Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Billy Elliot

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Può un film canterino risultare interessante e coinvolgente senza essere stucchevole? Ecco a voi la storia di Billy Elliot: buona lettura!

Trama

Regno Unito, 1984. A Durham Coalfield incontriamo Billy, un ragazzino di 11 anni senza mamma che vive con la nonna, aspirante promessa del ballo, il padre e il fratello minatori.
La lady di ferro (o più comunemente Thatcher) decide che l’Inghilterra deve tagliare gli sprechi, sostenendo che è un’amara medicina da ingoiare: vengono chiuse, ridimensionate le miniere ma soprattutto ristipendiati i minatori, con scioperi, proteste e lotte armate con i bobby inglesi.

In questo clima gioioso e festoso Billy trova rifugio nel balletto, sentendosi vicino alla mamma e alla sua vera essenza. Gli imprevisti non mancheranno.

La doverosa premessa

Non amo il balletto e i pochi musical che ho amato sono cartoni della Disney (Mamma mia e Frozen, che vorrei lasciarmi alle spalle, me li sogno ancora di notte) quindi non penso di rappresentare un pubblico facile per queste pellicole. Tuttavia Billy Elliot è una splendida eccezione: visto a 14 anni, me lo sono trasportato negli anni come una coperta di Linus e, recentemente, ho avuto il piacere di rivederlo in Bluray.
Non avendo mai dedicato una recensione a questo film ho pensato che fosse giunto il momento.

Il film

La storia di Billy Elliot è ispirata ad una vicenda vera, accaduta al ballerino Philip Mosley.

Un ragazzino che vive in una realtà deprimente, in ristrettezze economiche, scopre che la boxe non fa per lui. E così, di nascosto, segue lezioni di danza suscitando ilarità, scompiglio ma soprattutto pregiudizi a non finire, come se ballare rendesse le persone automaticamente gay. Considerando che alle spalle di questo film c’erano i realizzatori di Quattro matrimoni e un funerale e Notting Hill alcuni di voi potrebbero giustamente preoccuparsi, ma non è così. Non è una commedia patetica con gente che spunta dai cestini ballando senza senso per le strade, come se avesse inalato oppiacei. No!

È un delicato equilibrio tra ironia, dolcezza, amore, durezza e sentimento, sostenuto da una colonna sonora eccezionale che vi consiglio di recuperare assolutamente.

Per 120 minuti siamo trascinati in una fisarmonica, dove i momenti allegri vengono alternati a situazioni drammatiche, dove la povertà e la miseria uccidono qualsiasi sogno di libertà.

Jamie Bell saltella a perdifiato, dimostrando un’incontenibile energia che riesce ad esprimere solamente con “elettricità”.
Gary Lewis, che ho avuto modo di conoscere con questo film, è un padre distrutto dalla perdita dalla moglie, con una famiglia da gestire e teste calde da sedare.

Tra i momenti più belli la lettera della madre, narrata a due voci con la partecipazione di Julie Walters, e la rassegnazione del padre, quando disperato abbraccia il figlio maggiore invocando il suo perdono per aver abbandonato lo sciopero. I soldi servono per mandare Billy all’audizione e, purtroppo, ha la priorità sulle rivendicazioni sindacali dei minatori.

Il mix tra ironia e dolcezza è unico, un fluido che rapisce lo spettatore fino all’ultimo minuto con un giusto dosaggio, senza scadere nel patetico o nello scontato.
Potremmo definirlo Rocky con la scarpette da ballo, il ragazzo in cerca della grande occasione, il sogno che si avvera dopo anni di stenti.

Concludendo

È difficile, quando si è poco più che adolescenti, individuare un film formativo che possa seguirti negli anni. Io, per caso, ho incontrato questa pellicola da cui è nata un’amicizia, e ogni tanto mi fa piacere rivedere le avventure del piccolo Billy. È un ragazzo ammirevole e deve abbattere tanti muri, specialmente culturali, per raggiungere il suo sogno, la sua meta, il suo obiettivo.

Da notare, nel balletto finale che chiude il film, la citazione di un’edizione famosa de Il lago dei cigni: la coreografia di Matthew Bourne del 1995, dove l’intero corpo di ballo femminile è stato sostituito da uomini, affrontando in modo libero (più o meno) il tema dell’omosessualità a Londra.

Un film che parla al cuore, girato in modo non banale, con un’ottima colonna sonora e un sapiente dosaggio di personaggi, situazioni, incontri ed emozioni.

Una girandola di emozioni che ci mostra il cuore di Billy, la tenacia di suo padre e di Mrs. Wilkinson nonostante le prospettive fossero tutt’altro che rosee. Un insegnamento a vivere e combattere per i propri sogni, a prescindere dalla loro grandezza o da quanti scalini siano necessari per arrivarci.

Una piccola perla da recuperare assolutamente per ridere, emozionarsi e commuoversi ancora una volta, dopo 17 anni dalla sua uscita.
Un modo come un altro per recuperare il Billy che è in noi dandogli voce, spingendoci a credere nel nostro potenziale e nelle nostre capacità.

Consigliatissimo.

Voto: 9/10

Marco

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Commenti su: "Billy Elliot" (1)

  1. […] celebre film Billy Elliot è stato tratto anche un musical. Ne vale davvero la pena? Buona […]

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