Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Malizia e giustizia

Laura AntonelliOggi parliamo di Laura Antonelli, una delle icone erotiche più prorompenti degli anni ’80, incredibilmente rovinata dalla droga e dalla giustizia. Storia di una parabola discendente che, a tratti, merita di esser raccontata per renderci conto che, a volte, anche se sei il desiderio proibito di chiunque, l’oblio è sempre lì che ti aspetta. Buona lettura! Chi era Laura Antonelli?

Era una prosperosa ragazza di Pola che fino a pochi giorni fa viveva ai limiti della sussistenza con la pensione sociale: Banfi aveva chiesto l’applicazione della legge Bacchelli, che riconosce ad artisti e personaggi dello spettacolo un congruo vitalizio che possa permettere loro una vita dignitosa. Lei rifiuta e dice di non essere interessata alla vita terrena: o ha trovato la fede o sta pensando che non avrà molto da vivere.Si è spenta il 22 giugno 2015 a 74 anni.

Eppure negli anni ’80 era diverso: lanciata a mina dal film Malizia nel remoto 1973 (anche se, per dovere di cronaca, il suo curriculum migliore è stato Il merlo maschio, che le ha dato la possibilità di interpretare Malizia), regia di Samperi per una donna che aveva molto da offrire, soprattutto dal punto di vista fisico. Dopo aver scatenato attacchi al cardiopalmo multipli i registi impazzirono: fece una sbaraccata di film trash-erotici (che negli anni ’80 andavano via come il pane, poi vennero buttati alle ortiche, poi riscoperti come espressione culturale) con Banfi e i soliti puzzoni, circondata da panzoni dalle dubbie fattezze che, tra corna e buchi della serratura, smaniavano pur di vederla completamente nuda.
Una splendida donna circondata da pipparoli, insomma.

La “polvere degli angeli”

Nel 1991 però arrivò il dramma umano: la vicina di casa che tutti avrebbero voluto “battezzare” aveva in casa 36 grammi di cocaina purissima, processata subito e assegnata agli arresti domiciliari. La legge all’epoca non scherzava e venne considerata spacciatrice: poi venne rivista la normativa e la pena fu attenuata, fino a depenalizzare il reato per piccole quantità ad uso esclusivamente personale (e quindi venne assolta ben 9 anni dopo, nel 2000).

Archiviata la questione cocaina nel ’91 sta per tornare sul set di Malizia 2000, ma si rivela un flop inaudito: altro che 5 miliardi di lire, questa volta è un problema recuperare le spese. Decide così di ritirarsi dalla carriera cinematografica. Malizia 200 però le lascia un ricordino difficile da rimuovere: un chirurgo plastico le fa delle iniezioni di collagene come trattamento anti-rughe, apriti cielo. Le si scatena una reazione allergica nota come l’edema di Quincke e si gonfia come un pallone da calcio.

Da Malizia a giustizia

Da lì inizia la sua battaglia legale per chiedere il risarcimento, ma a causa del suddetto edema non le viene concesso nulla (se non di pagare le spese legali). I suoi avvocati furono veri squali e insistettero, riuscendo a portare a casa il risultato: 10.000 euro più 108 mila euro più i danni per l’immagine e ammenicoli vari. La nostra carissima Antonelli si deprime e viene ricoverata in un centro di igiene mentale ed oggi, come anticipato all’inizio di questo articolo, vive ai margini della società; nonostante l’appello di Banfi lei ha deciso una chiusura a riccio, tipo Mina. La voce più bella del mondo, però, ha chiuso all’apice del suo splendore mentre Laura, ahinoi, ha chiuso in un vortice autodistruttivo sola e abbandonata dai fan.

La cocaina prima, i processi e il collagene poi hanno formato una serie di eventi altamente destabilizzanti psicologicamente: quindi, a tutto questo, si è aggiunta la depressione, la cosa più grave che le potesse accadere, in quanto la cura è lunga e difficile. Concludendo gli anni ’80, con la loro scia di eccessi e successi, hanno demolito più celebrità di quanto se ne possa tener conto: come già visto su questo blog anche Lilli Carati ha visto i sorci verdi ed ora abita con la sua famiglia.

Sulla pagina Wikipedia della Antonelli di famiglia e di amori si legge ben poco, su questo punto di vista è stata maggiormente lungimirante Gloria Guida che, una volta sposata con Dorelli,  ha ritirato i remi dalle scene. Ancora oggi Gloria la vediamo sulle scene (ovviamente con molti anni in più) matura ma sempre bella, segno che avere un obiettivo nella vita, curare i propri affetti, costruirsi una dimensione personale a volte non è un male, anzi.

Questo tema è stato riproposto anche dal film di Ligabue Radiofreccia, dove ci si rende conto che avere un progetto di vita e degli obiettivi aiuta a rimanere in strada ed evitare lo sbando e il declino vertiginoso.

Questo articolo vuole essere un giusto tributo ad un’attrice brava e bella, che ha avuto l’incuria di essere triturata dalla macchina della giustizia italiana (e dai suoi tempi iperbolici): forse un po’ di amore l’avrebbe potuta salvare ed aiutare nei momenti più duri, ma di amore questa storia ne ha veramente pochissimo.

A noi piace ricordarla così, come il sogno proibito di milioni di italiani che ha regalato notti insonni ad adolescenti e padri di famiglia giocando semplicemente con la sua femminilità, con eleganza e rispetto.

Ciao Laura.

Marco

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Commenti su: "Malizia e giustizia" (3)

  1. E’ una storia triste che riguarda una donna bellissima, di cui, quelli della mia generazione, siamo stati innamorati e credo in qualche modo continuiamo ad esserlo. Sono grato alla signora Antonelli per le sue interpretazioni, le quali mi hanno fatto sognare e il cui ricordo è sempre vivo nel mio cuore. Le auguro ogni bene possibile per il suo futuro.

    PS Ho trovato di cattivo gusto la lettera di Lino Banfi sul Corriere della Sera del giugno scorso, in quanto Banfi, se proprio vuole aiutare la signora Antonelli, lo può fare direttamente, visto i rapporti personali che ha con il nostro Presidente Napolitano, e ancora migliori con il Presidente Berlusconi, senza ricorrere alla solita pubblicità.
    Michele

  2. perche le tv non diffondono i film di Laura Antonelli in modo che possa arrivagli un contributo finanziario?
    Pino Clienti

    cobain86–>Di film in tv, negli ultimi anni, ne trasmettevano sempre meno (possono essere interrotti “poco” e non hanno grandi ascolti come gli show): speriamo che con il digitale terrestre, oltre a recuperare i film di Edwige Fenech (Edwige D.O.C., Mediaset Extra), possano rivalutare anche quelli di Laura Antonelli.

    Per il contributo finanziario dipende dagli accordi stipulati all’epoca: anche Banfi ha fatto molte pellicole comiche ma quando le ridanno lui prende pochissimo come diritti d’immagine. Dipende dalle condizioni accettate e dagli accordi sui diritti di sfruttamento futuri.

  3. Leggo una sottile vena di retorica moralista in alcuni passaggi, tipo nel riferimento alle scelte contrapposte di una Gloria Guida: matrimonio e figli con ritiro dalle scene, obiettivi solidi nella vita, attenzione per gli affetti ecc….
    Ma davvero credi che siano queste cose a fare la differenza ? Pensi forse che non esistano pseudo casalinghe dedite agli affetti piene di infelicità e qualche grammo di droga nascosto da qualche parte ???
    L’unica differenza ipotizzabile è che Gloria Guida è una persona diversa da Laura Antonelli che probabilmente (ma non certamente) non si sarebbe persa irrimediabilmente pur continuando a lavorare, magari avrebbe cambiato genere, magari avrebbe cercato ruoli in cui poter esprimere dell’altro oltre alla fisicità …
    Quello che da solidità non è certo la vita impostata sugli affetti e il matrimonio bensì l’amore per se stessi, una visione chiara dei propri obiettivi, fiducia e forza di carattere, attitudini personali e valori su cui è possibile lavorare nel corso della vita. Senza dimenticare una vita professionale soddisfacente, cosa che permette di essere indipendenti, anche dagli uomini ! Viva il progresso … che ci aiuti ad evolvere da certe visioni così retrò … !

    cobain86–>Il tuo punto di vista è corretto, offre una seconda lettura. Diciamo che il problema più grosso dell’Antonelli è stato il regista (o chi per lui) che l’ha “invitata” a correggere alcune imperfezioni con il botulino, anziché valorizzare la bellezza data dall’esperienza; due destini, due storie diverse.

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