Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Uni…che?

collage amici by cobain86.wordpress.com

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Quando l’ho dovuta scegliere io non poteva aiutarmi nessuno: nella mia famiglia ero il primo studente universitario.
Quindi, dopo 5 anni e una laurea specialistica, penso che sia giunta l’ora di spiegare perchè scegliere l’università può cambiare la vita.
Sempre nello stile ironico e sferzante di Cobain86: buona lettura!

La prima regola fondamentale è che l’università, come ripeto da secoli, non la impone nessuno: i tuoi ti possono spingere a calci in culo ma se tu non ci credi sono soldi buttati via. Quasi 5.000 euro tra libri e tasse per una pubblica: meglio saperlo da subito, così si evitano facili illusioni di rimanere parcheggiati ad oltranza.

Secondo: trova qualcosa che ti appassioni veramente. Dovrai fare esami su esami e se ciò che fai ti piace tanto meglio no? Tanto avrai tempo per romperti le suddette ciufole quando dovrai lavorare 😉 .

Terzo: Pubblica o privata? Sede o fuori sede? Considera che un’università privata costa il doppio di una pubblica: se pensi di fare Comunicazione a Reggio Emilia (pubblica) di tasse sono circa 1.500 euro annui (ma puoi avere detrazioni ed esoneri totali, nonchè esser foraggiato dalle banche nel caso la tua media possa vantarsi di viaggiare sul 28/30), se vuoi fare la Cattolica di Milano (più che privata.. privatissima 😉 ) sono quasi 4.000 euro l’anno (più le spese per rimanere fuori sede). Tutto questo al netto dei libri.

Le spese per rimanere fuori sede comprendono: appartamento/bilocale/loculo mortuario senza praticamente niente ma carissimo perchè chi affitta gongola nel vederti patire e ritocca i prezzi come un truzzo tamarra la sua auto da esibizione.
L’appartamento spesso viene condiviso, per cui l’affitto globale verrà diviso per i residenti: oltre a questo sussistono le spese di luce/acqua/gas, manutenzione condominio (scale) e la spesa quotidiana.

Il frigo verrà diviso in varie zone (se non addirittura chiuso a chiave) come anche i compiti domestici (lavare/stirare/pulire/cucinare): trovare una buona alchimia con i coinquilini in modo da non scannarsi vivi dopo un mese è un compito che, ancora oggi, richiede una gran dose di pazienza e misteriosi equilibri che tengono in piedi questa sottospecie di famiglia.

Nel privato (essendo il prezzo praticamente raddoppiato) l’ambiente è più selezionato, la retta è abbastanza alta da far alzare i tacchi a chiunque non abbia un padre che porti a casa almeno 5 mila euro mensili, i professori dovrebbero essere l’eccellenza: gente del mondo dello spettacolo, personaggi noti che pubblicano e scrivono libri a livello nazionale ed oltre e via dicendo.

Il discorso rimane sempre quello: tra la Biagi di Modena e la Bocconi di Milano (stiamo parlando di economia, pubblica vs privata, sede vs fuori sede) vince la Bocconi come prestigio. Se esci dalla Bocconi a pieni voti hai già una marcia in più per occupare posti manageriali, con il supporto di un’istituzione che è sinonimo di eccellenza.

Magari il laureato alla Bocconi è un pirla di prima riga, ma fino al colloquio orale la ditta non lo saprà mai.

Quarto: Fatti degli amici, conosci delle ragazze, informati. Il maggior ostacolo per chi viene dal mondo tuttoPronto tuttoCotto delle superiori è il fatto che qui bisogna arrangiarsi: le dispense sono su Internet, i prof hanno ricevimenti che a volte non onorano e arrivano a lezione in ritardo. A volte non si presentano e delegano esami e lezioni agli assistenti.

A Reggio Emilia i professori si sbattono e sono puntuali per le lezioni, salvo rarissimi imprevisti: per gli esami, anche se hanno assistenti, sono sempre presenti in prima persona. I materiali su Internet sono disponibili (anche se migliorabili), l’informatizzazione è arrivata ma molti sono ancora analfabeti tecnologici e presentano roba da chiodi.

Il clima è abbastanza giovane, per fortuna non siamo stati schiavi di vecchi baroni arroccati alla poltrona in pelle umana (vedi Fantozzi), età massima 50/55 anni, molta voglia di fare, professori disponibili al dialogo e ai vari incontri con gli studenti.

Quinto: Libri. Ne servono sempre di più, a volte solo alcune pagine, altre solo qualche capitolo. Le soluzioni sono tre: o li comprate originali (occhio al borsello), usati (si risparmia pigliando quello che passa il convento),  in prestito dalla biblioteca.

La quarta soluzione sarebbe fotocopiarli: se vi beccano vi fanno un fondoschiena a capanna sia a voi che alla copisteria. Consapevoli che lo fate a vostro rischio e pericolo, oltre ad essere illegale: nonostante vi riempiano il libro di bollini siae il massimo fotocopiabile è il 5% del totale.

Nelle prime 3 bisogna trovare una libreria che fa sconti su libri universitari (rare ma si trovano), per gli usati controllate il numero delle pagine, i paragrafi e l’edizione: acquistare un’edizione desueta con un programma vecchio equivale a buttare i vostri risparmi nello sciacquone. Per il prestito (se la biblioteca è aggiornata e ha le edizioni più recenti) è totalmente gratuito: ricordatevi che non potete sottolineare/spaciugare i libri come volete e che avete dei termini precisi entro i quali restituire il materiale prestato.

Sesto: Dopo questa infarinata sul mondo accademico passiamo ai veri motivi del frequentare un ateneo universitario.
Se i vostri prof delle superiori vi sembrano avanti non avete mai conosciuto la razza universitaria: gente che ha studiato ad Harvard economia negli anni ’70, ha girato mezzo mondo, è stata in Germania ad apprendere direttamente da Luhmann le basi della sociologia odierna, tutti almeno bilingue.

Alcuni penseranno di sapere tutto (e lo sapranno davvero), altri saranno cazzoni di prima categoria, altri ancora vi faranno uscire dal loro esame con una voglia matta di dar fuoco ai loro appunti. Sono esperienze di vita 😉 .

Settimo: Tutto fa brodo. A crescere e morire in un paesello ignorante si fa sempre in tempo, prendi l’occasione dell’università per conoscere quante più persone possibili, ascolta tanta musica, sparati i film più diversi, esci con i tuoi amici: è un’occasione unica per esprimere la tua versatilità e per spaziare con la mente su quanti più argomenti possibili.

Chi frequenta l’università dovrebbe riuscire a farsi un’idea, a saper scrivere in modo accattivante nelle varie situazioni, ad informarsi su più fonti e a non accontentarsi della Gazzetta del pollo, imparare a discutere ed argomentare, parlare in pubblico, produrre risultati visivamente stimolanti.

La marcia in più tanto reclamizzata in realtà sono i mezzi che ti offrono per esprimerti: imparare a pensare su grande scala, riuscire a trovare soluzioni rapide ed efficaci, convincere gli altri della bontà della tua idea con prove ed argomenti validi, tutto questo è il tuo bagaglio.

Una valigia invisibile che ti sei portato dietro in questi anni e hai riempito con tutto quello che hai visto/conosciuto/amato/odiato/imparato: qualcosa che val ben di più del pezzo di carta, una cartuccia segreta che puoi giocarti sempre e che dimostra che 3 anni a Reggio Emilia non sono stati buttati via.

Le occasioni sono ovunque: Mazzetti, capostruttura di Rai 3 e fidato collaboratore di Biagi, insegna nel pubblico e ti offre le basi per imparare a fare un video, le conoscenze sulla TV per guardarla con il cervello attivo (anche se, con alcuni programmi,  la modalità stand by è inevitabile), un modo veloce e appassionato per raccontarti di cosa ha visto in tutti questi anni di servizio pubblico.

Ottavo: Gli esami hanno un peso diverso di crediti in base al carico di studio (a volte assegnato a caso, visto la mole di studio). Iniziare a studiare troppo presto è controproducente: magari il tuo esame è verso fine mese e tu perdi tutti gli appelli degli esami precedenti. Cerca di provare gli appelli, non aspettare l’ultimo appello credendo di dover presentarti con la conoscenza omnia.

Appena escono gli appelli (le date degli esami) cerca di preparare almeno uno dei 2/3 esami che hanno il primo appello più vicino: in questo modo eviterai di accumulare esami su esami ritrovandoti appelli concatenati un giorno dopo l’altro.

L’ideale sarebbe dare gli esami più pesanti all’inizio, tenendosi i più leggeri per il finale (ma a volte manca il tempo materiale): parti con quelli più veloci da preparare, così inizi a sfoltire la lista e se li passi hai tutto il tempo per i pezzi da 90.

Focalizza un obiettivo: se hai un esame o due arretrato dai prima tutti gli altri e tienili alla fine: in questo modo, se rimani in pari con gli esami attuali, dopo potrai riprendere con calma gli arretrati (al limite integra tutto questo con incontri settimanali con il docente in questione).

In questo modo puoi dare subito gli esami delle materie che hai frequentato (frequenza = mezzo studio, così lo prepari in meno tempo) e ti togli questi sassolini dagli zebenicoli, in modo da poter correre libero verso gli esami non passati.

Nono: Sii felice. Sentiti realizzato in quello che fai, affronta le tue mattinate con un sorriso, prendi con la giusta filosofia le occasioni che ti presentano. E vedrai che tutto si rimetterà a posto, riuscirai a rimanere in pari e a laurearti con il sorriso.

Almeno io ho fatto così 😉 .

Marco

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