Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Billy Elliot Musical

Dal celebre film Billy Elliot è stato tratto anche un musical. Ne vale davvero la pena? Buona lettura!

La trama

Regno Unito, 1984. A Durham Coalfield incontriamo Billy, un ragazzino di 11 anni senza mamma che vive con la nonna, aspirante promessa del ballo, il padre e il fratello Tommy entrambi minatori.
La lady di ferro (o più comunemente Thatcher) decide che l’Inghilterra deve tagliare gli sprechi, sostenendo che è un’amara medicina da ingoiare: vengono nazionalizzate le miniere ristipendiando i minatori,
con scioperi, proteste e lotte armate contro i bobby inglesi.

In questo clima gioioso e festoso Billy trova rifugio nel balletto, sentendosi vicino alla mamma e alla sua vera essenza. Gli imprevisti non mancheranno.

Il musical (a teatro)

Convinto dalle musiche di Elton John mi sono recato a teatro, curioso di assistere alla trasposizione teatrale di un film che ha segnato la mia adolescenza, influenzando il mio amore per il cinema.

Dopo essermi accomodato nel palco con un mio amico e una milf in splendida forma bionda, riccia e occhi azzurri si apre il sipario.

Su coreografie e scenografie non hanno risparmiato, siamo a Carpi ma la compagnia è del Sistina: pioggia vera sul palco, luci stroboscopiche, fari a incrocio per illuminare in modo completo la scena e musiche firmate da un grande maestro. Tuttavia l’adattamento ha optato per alcune scelte discutibili, vediamo quali:

  • Il martello di Tommy è stato sostituito da un piede di porco
  • Tommy viene mandato in ospedale anziché in galera (il processo era funzionale a bloccare la prima audizione di Billy)
  • Tommy guarda una TV, assolutamente impossibile in una famiglia di minatori indigenti. Sono costretti a distruggere il pianoforte dopo un anno di sciopero, figuriamoci la TV!
    Nel film originale troviamo giradischi e radio.
  • Michael da introverso e timido diventa il peperino della festa, sculettando a più non posso come se fosse posseduto
  • I soldi necessari a Billy per l’audizione vengono sborsati da un crumiro, mentre nel film il padre deve impegnare i gioielli della moglie (un momento molto toccante, qui brutalmente ignorato)
  • Il pianoforte tanto caro alla madre di Billy è scomparso: nessuno ne fa cenno e quindi non viene distrutto per procacciare legna per il camino.
  • Nel cast troviamo una splendida ragazza a guida dei minatori, che nel 1984 (anno in cui è ambientato Billy Elliot) pur essendo una proletaria aveva i soldi per farsi i colpi di luce dalla parrucchiera, in pieno sciopero.

La versione teatrale di Billy Elliot come credibilità storica lascia decisamente a desiderare ma magari miglioriamo con i contenuti. O no?

Si canta e si balla, anche nella stalla

Si canta e si balla senza motivo, come nella migliore tradizione del musical italiano.

A farne le spese, a livello drammaturgico, è il tema dell’identità sessuale, rappresentato dall’amichetto di Billy un po’ “fru-fru” (citando lo spettacolo) Michael.
È stato affrontato a tarallucci e vino, con battute discutibili (spaccata di Michael, finto dolore testicolare e battuta: Ora capisco perché lo chiamano spaccanoci!!), rispolverando le Barbie e trasformandolo in un gioco dove,
manco a dirlo, spunta fuori una canzone, dove tutti sculettano allegramente.

Uno dei temi del film rappresentato dalle incertezze di Michael, quindi, cade penosamente sostituito da battutine e movimenti isterici sul palco, portando il vuoto assoluto nella mente di chi ha visto il film.

Altri personaggi di contorno, come il taciturno pianista o la nonna in preda all’Alzheimer, qui vengono valorizzati in numeri singoli, dove esibiscono tutta la loro bravura (sempre saltellando e cantando come se fossero posseduti, si capisce).

Concludendo

Bene ma non benissimo.
Tralasciare temi come l’identità sessuale per aggiungere gag di bassa lega indispone i fan, semplificando le cose. Per il resto gli elementi chiave funzionano, nonostante alcuni stravolgimenti di cui vi ho appena accennato.
Sinceramente un musical potrebbe far riflettere, portando alle luci della ribalta scomode verità in modo divertente.
Il film rimane impareggiabile, grazie alla colonna sonora di qualità e ai temi affrontati che spingono alla riflessione del corpo e dell’anima.

Spettacolo curioso, interpreti bravi… ma l’originale è una chimera irraggiungibile, che ci scaraventa nel  mondo di Billy mostrandoci la sua routine quotidiana.
Conviene recarsi a teatro con un ricordo svanito del film, al fine di godersi appieno questa nuova interpretazione.

Musical interessante, ma gli errori e le riduzioni attuate minano seriamente la credibilità dello spettacolo, rovinandolo in modo indelebile.

Voto: 7,5/10

Marco

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