Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Jupiter Ascending

Jupiter Ascending

Sabato sera buio e tempestoso, pioggia a dirotto: serata ideale per il cinema. Decidendo di andare all’avventura entriamo nel multisala e, consigliati anche da un bigliettaio estremamente entusiasta, puntiamo tutto su Jupiter (convinti anche dalla regia dei fratelli Wachowski): ecco com’è andata, buona lettura!

Trama

Una ragazza russa addetta alle pulizie scopre di essere la regina di una galassia lontana. L’eroe della situazione interviene per proteggerla e tutelarla garantandole di regnare con giustizia e lealtà.

Il film

Premetto che le impressioni sul pubblico si basano su una sala gremita, sabato sera, multisala con dieci sale in una città che fa provincia.
La prima parte del film sembra interessante, vediamo un padre appassionato di stelle che chiama sua figlia Jupiter ma, per aggiungere un pizzico di dramma, viene subito ammazzato; dulcis in fundu la madre partorisce in mare, così la bambina è senza padre e senza patria. Avanti coi carri.

La ragazza, come anticipato, passa dal pulire i servizi igienici alla direzione di un impero, capendo che la Terra è un allevamento di esseri umani da cui trarre energia per cui bisogna combattere con tutte le forze per evitare che altri esseri umani vengano liofilizzati e messi in una specie di tupperware tubolare (i tubi per la posta pneumatica, ndr). Qui interviene il baldo giovane a cui hanno tolto le ali e il suo compagno d’armi, che consentiranno alla ragazza di portare giustizia, lealtà e bla bla bla.

L’opinione

Il filone di questo film (che, purtroppo, verrà seguito da altri due) è quello delle avventure adolescenziali: basta avere 16 anni e puoi cambiare il mondo, quando sei maggiorenne devi guidare l’auto quindi non hai più tempo per queste cose.

Su questo filone abbiamo tanti esempi più o meno riusciti (Hunger Games, Maze il labirinto…) che arriveranno pian piano a saturare il mercato. Non sarà mai troppo presto, ne abbiamo veramente le sfere piene oltre ogni limite umano di sopportazione.

La dicitura sulla locandina “DAI CREATORI DELLA TRILOGIA DI MATRIX” probabilmente ha portato più spettatori del dovuto, spinti da un entusiasmo legato al primo Matrix, un film che effettivamente ha fatto storia (ma che ho dovuto rivedere più volte per apprezzarne le sfumature).

Il problema è che, una volta entrati in sala, ci si ritrova davanti ad un clone adolescenziale di Matrix: dialoghi non particolarmente coinvolgenti, un sacco di pratiche burocratiche da sbrigare (sembra di essere in fila alla Posta), combattimenti molto confusi e poco focalizzati (si perde il senso della battaglia, trasformandola in un’accozzaglia senza senso), idee riciclate (in Matrix venivamo allevati in serie, qui finiamo in tubetti).

Sui dialoghi vorrei soffermarmi ancora un secondo, se permettete: quando si passa alla storia d’amore tra i due protagonisti rasentano l’indecenza narrativa, vi pongo un semplice esempio parafrasato.

Lui “Io sono un ibrido, sono più vicino ai cani che agli esseri umani” Lei: “Io adoro anche i cani!!”

In sala gesti di stizza e sbuffi si sono sprecati, frutto di dialoghi banali e decisamente scontati.

La realizzazione tecnica è ineccepibile, i costumi molto meno: l’unico fattore su cui hanno agito sono le orecchie e siamo sfociati nel ridicolo, a mio parere, con soluzioni azzardate ed esilaranti.

Verdetto finale

Chi pensa di recarsi al cinema sperando di vedere un’opera all’altezza di Matrix rimarrà profondamente deluso, piuttosto se dovete spendere dei soldi andate a vedere Cinquanta sfumature di grigio: probabilmente la trama è stata scritta meglio.

Questa trilogia nasce per soddisfare pruriti adolescenziali utilizzando idee riciclate e con dialoghi non sempre ponderati abbastanza: avevo sonno anche quando andai a vedere Prometheus eppure Ridley mi fece attaccare alla poltrona dall’inizio alla fine. Qui avrei desiderato un cuscino imbottito.

Voto: 3/10

Marco

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