Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Finalmente la felicità

Finalmente la felicità

Finalmente la felicità

Pieraccioni ci riporta al cinema sotto le feste natalizie proponendoci “Finalmente la felicità“. Ma sarà veramente una gioia questo film o la gioia è tutta sua per via degli incassi? Analizziamolo insieme, buona lettura!

Il film in breve
Un insegnante di musica sfortunato con un compagno copione (che gli ruba tutte le idee facendole passare per oro colato) scopre di avere una sorella a distanza, adottata dalla madre scomparsa di recente. Con questa sorella partirà per un viaggio, alla scoperta di una persona che non conosce e con la possibilità di un nuovo amore. Sua spalla l’indomabile Rocco Papaleo, che con la sua comicità pugliese accompagna Pieraccioni in questa pellicola. Ceccherini dice solo una battuta.

Il confronto con gli altri
A differenza di altre sue pellicole qui si respira un po’ di stanchezza: rimane la voce narrante del regista (e ok), rimane anche la sua comicità toscana (e vabbuò) ma si perdono i caratteristi, ovvero quei personaggi di contorno che rendono il film interessante e comico. Qui il filone seguito è prevalentemente sentimentale e Papaleo, per quanto bravo, rimane da solo a fare da spalla a Leo; magari un Rodolfo Laganà, Ceccherini in un ruolo strampalato o il malinconico Haber potevano dare al film un sapore diverso.

Passandolo ai raggi X
La colonna sonora è accettabile, la fotografia è classica e non aggiunge molto al racconto, le situazioni fanno sorridere ma non sbellicare come nei capitoli precedenti.
Pieraccioni quindi, un po’ seduto sul successo dei film precedenti e un po’ a corto di idee, regala un film leggero, che parlando di un argomento non ben tinteggiato assume la consistenza del nulla; l’unico intrigo, aggiunto da una coppietta francese “aperta”, non viene sfruttato fino in fondo con equivoci e gag e rimane solo una cornice sullo sfondo. Ricordando I laureati il professore d’italiano, Haber, mostrava con questa scelta la fragilità umana e il bisogno di trovare appigli e punti di riferimento, oltre alla sua tristezza cronica; qui la francesina rimane molto appettibile e invitante, ma ci si ferma in superficie mantenendola in mostra senza una reale funzione.

Il giudizio
Da vedere al noleggio, ma non al cinema. La storia è simpatica ma regge poco, le gag non sono imperdibili e si sente la mancanza di caratteristi. L’unica leva (la coppietta scambista) non viene sfruttata e anche la scrittura non si può certo definire esaltante, specialemente se paragonata ai personaggi e ai tempi comici del mitico Il ciclone. In questo caso, più che Buona la prima, speriamo in un Buona la… prossima.

Voto: 5/10

Marco

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