Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Bisio – Father and son

Claudio Bisio - Father and son

Claudio Bisio – Father and son

Nella lussureggiante cornice del teatro di Carpi arriva un mattatore in cerca di applausi: Claudio Bisio in Father and son. Top o flop? Buona lettura!

Trama

Un padre cerca il dialogo con il figlio, vuole portarlo in montagna per un’esperienza padre-figlio vecchio stile. Ma incontrerà varie avversità sul suo cammino, prima fra tutte la tecnologia, questo mondo misterioso e inesplorato per alcuni cinquantenni.

Claudio Bisio che simpatico umorista

Ritengo Bisio un attore e capo comico poliedrico, capace di donare il suo stile a Zelig senza rimanerne schiavo. Ha la battuta sagace, veloce e pungente come una zanzara, una memoria formidabile (l’avevo già visto alla prova in Grazie mille di Daniel De Pennac) e una capacità istrionica comune a pochi.
D’altronde nuovo giro nuovo regalo: un nuovo spettacolo è carico di dubbi, incertezze e dilemmi da risolvere per garantire un risultato omogeneo.

Lo spettacolo

Bisio in questo spettacolo rappresenta un padre alle prese con i dubbi dei genitori, che dicono tutto e il contrario di tutto: vuole conoscere il figlio ma il dialogo scarseggia, ostacolato da tecnologie che non riesce nemmeno a concepire. E così arriverà a conoscere suo figlio tramite i professori, il tatuatore, la sua ragazza e così via, in una girandola di personaggi sempre in bilico tra l’assurdo e il veritiero.

Rincara, esagera, sfuma e tratteggia, abbozza e via con un altro pensiero: il ritmo è un crescendo continuo, che ci porta pian piano nella testa di un adolescente e di suo padre che fa di tutto per capirlo, per entrare nel suo mondo, per scrutare i suoi pensieri, spesso fallendo miseramente.

Ma in questi due mondi apparentemente senza congiunzione e soluzione di continuità sbucano dei punti in comune: il figlio è uno spirito libero, quasi filosofo, basa il suo mondo su una cultura alternativa, padroneggia mezzi e strumenti che il padre osserva con un misto di stupore e diffidenza.

Il genitore appare, come tanti (o forse come tutti), preoccupato e a volte iperprotettivo nei confronti del figlio: è delicato, debole, indifeso, è la mia creatura. Poi magari vai al ricevimento e scopri che ha ribaltato una cattedra per un brutto voto, ma come si dice, sò ragazzi, eddai, è tutto carattere.

Uno stile di vita attivo e sano del padre cozzano contro la pigrizia, l’indolenza e la sciatteria del figlio, che gira come un barbone appena uscito dalla discarica: eppure, sul finale, quando il padre riesce finalmente a portare il figlio in montagna con lui, non solo riesce a tenere il passo ma lo supera anche.
E quando il padre lo chiama il figlio è già passato oltre (metafora della crescita e del successivo abbandono del nido): il padre ora può finalmente sedersi sereno e invecchiare in pace (almeno fino all’arrivo dei nipotini).

Bisio grazie alla brillante regia di Michele Serra e a due ragazzi molto bravi che eseguono l’accompagnamento musciale chitarra più violino mescola, confonde, rielabora un rapporto complesso tra padre e figlio abbattendo il muro dell’incomunicabilità e cercando i punti in comune.
Tra il serio e faceto ci fa ridere, commuovere, riflettere e preoccupare (sta sveglio ad aspettare il figlio, i voti a scuola, la prima ragazza portata a casa e così elencando) mostrandoci che le differenze che sembrano insormontabili sono solo sassolini.

Un padre, pur con tutti i suoi difetti, trova sempre il modo di comunicare con il figlio e, anche se non è perfetto, lo accetta com’è e lo aiuta a crescere.

L’accompagnamento musicale è discreto e prezioso, impeccabile nel sottolienare le sfumature essenziali del monologo interpretato da Claudio Bisio che è l’unico che calca la scena oltre ai due ragazzi: 90 minuti con un attore inarrestabile, dosato e sregolato allo stesso tempo, in uno spettacolo dove ridiamo di noi stessi e prendiamo coscienza della felicità dei nostri figli (anche se mangiano würstel crudi); ben lontani dalla perfezione ma già in grado di camminare con le loro gambe.

Una piacevole riconferma, un attore da rivedere lontano dalle commedie popolari o dal conduttore di Zelig: tante sfaccettature per aiutarci ad affrontare il giorno successivo con un sorriso.

Voto: 9/10

Marco

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