Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Frozen - Il regno di ghiaccio

Frozen – Il regno di ghiaccio

Disney ci riporta al cinema con una storia natalizia di origine norvegese realizzata in computer grafica. Ne varrà la pena? Buona lettura!

La trama

Due sorelle di una coppia reale norvegese giocano e crescono insieme. Una delle due (Elsa) ha il potere di trasformare in ghiaccio qualsiasi cosa e, non sapendo domarlo, deve celarlo a tutti. Alla sua incoronazione verranno rivelati gli altarini e la sorella Anna cercherà di avvicinarsi a lei, sia fisicamente che emotivamente, coadiuvata dall’allegro boscaiolo Kristoff e dal pupazzo di neve amante del caldo Olaf.

Corto, che passione!

Ereditando la tradizione Pixar il film viene preceduto, come di consueto, da un godevole cortometraggio che unisce la tecnica dell’animazione degli anni ’30 con la computer grafica, rendendo lo spazio dello schermo tridimensionale e assolutamente flessibile alle varie esigenze comiche e narrative. La storia è semplice: tutti saltellano per arrivare sul carrettino carico di paglia e Gambadilegno vuole prendere Minnie in ostaggio. Il prode Topolino avrà la meglio lasciando l’acerrimo nemico in braghe di tela.

Silenzio in sala!

Il film parte con ottime aspettative, grazie all’incessante bombardamento pubblicitario che lo precede. Purtroppo la pellicola, a dispetto del trailer, perde in spontaneità e freschezza diventando un colossale musical, con canzoncine stiracchiate e ripetitive.

Lo schema utilizzato ricorda quello dell’opera lirica: qualche aria degna di nota circondata dal recitar cantando, ovvero testi canticchiati scritti un po’ con la mano sinistra, di sbieco, con un valore inferiore rispetto all’aria trionfale che precedono.

La storia del film ricorda, ai nostalgici come me, l’imperdibile La bella e la bestia, uno dei capolavori d’animazione dello studio Disney (tra l’altro musical molto acclamato): le similitudini sono tante ma, ahimè, il livello delle canzoni no.

Mentre ne La bella e la bestia a dialoghi ragionati e sensati seguono canzoni stupende (con coreografie spettacolari da favola) in Frozen siamo ad un livello molto più basso: canzoncine elementari con coreografie molto basilari, niente di spettacolare. E dire che qui siamo in computer grafica, avrebbero potuto strabiliare e stupire sfruttando le nuove tecnologie. Ma con carta e matita La bella e la bestia ha fatto di più e meglio, a dimostrazione che la tecnologia è nulla senza un progetto ben studiato alle spalle.

I personaggi

Nelle favole lo schema è sempre quello: principessa da salvare, salvatore con aiutante, oggetto magico, mostro da abbattere, liberazione.

Anna, la sorella della regina, è la vera protagonista del film: la futura regina si vede poco, ha dialoghi un po’ tristi e si contraddistingue per il potere di trasformare tutto in ghiaccio. Anna è stupenda perché è vivace, spontanea, fa delle gaffe e impara a vivere pian piano, capendo che non si può sposare il primo che passa per strada. È un personaggio vivo, con cui ci possiamo identificare vedendo riflessi i nostri errori e le debolezze quotidiane che ci caratterizzano.
Vuole sposare un principe conosciuto al ballo ma riesce a resistere quei 30 secondi necessari per capire, successivamente, che per amare una persona bisogna conoscerla nel tempo; non basta una serata e quattro saltelli per dire ti amo. Insegnamento profondo.

Kristoff è l’allegro boscaiolo, un ragazzo con i piedi per terra con pochi fronzoli e votato al pratico. È l’aiutante della protagonista, arriverà ad innamorarsene e non ha amici umani: parla con dei troll (che ricordano spudoratamente i Puffi di Peyo) e con la sua renna che, per una volta nei film Disney, non parla (come le vere renne) ma si fa capire attraverso la mimica facciale (fantastica, immediata e universale, ottima soluzione).
Nel caso non si fosse capito Kristoff è alto, muscoloso, capelli al vento e occhi stupendi, giusto per ricalcare i vecchi stereotipi del principe azzurro.

La parte comica, oltre alle gaffe di Anna, è riservata al pupazzo di neve che adora il caldo Olaf (leggi Falò al contrario) e alla renna Sven.

Sven si comporta come se fosse un cucciolo taglia extra large, mangiando carote in continuazione e seguendo il suo padroncino Kristoff. È la parte emotiva e istintiva del film, non ha filtri e si distrae con qualunque cosa riesca a trovare divertente.

Olaf è un pupazzo di neve che vuole vivere al caldo, ignorando la realtà dei fatti. Creato da Elsa, saltella in continuazione ed è l’addetto ai commenti idioti, inopportuni e fuori luogo, giusto per smorzare la tensione del film. Due battutine, quattro mossette e parte la risata a macchinetta, così sono tutti contenti.

Hans è l’antagonista del film: ci prova con Anna perché è la seconda scelta (Elsa è la regina, è irraggiungibile, troppi pretendenti) al fine di ottenere il trono. Ha una faccia di bronzo che non finisce mai, da abile attore dissimula i suoi reali intenti al fine di abbindolare la giovane principessa.

Concludendo
Tralasciando il finale scontato e ovvio i personaggi sono stati costruiti bene, le musiche un po’ meno: aggiungono una melassa al film non necessaria, che fa grondare le pareti della sala cinematografica di miele incollandosi agli spettatori inermi.
Meno canzoni ma di qualità, dialoghi ponderati e il film sarebbe stato perfetto. I personaggi sono divertenti ma ricordano più la Dreamworks rispetto alla Pixar, ed è un vero peccato considerando che il produttore esecutivo è John Lasseter.

Speriamo nelle prossime pellicole. Speriamo.

7/10

Marco

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