Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Pianeta Commesse

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Dopo aver tributato un articolo ai commessi più disperati e agli assistenti di vendita Mac ecco un grande ritorno con le commesse: ritratto impietoso ed ironico di persone che hanno parcheggiato il buon senso sul comodino. Buona lettura!

Il regalo incartato a metà

Compleanno imminente di un’amica: decido di recarmi in un negozio di articoli da regalo (che non cito perché sarebbe il cosiddetto “colpo di grazia”, visto la figura meschina che hanno fatto) collocato vicino ad un grande centro commerciale. Lo scelgo per via degli oggetti esposti che, anche se sono cari come l’oro al grammo, risultano originali e non reperibili ovunque (tranne alcune cineserie che potrebbero proprio evitare di mostrarle).

Entro, scelgo un articolo scontato (per via di alcuni piccoli difetti sul lato): è una stampa su tela, una cosa semplice di grande effetto.
Quando arrivo alla cassa inizia la tragedia vera e propria: chiedo la confezione regalo e la ragazza, come se avesse visto un uomo nudo per la prima volta in vita sua, ammutolisce (vorrei evidenziare che è un negozio di articoli da regalo e che, da nessuna parte, è esposto un cartello dove si specifica che NON si fanno confezioni regalo o impacchettamenti).

A quanto pare il tempo passato di continuo a chattare su Facebook con una tastiera di silicone rosa (a dimostrazione di quanto poco scrive con quel computer, ndr; tutti sanno che quelle tastiere dopo un’estate di sudore sbiadiscono subito e hanno tasti duri come il cemento) le ha fatto passare la concezione del tempo e del negozio che gestisce; ancora stupita sbotta agitando la testa con la chioma fluente ed asserisce: “Ma il regalo si può presentare benissimo anche così! Mi costa più la carta che il regalo!“.

Da un’affermazione del genere nascono spontanei molti dubbi:

  1. ma se la carta costa più del regalo mi spieghi che fregatura stai rifilando?
  2. se usi la carta da 3 euro al foglio che vendi nel tuo negozio è normale. E poi è un quadretto, non il Titanic.
  3. hai mai sentito parlare di acquisti all’ingrosso (Mira, Metro e posti simili)?

La povera ragazza, pur gestendo un negozio ormai da 5 anni, non sa che esistono ingrossi dove la carta da regalo la vendono a rotoli da 60 metri e, nel caso in cui decidesse di avviare un’attività di impacchettamenti, si può sempre chiedere un piccolo contributo extra per il pacchetto; lei pensa solo a chattare e a sparare prezzi assurdi per articoli che, su eBay o Amazon, sicuramente si trovano a meno. Ma proseguiamo con la sceneggiata.

A questo punto, non avendo mai fatto un pacco decente in vita sua, prende un foglio avanzato provenienza “non-si-sa-dove” e mi incarta SOLO la parte davanti, tralasciando il retro che è la parte più delicata (c’è una piccola intelaiatura in compensato).

Me lo consegna tutta soddisfatta, credendo probabilmente di aver scolpito la Pietà di Michelangelo, e sorride pure (!!); avrei dovuto prendere il quadretto e, in stile cartone animato, darglielo in testa in modo che si mettesse lei al centro del quadro.

La cosa buffa è che lei non è la commessa, dove al limite queste cafonerie possono anche essere perdonate (è giovane, non ha esperienza, lo scotch lo usava solo per attaccare i ritagli di Brad Pitt alla Smemoranda): è la padrona! E io, da una padrona che gestisce così un negozio dove lo stile e l’eleganza sembrano messi al primo posto, non mi farò servire in futuro, nemmeno se fosse l’ultimo negozio sulla Terra dove vendono le mug dei Beatles.

Esterefatto, stupito, deluso, arrabbiato: tante emozioni hanno attraversato la mia mente, oltre a quella di esser stato preso per i fondelli.
Ma d’altronde dovrei ringraziarla, poverina: fin quando ci sarà gente così la saga “Pianeta Commessi” potrà continuare indisturbata. Grazie.

Marco

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