Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

The Founder

The Founder

Michael Keaton chiamato a interpretare una figura decisamente controversa, il “fondatore” del fast-food più famoso al mondo. Buona lettura!

La trama

Un mediocre venditore di frullatori non riesce ad ottenere il successo che desidera, sentendosi frequentemente sbattere la porta in faccia. Frequenta drive-in dove devi aspettare mezz’ora per essere servito e, qualora ti arrivi il pranzo, è anche sbagliato. Riceve un’ordinazione enorme (ben 6 frullatori) e così conosce un chiosco di panini nel deserto, “il primo McDonald’s”.
Percepisce il sistema “espresso” e il potenziale del nome e costruisce un impero, senza inventare nulla ma cogliendo idee a destra e manca.

Il film

Film uscito il 18 agosto 2016 in Grecia (per motivi a noi ignoti), giunge nelle sale italiane cinque mesi dopo, scrollandosi la concorrenza dei film natalizi.

Michael Keaton ci racconta un uomo che aveva sogni troppo grandi per il suo portafoglio, sempre alla ricerca della prossima idea vincente: sedie e tavolini pieghevoli, bicchierini di carta, frullatori…
Otteneva il rispetto di una sedia: pur avendo prodotti innovativi non veniva colto il potenziale dai contadinotti del ’54, per cui svolgeva una vita comoda ma non agiata come avrebbe voluto.

Iniziando come terzo socio fa affiliare molte persone per l’apertura di nuovi ristoranti: laddove i due fratelli avevano perso sul piano competitivo-redditizio Kroc aveva capito (quasi) tutto.
Una catena dove si uniforma lo stile, il cibo, i prezzi, la disposizione della cucina… I fratelli fondatori avevano individuato una fetta di pubblico, scremandola dai frequentatori dei Drivein, posti affollati da bulletti gelatinati e persone reduci da bische clandestine. Ray Kroc inizia a selezionare le giuste persone con voglia di lavorare, imponendo un controllo serrato sulla produzione in modo che il prodotto sia uniforme, compatto e rispetti i criteri (ma soprattutto i costi) Mc Donald’s.

Trasforma un piccolo chiosco in una macchina da soldi fenomenale, esportando a man bassa il modello sviluppato dai due fratelli. McDonald’s, recita Keaton nel film, dev’essere come la chiesa con la croce e il tribunale con la bandiera statunitense: un simbolo nel quale identificarsi quando si giunge in un posto nuovo.

Dietro alle quinte – Nella vita reale

33mila ristoranti in oltre cento stati rappresentano l’attuale impero degli “archi dorati”: pur con qualche modifica inerente al Paese di destinazione (caffè e gelato in Italia, per esempio) lo stile è sempre quello, con la famiglia a base di tutto. Giochi per bambini, Happy Meal, un inquietante clown sempre seduto sulla panchina rappresentano il segno più evidente e marcato dell’americanizzazione globale.

Dietro alla macchina da presa troviamo una conoscenza rodata: John Lee Hancock, appassionato di storie vere (già regista di Saving Mr. Banks), se la gioca bene scegliendo Keaton per un ritratto buonista del fondatore di una multinazionale che di scrupoli, onestamente, se n’è sempre fatta molto pochi. Gli stessi fondatori, per l’acquisizione del marchio, sono stati liquidati con 2 milioni e 700.000 dollari, quando i ristoranti McDonald’s fatturano in tutto il mondo la bellezza di 700 milioni annui, dollaro più e dollaro meno.

Anche in Saving Mr. Banks Hancock non aveva calcato assolutamente la mano, descrivendo Disney come un miracolo cristiano incensato dagli angeli protettori (mentre nella vita reale le cronache raccontano che fosse un misogino, misantropo, razzista, guerrafondaio e omofobo, tanto per gradire). Non gli piace assumere posizioni scomode e racconta in modo pulito e lineare storie di grandi personaggi: ogni regista ha il suo stile, d’altronde.

Concludendo

Un film che racconta in modo diretto e abbastanza fedele le vicende alle spalle di McDonald’s. Dipinge Ray Kroc come un direttore d’orchestra, che non ha inventato nulla ma ha saputo cogliere e unire le energie e il potenziale per creare un grande gruppo internazionale, incassando milioni a sbadilate. La beneficenza raccontata alla fine del film è un misero compendio, considerando i casi di obesità e malattie cardiovascolari causati da una dieta così povera e limitante come quella proposta dal gioioso clown a righe bianco-rosse. Bravo Keaton (fedele e calato nel personaggio), ottima colonna sonora, un piccolo pezzo di storia moderna da portare con noi.
La fotografia del sogno americano e del successo imprenditoriale a qualsiasi costo (anche della salute degli americani).
Consigliato.

Voto: 8/10

Marco

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