Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Cinquanta sfumature di nero

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Come promesso ecco la recensione del secondo capitolo di Cinquanta sfumature. Top o flop? Scopriamolo insieme: buona lettura e buon San Valentino a tutti!

Attenzione: all’interno dell’articolo si parlerà di dominazione sessuale e di varie punizioni possibili. Se siete persone sensibili o, incredibilmente, non avete ancora visto il film fermatevi qui. Manterrete la sorpresa e potrete guardarvi il film senza spoiler.

La trama

Christian Grey è più che determinato a riconquistare Anastasia e, come abbiamo visto dal capitolo precedente, a lui non si dice no.
Grey ora è maturato, è pronto a impegnarsi per tutto e in tutto con Anastasia ma nuove minacce plumbee si affacciano all’orizzonte: conosciamo il caporedattore sporcaccione presso cui lavora Ana, e, per la gioia di tutti, Mrs. Robinson, colei che ha iniziato l’adolescente Grey ai piaceri del BDSM.

Da bravi, tutti in sala

La fila chilometrica all’ingresso e la partecipazione del pubblico in sala con applausi, risate e commenti mi ha fatto capire che, nonostante qualche intoppo con il primo film, i fan irriducibili hanno concesso una seconda occasione all’autrice. Giudicando l’esordio record il giorno d’uscita l’accoglienza è stata più che calorosa: volendo e volando vogliamo ancora Mr. Grey con il piglio sicuro e la mano gonfia di banconote.

A parte qualche entusiasta che ha deciso di applaudire anche la sigla di presentazione della Universal, suscitando perplessità imbarazzanti, il film è iniziato. Silenziio in sala.

Il film

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Aver rimosso tutte le regole ha giovato alla trama, che ora risulta più fluida e scorrevole.
Scopriamo che Grey è un sadico e non un dominatore (così si spiega perché nel primo film non era capace di imbastire una dominazione psicologica): Ana deve fare i conti con il passato ingombrante di Grey,
un passato che sbuca da ogni angolo sotto forma di esperta dominatrice o di giovane sottomessa.

Tuttavia il secondo film cambia rotta e si sposta su una dimensione romantica, accendendo i calori delle fanciulle in sala. La favoletta del “tanto chiunque può cambiare, perfino un consumato dominatore sadico” se la bevono avidamente, saltellando ad ogni promessa che esce dalla sua bocca. Per Grey difatti, nulla è un problema:

  • caporedattore sporcaccione? Licenziato in tronco dall’amministratore delegato amico di Grey
  • problemi sul lavoro? Grey si offre di comprare la casa editrice, risolvendo ogni possibile problema di licenziamento
  • pazze furiose armate di revolver? Si mandano all’ospedale psichiatrico e la questione è risolta
  • ex dominatrice gelosa? Si allontana dalla villa con tanto di applauso del pubblico

Ogni problema, sparizione di Grey inclusa, viene risolto nel giro di pochi minuti, con dialoghi cioccolatosi che grondano miele da ogni poro.
La festa della dominazione si è trasformata nel festival delle ovvietà, con luoghi comuni e problemi semi-inesistenti. Più che di reali ostacoli sui binari parliamo di rametti buttati a caso, per allungare la storia a 120 minuti.

Ma, citando i nostri amici di Top Gear (ora The Grand Tour), POTREBBE ANDARE PEGGIO.

Tu mi hai insegnato a scopare, lei mi ha insegnato ad amare!

Sul finale assistiamo a dialoghi degni della miglior telenovela sudamericana. Commovente la ribellione di Grey verso la sua padrona e maestra: allo schiaffo della madre, che le intima di abbandonare subito la villa,
partono gli applausi del pubblico con un coro di voci femminili eccitate da tanta azione.

Torture differenti

Il secondo tentativo è stato migliore del primo e di ciò siamo grati alla Universal.
Tuttavia se prima di parlava di torture fisiche con frustini e corpetti in pelle adesso la vera tortura è resistere ai dialoghi da telenovela sudamericana, imbastiti per riempire i vuoti tra un accoppiamento e l’altro.

Lo stile delle scene “d’azione” si è addolcito, mostrando dettagli interessanti (hanno aumentato il fattore tetta, dedicandosi ai seni ben sodi e torniti della protagonista) e un commento musicale soddisfacente.
Manca una hit degna di Love me like you do, belle canzoni ma in gran parte facilmente dimenticabili.
Lo stile narrativo ha una denotazione spiccata verso i romanzi Harmony che hanno popolato le case degli italiani negli anni ’80. Storielle leggermente piccanti che infuocavano la casalinga di Voghera,
dandole quel brio per possedere il marito come un toro di Pamplona.

Concludendo

Un film interessante (ancora una volta vietato ai minori di 14 anni), che rende la serie più curiosa rispetto all’esordio che ha sofferto di varie difficoltà: tra le resistenze culturali e una sceneggiatura non eccellente è stata dura.

Nel secondo assistiamo ad un cambio di rotta verso la parte cioccolatosa, con dialoghi e situazioni che infiammano i cuoricini delle donne in sala, portandole a credere a storie inverosimili.

Film ideale per San Valentino, girato in coppia con il suo seguito (50 sfumature di rosso, in uscita a febbraio 2018): ottimo per le coppie, divertente con gli amici per apprendere i segreti di Mr. Grey.

Pur essendo tentato dall’assegnare un voto maggiore i dialoghi stile Harmony recitati in modo plastico, la mancanza di un hit riconoscibile come main theme della colonna sonora e gli ostacoli insormontabili risolti in cinque minuti mi frenano, facendomi riflettere sull’entusiasmo dato dalla prima visione. Serve ancora quel tocco in più per dare alla serie quella magia, quel profumo e quell’intensità che traspare copiosa dai manoscritti.

Ottimo per una serata spensierata, molto divertente da rifare a casa con la propria compagna. Alla prossima!

Voto: 7,5/10

Marco

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