fusto in metallo: il metallo è una garanzia, in quanto se anche dovesse capitare un pellet acceso non prenderà fuoco l’intero bidone. Tuttavia è sempre meglio aspettare 7/9 ore prima di pulire una stufa a pellet in quanto i residui bollenti bucano i filtri, la plastica e rovinano il motore dell’apparecchio.

Tra le cose da tenere sempre pulite il bruciatore (così l’aria ha il giusto scambio e brucia bene), i lati della stufa per evitare cumuli pericolosi dove si può insidiare un pellet acceso, il foro della caduta pellet. Per pulire il vetro non servono prodotti costosi: basta bagnare un pezzo di carta assorbente nella cenere (detersivo naturale) e si pulirà da solo.

Ricordiamo in questa sede che, se al momento dell’acquisto della stufa a pellet avete fatto richiesta in Comune per la riqualificazione energetica di casa vostra, potrete ricevere un piccolo rimborso pluriennale.

Marco

 

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