Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Unplug me

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Il mio centinaio di lettori (citando Manzoni) a quanto pare legge il mio blog. Non sempre forse, magari scorre solo le intestazioni ma legge. Allora in Italia qualcuno che legge ancora c’è. Diamogli quindi un motivo per farsi due risate così, a cuor leggero.
Cura veloce contro la banalità di alcuni discorsi: good reading.

Mi trovo davanti al plotone d’esecuzione. Non chiedo nemmeno la mia ultima sigaretta, ne ho fumata qualcuna da adolescente ma poi ho smesso subito: era la solitudine che parlava e quindi ho ritenuto giusto metterla a tacere, spegnendo sigarette e pensieri a basso volume.

Il plotone d’esecuzione non ha armi in mano ma parole, parole e ancora parole: discorsi banali e di una noia assurda, una vera diarrea di frasi, vocali e consonanti che m’invade e mi intorpidisce i muscoli, la mente, mi annebbia i pensieri anestetizzandomi.

Nella vita di tutti i giorni, inconsapevolmente, cadiamo in facili tranelli: sul bus, a casa d’amici, in classe, sul posto di lavoro. Tante parole (pronunciate anche da persone acculturate) che riempiono l’aria senza nulla aggiungere.

Ultimamente noto quest’invasione nel quotidiano, nei rapporti tra le persone: mi è capitato di scambiare chiacchiere più interessanti con compagne di corso che non con amiche comuni che, nonostante tutto, parlano solo di certi argomenti fino alla nausea o prevaricano la comunicazione con la loro autorità; non c’è via di mezzo.

Sembra di parlare come se fossimo mediati da Facebook, gruppi imbecilli e frasi monosillabiche sparate di tanto in tanto per mostrare la propria esistenza.

Mi rendo conto che a 29 anni può risultare sconcertante ma possibile che nessuno se ne renda conto?
Una generale apatia che rende sterili le varie conversazioni, si parla sempre delle solite cose.

A chi di voi non è capitato l’amico/amica (o presunto tale) che, appena lo vedi, ti riempie di domande sul Mac/Pc asfissiandoti? Oppure quelle ragazze che scambiano il tuo cellulare per un centro assistenza e ti chiamano (a qualsiasi ora del giorno e della notte) per ricevere assistenza gratuita…

Ancora: amici che si fanno vivi solo nel momento del bisogno, persone che continuano a bere come spugne (nonostante i 20 anni passati) e vivono solo di palestra, discotecari/e incalliti/e…

Il circo si ampia e i discorsi si ripetono: la noia arriva inevitabile e ci si disconnette mentalmente (unplug me) attivando la segreteria mentale, pensando così beatamente ai fatti propri.

Il ragazzo conosciuto all’università che se la cava con i computer NON è il tuo tecnico d’assistenza personale: è inutile frantumargli le sfere circolari, chiamarlo di continuo quando poi non esci mai con lui e i suoi amici e non lo calcoli.
L’amico che incontri per strada idem: un parere/consiglio è un conto, parlare 3 ore solo di Pc/Mac sfiancherebbe un santo.

Gli amici che si fanno avanti solo nel momento del bisogno è inutile che imbastiscano conversazioni di copertura: sparate, dite quello che volete e buonanotte. Se a 29 anni continui a bere per vomitare l’anima nella tazza di una discoteca credendoti una dea scesa in terra, libera da giudizi e condizioni sbagli: forse hai un problema (serio) e dovresti risolverlo, anziché continuare a torturare il barista.

I discotecari incalliti meritano un discorso a parte: chi va in discoteca dignitosamente (offrendo da bere se capita e via dicendo) posso capirlo, chi ci va al risparmio tentando approcci imbarazzanti e parlando solo di vaccate è meglio che si faccia un giro fuori.

Il plotone d’esecuzione mi guarda imperterrito: questa scarica di parole li ha stupiti ma non turbati, e così continuano ad inondarmi con le loro conversazioni ridondanti (che locale hanno aperto, che regalo facciamo, se prendiamo 15 centesimi a testa e moltiplichiamo per 140 quanto viene… e così via), staccando le ultime sinapsi che mi tenevano ancora in vita.

Io parlo, comunico e socializzo con persone nuove per entrare nelle loro umanità, attingere dalle loro esperienze di vita e scambiare opinioni e pareri su ciò che viviamo quotidianamente, per trovare nuovi stimoli che mi diano quella scintilla che mi accende, emoziona e meraviglia.

Sparatemi se volete ma basta rumore di fondo: voglio arricchirmi e non sentire un fruscio confuso di ciarlare inutile, che offusca la mente e spegne i colori della nostra esistenza.

Staccatemi la spina, toglietemi l’energia, sono stanco di superdonne che si credono regine dell’universo e non sanno imbastire un discorso decente; svegliatevi per favore, ci sono ragazze molto belle e carine che riescono a fare entrambe le cose!

É ora di crescere, di passare al livello successivo: i quasi trentenni che giocano a fare gli adolescenti non sono più divertenti ma solo patetici.

Marco

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