Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Il vivere inimitabile

Il Vittoriale di D'Annunzio - Cenacolo

Il Vittoriale di D’Annunzio – Cenacolo

Come potremmo definirlo oggi il vivere inimitabile? Avere varie ville, varie Ferrari, qualche yacht, girare il mondo?
D’Annunzio, pur vivendo in anni remoti (si parla della prima guerra mondiale, 15-18), andava già in macchina, volava su aerei, si riempiva di mille amanti e ha addobbato una casa come il Vittoriale. Ovviamente sganciando solo il minimo indispensabile, debiti fino alle stelle; e un fisico non proprio da body builder. Oggi parliamo del Vittoriale di D’Annunzio e della sua vita vissuta fino ai limiti. Buona lettura!

Il lettor vero non è chi mi compra, ma chi mi ama.
(G. D’Annunzio)

D’Annunzio è un autore che spesso (ingiustamente) viene bistrattato a scuola, vuoi per le sue amicizie fasciste (all’inizio sosteneva il duce e gli consegnò 847.000 lire, una somma enorme per l’epoca) vuoi per la sua vita sregolata e portata costantemente ai limiti. Se Pascoli si dilaniava con i conflitti del suo fanciullino e Svevo ripercorreva le sue turbe psichiche ne La coscienza di Zeno, D’Annunzio aveva il mito del superomismo e del futurismo; amava viaggiare il mondo e portare a casa trofei, ninnoli e statue da ogni parte del continente.

Nulla viene lasciato al caso e questo D’Annunzio lo sa: la creazione del mito, della leggenda va fomentata di giorno in giorno. Ecco perchè provavav tutte le nuove emozioni disponibili, viaggiava di continuo e frequentava i salotti francesi, districandosi tra imprese belliche e amorose. In bene o in male (grande regola della comunicazione) l’importante è che se ne parli. La pochezza in cui stagnava l’Italia in quel periodo, l’atrofia culturale che andava smossa veniva fomentata dal nostro Gabriele, con le sue innovazioni e creazioni.

Lo stesso Vittoriale, che nella pratica è una villa con annesso giardino faraonico e barca incastonata nella roccia, è un mausoleo avvolto nell’oscurità (D’Annunzio aveva problemi di vista in quanto aveva perso un occhio) ma ricchissimo di tende, stoffe, arazzi, libri (molti ereditati dal precedente proprietario), statue, sculture (troviamo anatre dorate, buddha), soffitti a cassettoni con incise regole amorose, frasi memorabili, un passo della Divina Commedia.

Se tutto ciò non avesse ancora suscitato la nostra enfasi troviamo la sala del mappamondo, con un mappamondo gigantesco e una collezione sterminata di libri; la sala dove “creava”, con un controsoffitto che ti invita a chinare la testa perchè stai entrando a cospetto della cultura.
Tra le curiosità: nella sala appena citata troviamo un busto semi coperto della sua amata (non veniva scoperto perchè diceva che la sua bellezza l’avrebbe distratto), una bottiglia d’acqua minerale personale che si faceva recapitare, un dizionario da cui attingeva di continuo spunto per nuove parole (velivolo, folla oceanica; La Rinascente e Saiwa sono marchi inventati da lui).

Altre ghiottonerie: all’entrata troviamo due ingressi, uno per gli ospiti sgraditi e uno per amici e amanti, entrambi arricchiti con libri e musica per elargire cultura a mani piene. Si dice che il Duce abbia aspettato nella sala degli ospiti sgraditi per quasi un’ora e mezza, prima di essere ricevuto al cospetto di D’Annunzio.
Prima abbiamo citato i vari debiti: riusciva ad acquistare qualunque cosa volesse (dall’elefantino decorato in oro al buddha gigante) spendendo semplicemente il suo nome: aveva acquistato una credibilità e una visibilità che utilizzava come garanzia di credito (che poi raramente sarebbe stato saldato).

Il Vittoriale rappresenta infatti il suo regalo agli italiani, con le varie stanze adornate da tende sontuose, oro, un bagno interamente blu (quando molti nemmeno ce l’avevano in casa), un cenacolo (vedi foto postata qui sopra) dove a capo tavola troviamo una grande tartaruga dorata. La grande tartaruga fa da monito ai commensali, in quanto lei è morta strozzata da un boccone troppo grosso (era l’invito di D’Annunzio a non strafogarsi abbandonandosi ai piaceri dell’abbuffata selvaggia), inoltre è una delle stanze più luminose della casa. I vetri rappresentano varie scene e provengono tutti da Murano, un mausoleo dove l’arte si respira e si tocca in ogni singolo particolare.

Ha sempre voluto circondarsi dall’eccellenza, dal meglio, dal non plus ultra che l’epoca poteva offrirgli e che gli potesse dare nuova ispirazione per la sua linfa creativa, una specie di Steve Jobs con un forte nazionalismo e tanta voglia di mettersi continuamente alla prova.

Ha commesso tanti errori (dal fidelizzare con il Duce all’aspettare un mese prima di farsi medicare l’occhio, dovendolo così asportare), ha lasciato un mare di debiti però ha creato un museo nazionale di ricchissimo valore storico, culturale e sociale (ci sono stili e tecniche riprese ancora oggi da vari artisti); visitatelo, è l’incarnazione passata del Think Different. Buona visita a tutti!

Marco

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