Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Università “mediata”

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Incredibile viaggio divertito (e divertente) nell’università italiana, con genitori che telefonano ai docenti per le richieste più assurde e studenti accompagnati fino all’ingresso. Motivazioni e ragioni per cui, se gli altri speak english noi oddio c’è l’articolo in inglese! Buona lettura a tutti!

Tipico pre-universitario italiano
Al primo livello, quello dell’iscrizione, è un organismo monocellulare che si riproduce per emulazione e identifica il suo habitat naturale nel divano; sporadicamente alza l’avambraccio per guardare su Youtube i filmati della De Filippi e per controllare lo status di Facebook.
Questo idillio di acuto fancazzismo, solitamente, viene interrotto dal genitore funesto che irrompe nella cameretta con classica mazzetta da 15 kg in piombo fuso. Vuole che il figlio combini qualcosa nella vita (oltre a fare le sgasate con la macchina e a consumare treni di gomme emulando Fast and Furious con la 500 Abarth): decide di iscriverlo all’università.

L’iscrizione
All’atto dell’iscrizione lo studente è ancora ben saldo sul suo divano, legato da forze invisibili. Il genitore, anzichè stimolarlo con un teaser a 220v, lo lascia poltrire e inizia a telefonare ai docenti, avanzando frasi del tipo:

“Salve collega, le dò del tu tanto io sono un professore delle medie (!!). Com’è l’università, difficile? C’è tanta matematica? Si studia molto?”. Il docente, tra lo stupito e l’imbarazzato, di solito chiede: “Ma scusi ma perchè non mi ha chiamato suo figlio?”. Il genitore, nel pieno della sua figura di m…armellata, esulta dicendo: “Ma poverino, è così stanco, deve riposare sul divano, siamo al 29 luglio. A proposito quando sono i ricevimenti per i genitori?”. Se poi gli studenti italiani vengono chiamati in certe maniere poco edificanti, forse, un piccolo fondo di verità c’è.

Post-iscrizione
Dopo una prima fase d’iscrizione, portata avanti praticamente solo dal genitore, finalmente arriva il momento di entrare in aula: alchè il genitore premuroso conclude la sua opera teatrale portando il figlio fin davanti al portone (in macchina, con un sole che spaccherebbe anche le pietre calcaree). La domanda nasce spontanea: ma siamo all’università o all’asilo?
Il genitore, inoltre, non vede l’ora di palpare e di leggere il libretto cartaceo, documento assolutamente inutile: infatti ha perso TOTALMENTE valore legale (viene ancora dato nel caso uno debba cambiare facoltà e non ci sia un sistema informatizzato di gestione delle valutazioni). Se quindi non ha valore legale il figlio può anche inventarsi i voti (tanto fanno fede quelli registrati dal sistema ESSE3), occhio alla penna! Casomai chiedete la stampa da esse3, quella è l’unica a far fede .

Dulcis in fundu, come ciliegina su questa torta pasqualina allo sfascio, ci si ritrova con studenti che hanno fatto la traduzione lettterale di un articolo della Harvard Business School con Google Translator. Risultato? 19 pagine tradotte alla meno peggio.
Il problema dei traduttori, infatti, è quello di non capire spesso il contesto in cui sono usate quelle parole, quindi sono utili fino a mezzogiorno (anche le versioni a pagamento); stanno migliorando ma serve comunque l’occhio umano per aggiustare il tiro.

Il parere del contadino
Questo modo di fare, totalmente asservito ai bisogni filiali (rasentando l’assistenza invalidi), rende i figli incapaci di “darsi una mossa” e di iniziare a costruire il proprio percorso/rapporto universitario in modo autonomo, maturo ed indipendente.
Il fatto che l’assistenzialismo matriarcale italiano (i cosiddetti mammoni) sia imperante non è un’attenuante per lasciare tutto com’è. Cercare di cambiare le cose è sano, oltre che stimolante, e porta alla costruzione dell’adulto del domani.

Il fatto di deresponsabilizzare continuamente le cose sui genitori, di rimanere attaccati alla casa come murene, di avere il terrore appena vediamo qualcosa in inglese… Non è una critica, solamente uno specchio sulla maggioranza (per fortuna non tutti) di matricole che approdano al mondo universitario. Un’immagine impietosa di persone che approdano in un mondo dove la ricchezza culturale e la multiculturalità sono i requisiti fondamentali (e loro si preoccupano solo del giardino di casa loro).

Studiare in Italia sarà ancora più difficile in futuro, per via dei forti tagli alla cultura e delle continue riduzioni di organico: cerchiamo di farlo seriamente, please.

Marco

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Commenti su: "Università “mediata”" (2)

  1. […] la lettura con la fonte di questo articolo: Università “mediata” « Cobain86 Articoli correlati: Università, appuntamento a Milano at Alessia […]

  2. bello! .. io sarei più drastica, altro che 2.20!!!

    Penso che sia un passo che va fatto pian piano, quello di responsabilizzare i figli ma va fatto!! … non perchè il genitore si deve liberare delle magagne varie del figlio ma perchè quel figlio sarà l’adulto di domani … e quando vedo i ragazzini di oggi in giro mi viene da v……e

    un po’ quello che ho scritto nel penultimo post ” posso definirli effetti della crisi?” .. anche se più generico rispetto al tuo!

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