Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

iPhone 5

iPhone 5

Un tuffo nel passato: ripercorriamo l’iconico lancio dell’iPhone 5, buona lettura!

Venerdì 28 settembre ho assistito per motivi lavorativi al lancio del nuovo iPhone 5, che è ottimo in quanto lo era già il precedente: stesso sistema operativo aggiornato, due fotocamere più potenti, un’applicazione di mappe decisamente da migliorare, schermo più grande, connettore più piccolo; preciso che, seppur bello e con un retro in alluminio anodizzato, rimane sempre un telefono.

Alcune persone hanno passato due notti davanti all’Apple Store di Bologna, in America ci sono persone che si fanno pagare per ritirare su commissione gli iPhone e poi spedirli ai diretti interessati.

Persone che per 365 giorni all’anno si professano atee arrivano ad adorare un marchio, un simbolo, un logo, ciò che rappresenta: stiamo assurgendo dei simulacri della nostra vita digitale a nuove divinità a cui obbedire e credere ciecamente, riponendo in loro la massima fiducia.

Potremmo scendere in piazza per uno sciopero, per una protesta, per un’ingiustizia: e invece le masse si radunano per l’acquisto di un telefono, l’ultima cosa in cui credono veramente. Forse possono essere giustificate: siamo stanchi, sfiduciati dal governo e dalle condizioni lavorative, le nostre vite sono precarie e con rapporti altalenanti (fidanzati, datori di lavoro, amanti…), siamo foglie in balia del vento, piume che non trovano pace in questo eterno girovagare per inseguire la chimera della felicità.

Diventiamo succubi di nuovi bisogni, ci nutriamo dei progressi tecnologici e viviamo di “attimi” di felicità, schegge istantanee che durano una frazione di secondo e ci appagano giustificando le nostre paure.

Siamo spaventati, contradditori, ricchi di spiegazioni per tutti ma condividiamo gli stessi timori, uguali incertezze: in bilico come equilibristi ritroviamo le nostre speranze nell’ennesimo gadget tecnologico.

Il Wall street journal commentò, davanti all’iPad, che l’ultima volta che ci fu tanto scalpore per una tavoletta c’erano dei comandamenti incisi sopra; e ora, anche dopo la morte di Jobs, i suoi proseliti continuano a venerare le sue creazioni, passate e future.

Tutti mentono e la giustificazione che diamo alle nostre scelte è il modo migliore per ridurre le nostre dissonanze cognitive: compro dunque sono, e quindi esisto veramente.

Una cosa sola può salvarci, indiscriminatamente, ed è gratis: l’amore di una persona. Ma questo non può essere comprato in una scatola bianca e morbida al tatto, va conquistato.

Dobbiamo batterci per qualcosa, esistere per forza; altrimenti saremmo solo automi, non persone.

Marco

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