Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

The wolf of Wall Street

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Scorsese riporta il suo “attore feticcio” Di Caprio in una pellicola dedicata al mondo dell’alta finanza e della speculazione indiscriminata. Buona lettura.
Trama
Figlio di due ragionieri Jordan Belfort fa praticantato a Wall Street e ottiene la licenza da broker. Stroncato dal lunedì nero della borsa di New York, costruirà l suo impero sulle penny stock, azioni da pochi dollari su piccole imprese, sfruttando l’alta commissione. Tra lussuria e godimento arriverà a dover render conto della sua condotta dissoluta e a pagare per i suoi sbagli.

Il film
La pellicola in Italia è stata vietata ai minori di 14 anni ma, obiettivamente, anche 18 anni sarebbero stati adeguati.
Scorsese ha sempre trattato personaggi poco raccomandabili, mitizzando dei “bravi ragazzi” e idolatrandoli a volte, cercando di spettacolarizzare la realtà dei fatti.
Per chi non è avezzo a questo tipo di visione può essere pericoloso un film del genere, in quanto spinge le persone a credere che si possa derubare milioni di persone senza dover render conto a nessuno, abusando di sesso e droghe pesanti quali cocaina ed eroina, girando con una farmacia ambulante su yacht da 52 metri, Ferrari e Lamborghini ponendo il denaro al centro della propria vita.

Fatte le dovute premesse Scorsese ha come tematica principale il senso di colpa, per cui tutti i suoi personaggi arrivano, prima o poi, a render conto delle nefandezze compiute: succede in Gangs of New York, in Taxi Driver, in Casinò
e via elencando.

Il protagonista non è un mafioso o un malavitoso ma si comporta come tale: forte del suo successo borsistico inizia a giocare con la vita come un gatto con il topo: abusa di qualsiasi sostanza gli venga a tiro, tratta le donne come giocattoli intercambiabili e sfrutta le sue doti naturali di venditore per conseguire guadagni mostruosi, al di là dell’umana immaginazione. Perfino quando gli viene caldamente suggerito di ritirarsi, pagando una piccola penale (2 milioni di dollari per una persona che ne guadagna 20/30 al giorno), lui decide di proseguire sfidando i federali e il buon senso.

Ma, come in tutte le piramidi, se la base vacilla il resto dell’organizzazione va allo sfacelo rapidamente: i soci iniziano a fare cose incredibilmente stupide, superando il limite e conducendo uno stile di vita eccessivo perfino per il protagonista, che arriverà ad essere arrestato dopo una notte brava in Lamborghini dopo aver assunto medicinali scaduti dal forte effetto stupefacente.

Verso la fine della pellicola Jordan Belfort inizia a cantare come un uccellino, cercando la salvezza e di salvare il salvabile: ma ormai è troppo tardi. La moglie chiede il divorzio, deve pagare una cauzione da 10 milioni di dollari e scontare 3 anni in una prigione federale.

Diretto magistralmente, DiCaprio si adegua perfettamente alla dissolutezza del personaggio, regalandoci tre ore di puro divertimento: perfino nei momenti più bassi e deprecabili della sua esistenza non proviamo pietà per il personaggio ma sollievo, per via dell’abilità di Scorsese di equilibrare la bilancia.
(nome protagonista) arriverà a strisciare come un verme alla propria auto, facendoci capire la reale natura del protagonista rappresentato.

Musiche spesso in contrasto con le scene rappresentate, leggermente meno violento rispetto ad altre pellicole ma crudo e spietato nel rappresentare le bassezze umane, che spesso raggiungono livelli inferiori a quelle animali. Il clima orgiastico e goliardico prosegue per tutto il film, lancio del nano compreso, in una girandola votata all’eccesso
che sembra non aver limite.

Verdetto finale
Bello e potente ma a tratti eccessivo, non ha vie di mezzo: piace o non piace, è come un pugno allo stomaco.
A tratti sembra un film di Tinto Brass, per altri DiCaprio ricorda Gordon Gekko (tra l’altro citato) di Wall Street (1981), solo più giovane ed incosciente di quello che sta facendo.
Lo spettatore viene coinvolto in una funambolica ricerca del piacere, del lusso e dell’eccesso: l’unica cosa un po’ dubbia è il dialogo con il pubblico da parte del protagonista.
Una scelta fastidiosa ed irritante che poteva essere tranquillamente evitata senza compromettere il risultato complessivo.

Ispirato ad una storia (purtroppo) vera, il film ha suscitato clamore e polemiche, ma non porterà a DiCaprio il suo primo Oscar come miglior attore protagonista.
Scorsese non concede redenzione, facendo crollare il personaggio sotto il peso del potere da lui costruito.

Voto: 8/10

Marco

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