Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

 

bianca_e_bernie_canguri

Il primo sequel realizzato dalla Disney: top o flop? Scopriamo insieme, buona lettura!

La trama

In Australia un bambino scanzonato saltella per i vasti spazi aperti, parlando con gli animali e battendo le mani per aria. Ad un certo punto cade nella trappola di un feroce bracconiere e viene rapito.
Le pantegane di tutto il  mondo si riuniscono e contattano Bianca e Bernie a New York, pregandoli di correre a perdifiato. A bordo di un albatros logorroico affronteranno un lungo viaggio, un nuovo continente e nuovi pericoli per portare in salvo il biondo infante.

Sul divano (la sala non era disponibile)

Mentre sul divano analizzavo i dilemmi dell’anima mangiando due Speedy Pizza calde fumanti, ho riconfermato il mio amore per questa pellicola.
È uscita per il mercato dell’home-video nel 1990 ma mi ha sempre colpito positivamente: non ci sono canzoni stracciapeones, il bambino è abbastanza credibile, i dialoghi ben studiati.

Essendo un sequel il rischio era di ritrovarsi con nani salterini e una banda di mariachi passati i primi 10 minuti, per colmare la carenza di idee.
Invece qui Disney ha fatto le cose fatte bene e mi è partito un impeto di commozione. Bravi!

A livello tecnico

Il tratto è maturo e pulito, riprendendo la naturalezza e i colori digitali ampiamente sfruttati ne La bella e la bestia e, successivamente, ne Il re leone.
Probabilmente questo sequel è servito come banco di prova per uscire dalla colorazione manuale utilizzata nei classici precedenti e i risultati sono notevoli.

La tecnologia CAPS (Computer Animation Production System) ha permesso di digitalizzare molte operazioni (tra cui la colorazione e la pittura), rendendolo il primo film completamente digitale (anche se nessuno, al marketing, pensò di far leva su questa caratteristica innovativa).
Scenari ampi, ben definiti, colori caldi e vividi quando si parla di piume e capelli (probabilmente ancora più vividi grazie alla riedizione in blu-ray che ho visionato), anche i movimenti degli esseri umani hanno una certa naturalezza.

Delude, ma questo a fronte di quanto ha realizzato Pixar, il vol o rasoterra nel campo di fiori, che risultano piatti e immobili: uno sfondamento maggiore sarebbe stato ancora più emozionante, ma va considerato il numero di anni trascorsi e le tecnologie disponibili all’epoca.

Concludendo

Niente canzoncine isteriche cantate da pantegane pelose, nessun ritornello nevrastenico, nessun badile moralista (se non il biondo fanciullo che ricorda ogni due secondi che il bracconaggio è contro la legge) sporca quest’opera che, leggera come una piuma al vento, tratteggia e mostra gli ampi spazi australiani con fantasia, velocità e divertimento.

Bianca e Bernie nella terra dei canguri ha attinto a piene mani dai film in live-action girati da Welles, Hitchcock e Lean: le canzoni avrebbero rallentato il ritmo sincopato del film e, ad oggi, non smetteremo mai di ringraziare i realizzatori del film per questa scelta oculata e moderna.

Dialoghi ben scritti, azione incalzante e personaggi ben assortiti rendono la pellicola un piccolo gioiello degli anni ’90, da portare in salvo e rivedere al posto di alcune produzioni Disney non particolarmente riuscite.

Un piccolo tesoro a misura di famiglia, disegnato con quel tratto morbido, soffice e pulito che ha reso gli anni ’90 memorabili per la Disney.

Consigliato.

Voto: 8/10

Marco

Per la copertina: courtesy of Walt Disney, tutti i diritti riservati ai legittimi proprietari.

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