Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Cercando lei

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La sveglia ha fatto scattare un altro minuto. In un buio appartamento milanese solo una luce rimane accesa, quella dello studio. Come sottofondo un leggero ronzio del lettore CD e le note vellutate della bossa nova, che tagliano le spirali di fumo che si stagliano decise nell’aria come ombre sul muro.

Nell’ombra compare un ragazzo, Claudio, rannicchiato su sé stesso. La testa poggia stancamente sulle braccia incrociate sulla scrivania. Un mozzicone di sigaretta rimane impassibile in un portacenere color blu, la poca cenere fa intuire che sia un vizio saltuario, qualcosa per rompere la noia, giusto prima di addormentarsi. Nel suo studio solo una lampada accesa e il monitor del portatile. Sul monitor compare una carrellata di foto delle vacanze, belle, colorate, solari, forse un po’ sbiadite dai ricordi.

Nelle foto compare Claudio: alto, corporatura media e capelli scuri, ravvivati da spruzzi di gel. Braccia segnate da un’infanzia passata a giocare e a correre e corpo scolpito dalla palestra fatta due volte a settimana: non eccezionale ma lui di certo non si lamenta. Abbigliamento casual, non certo griffato dalla testa ai piedi ma nemmeno un barbone: la via di mezzo, come è sempre un po’ stata la sua vita.

Claudio vive nella sua tranquillità, nel suo calmo fermo immagine: mai storie troppo serie, stessi posti, stesse routine, stessi gusti invariati, pochi cambiamenti minimi necessari ma per il resto calma piatta. Cambiare non è il suo forte e preferisce stabilire solide basi su cui impostare la propria vita sociale e affettiva. La ragazza che compare nelle foto è l’amica di sempre, Paola: alta, occhi bruni e grandi per scrutare ogni piccolo angolo di mondo e chioma fluente e profumata corvina, profilo slanciato e simpatia irrefrenabile. È l’unica ragazza con cui non ha segreti, con cui ha preso il caffè alle 3 di notte per gli esami dell’università, con cui magari pensa di potere avere una storia ma poi si rendono conto che non funzionerebbero. Meglio amici sinceri che amanti ipocriti.

Da qualche mese però le cose si stanno muovendo nella mente di Claudio: visto il caotico traffico metropolitano decide di utilizzare i mezzi pubblici per recarsi al lavoro, uno studio dove vende spazi pubblicitari, e così, sul bus, trova l’incognita che non aveva mai avuto la prodezza di cercare.

È lei, ragazza tipica milanese ma con lineamenti del sud che confondono le idee. Occhi grandi e azzurri, chioma folta e bionda, tanti gioiosi boccoli che le incorniciano il viso ed esaltano il suo sorriso riflesso nel vetro nelle giornate di sole.

Lui non ha il coraggio di approcciarla, significherebbe rompere il suo schema di consuetudini, esporre il suo cuore ad un nuovo rischio e non sa se è pronto. L’ultima storia è finita male: amore per tanto tempo, convivenza e poi ognuno a casa propria. Caratteri troppo diversi, incompatibilità troppo forti che emergevano e allontanavano l’amore.

Lui però ne rimane affascinato, scrive su un taccuino le frasi più belle per lei e ogni giorno ne sceglie una che si abbina in un curioso rapporto meteo/ragazza: giornata solare/ragazza felice, giornata plumbea/ragazza triste.

Nel suo iPod scorrono canzoni d’amore seguite da grandi classici come gli Who, i Pink Floyd, i Guns ‘n Roses ma anche contemporanei come Baustelle e Amy MacDonald.

Ogni giorno la canzone è diversa, l’alchimia è variegata: biglietto nuovo, nuova canzone.

Oggi era il giorno di Una canzone per te di Vasco Rossi, si sente carico, vuole lanciarsi nuovamente nel mondo, provare emozioni, avere foto e biglietti di posti e spettacoli da mettere nel collage che ha composto nel suo studio, a metà tra quadro futurista e astrattismo.

Arriva il bus. Salgono. Obliteratura all’unisono.

…una canzone per te, non ci credi eh…

“Ok ora mi avvicino, le sparo tutto d’un botto le mie emozioni e quello che viene viene”. Lei intanto sta messaggiando frenetica sul suo cellulare, un modello un po’ datato ma al quale pare sia molto affezionata.

…lei è troppo chiara e tu sei già troppo grande…

“Dai Claudio è molto carina, fate lo stesso percorso insieme da circa 3 mesi, avrai bene il coraggio di presentarti e scambiare i contatti per poterla vedere anche fuori da questo maledetto autobus”. Lei sta guardando verso il fondo, vede Claudio e saluta: ma in realtà sta solo cercando di richiamare l’attenzione della sua editrice, a cui deve consegnare la bozza del nuovo articolo tra 1 settimana e ha bisogno di delucidazioni.

…ma le canzoni sono come fiori, nascon da sole son come i sogni…

Claudio prende il coraggio e si avvicina. Tempo contatto vicino allo zero, massima trepidazione, battito cardiaco accelerato, zero pensieri, tutto d’un fiato. Si sta dirigendo verso di lei, chiede permesso per passare in mezzo alla folla recalcitrante e pressante, riesce a vederla per pochi secondi in viso quando lei si alza di scatto. Battito accelerato, emozione, cardiopalmo. In realtà lei ha prenotato la fermata perché oggi scende prima e così, spinto da altre persone con lo stesso problema, arriva a sedersi al suo posto.

La ragazza misteriosa, però, ha dimenticato qualcosa: un segnalibro di cartoncino con una frase di Fabio Volo. Se lo rigira tra le mani nervoso, lo annusa e sente il suo profumo delicato, zenzero e vaniglia. Decide di trascriversi la frase, in modo da poter rendere il segnalibro alla ragazza la prossima volta e poter aver accesso ad una piccola porzione del suo meraviglioso mondo.

Nel momento in cui, estratta una Parker blu, sta trascrivendo sul suo Moleskine rosso la frase, si ferma un attimo e rimane stupito dall’intensità della frase:

Voglio lasciarmi andare
Voglio di più per me
Voglio buttarmi per cadere verso l’alto. (F. Volo)

Scende dal bus intorpidito e rinnovato, racchiude il segnalibro nel taccuino e punta gli occhi al cielo: oggi le nuvole giocano curiosamente a rincorrersi, disegnando acrobatiche evoluzioni e simpatiche pagnottelle.

E forse è ora che anche lui rincorra l’unica cosa per cui, forse, da mesi, vale la pena davvero.

Marco

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