Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

127 ore_Il capolavoro

127 Ore

Un’allegra scampagnata per lo sterminato canyon dello Utah diventa la prigione di Aron Ralston, bloccato da un masso verso ogni possibilità di salvezza. Quanto è realmente disposto a fare per salvarsi, quanto è forte il suo spirito di sopravvivenza? Nominato a 6 premi Oscar, il film che ha reso celebre James Franco. Buona lettura!

La storia
Un ingegnere 28enne scanzonato e superficiale parte per una “scampagnata” nell’avventura incontaminata americana, più precisamente il canyon dello Utah. Non lascia detto a nessuno la sua destinazione, prende poche cose e, a suon di musica, videocamera e macchina fotografica parte per questa adrenalinica avventura.
Una volta nello spazio sconfinato del polveroso canyon familiarizza con due ragazze divertendosi e giocando nell’acqua; dopo una fugace chiacchierata prosegue il suo cammino, scivolando rovinosamente in un crepaccio; un masso rovina nella feritoia bloccandogli il braccio ed impedendogli ogni possibilità di fuga (il tempo di sopravvivenza senza cibo è stimato a circa un mese, senza acqua ad una settimana, ndr).
Nella lotta per la vita ripercorriamo la sua esistenza, tra sogni, proiezioni future e creature di una mente esausta che chiede soltanto di essere salvata. Finale a sorpresa con il vera protagonista della vicenda che appare prima dei titoli di coda.

L’attore
James Franco ha interpretato la sua consacrazione: intenso, appassionato, vivo, impegna la sua anima. Una prova attoriale a 360 gradi che sprigiona la carica espressiva ed emotiva che questo film vuole trasmettere.

Montaggio, fotografia e musica
Il montaggio, adrenalinico e ben studiato, propone spesso la suddivisione dello schermo in 3 fasce, in modo da poter vedere vari spezzoni contemporaneamente, invitandolo a completare la storia laddove le parole non sono sufficienti . La fotografia è stupenda, penetrante, uno sguardo nell’anima di una persona che passa dalla superficiale sicurezza delle sue abilità allo spavento di un bambino, contrito in una feritoia dal canyon abbandonato da tutti.
Se i primi due elementi non fossero sufficienti a convincervi c’è la musica, un flusso sonoro studiato alla perfezione per sottolineare con la giusta leggerezza o intensità i vari momenti di questa scampagnata finita in tragedia, canzoni che spesso raccontano più della persona la sofferenza che sta provando in quel momento.

Non adatto a tutti
Nel film, per dovere di cronaca, va segnalata una scena molto cruda che ha sconvolto anche i primi fortunati che l’hanno visionato; 5 svenimenti e una persona colpita da attacchi epilettici. Sconsigliato ai bambini e a persone dal cuore sensibile, il regista Boyle ha calcato la mano pesantemente. Forse si poteva mostrare lo stesso contenuto come fecero nella puntata finale della 6 stagione di House, dove la situazione è simile ma la scena è stata girata in modo leggermente diverso, concentrandosi maggiormente sul dolore emotivo piuttosto che su quello fisico, evitando le scene in presa diretta.

Arringa finale
Nonostante il tema fortemente epico della locandina sopra riportata non è la solita sbaracconata americana; è un film d’azione “all’inglese”, con un protagonista bloccato che deve dare vita ad una storia pur non potendosi muovere. La scelta delle scene utilizzate nei vari montaggi e le musiche lo rendono sensazionale, sotto ogni punto di vista; talmente bello e profondo che oscura tutti gli altri film usciti recentemente, profondo come pochi, intenso come una sferzata gelida al cuore, potente come un tuono rimbombante nella prateria: un capolavoro.
James Franco dà il massimo in questa prova senza risparmiare una sola goccia, rendendo una storia di 90 minuti un viaggio attraverso noi stessi e il nostro bisogno di sopravvivenza.
Danny Boyle, già regista di The Millionaire e Trainspotting, riconferma il suo straordinario talento.
Consigliato.

Voto: 10/10
Marco

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Commenti su: "127 ore_Il capolavoro" (4)

  1. AleRandy ha detto:

    Danny Boyle Straordinario, ti consiglio di guardare “In Trance” e “Sunshine” film sottovalutati del regista inglese, ma davvero magnifici.

  2. […] Boyle (The Millionaire e 127 ore) alla regia e Aaron Sorkin (The social network) alla sceneggiatura ci propongono la seconda […]

  3. […] delle immagini e la fotografia (come già dimostrato ampiamente in Trainspotting, The Millionaire e 127 ore) non si discute: entriamo nel vivo dell’azione, con primi piani e giochi di luce magistrali, […]

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