Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Biglietti prenotati a gennaio 2017. Un concerto cancellato, uno spostamento improvviso. Ma ce l’abbiamo fatta. E ora ve lo raccontiamo. Buona lettura.

La premessa


Ascolto i Baustelle da quando avevo 16 anni e, ad oggi, sono contento della mia scelta. I premi Tenco vinti, questi testi frutti dell’amore per Battiato e musiche realizzate con strumenti ormai perduti come sintetizzatori e mellophone (credo si scriva così) anni ’80 li rende unici. Un gruppo di Montepulciano che, negli anni, si è ritagliato il suo spazio musicale.
Sempre in bilico tra noir e decadentismo, hanno quest’aria dandy romantica che li rende immortali, oltre le mode e i vincitori dei talent stagionali propinati dalla tv.

Dopo anni di melodie sincopate, orchestre monumentali e suoni elettro-pop finalmente sono riuscito a partecipare ad un loro concerto.

Il concerto recensito (e relative fotografie) fa parte de L’amore e la violenza tour, nello specifico la data dell’11 aprile 2017 a Reggio Emilia. La data ufficiale era sabato, ma è stata spostata a martedì a causa dell’indisponibilità del padiglione del Lime Theatre davanti a pretestuosi rifiuti (citando il testo fornito dall’organizzazione eventi ai malcapitati che si sono presentati all’evento).

Il concerto

Noi siamo tristi, pessimisti (cosmici), snob… abbiamo le sconfitte tatuate sulla pelle, ma voi non dateci retta (ride).
Amate, bruciate d’amore…
(Bianconi in apertura di Bruci la città)

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L’affermazione di Bianconi in apertura della stupenda Bruci la città (cantata suon di poesia) rappresenta in pieno lo stile dei Baustelle.

Dopo un disco imponente come Fantasma (orchestra sinfonica completa inclusa) un disco oscenamente pop (e una Rachele oscenamente bella, come potete valutare nella foto qui sopra) è il complemento ideale. Unisce la leggerezza delle melodie pop ottenute con strumenti resuscitati dagli anni ’70 e ’80 (tra cui quello definito l’organo dei Doors), originali, autentici: nessun suono vintage è stato ricostruito al computer, a beneficio della purezza sinfonica.

Bianconi è diventato papà, non è mai stato così attaccato alla vita come ripete nel testo presente nel nuovo disco: spazio quindi a Betty, continuazione ideale della ragazza conosciuta ne La guerra è finita e a La vita, un pezzo bellissimo che insegna ad apprezzare la leggerezza delle nostre vite. Toccante il passaggio Provo a vivere in chiusura di canzone.

Bianconi, seguito da un’istrionica Rachele Bastrenghi, dal vivo non delude e incanta con la sua timidezza e dolcezza. Chiede al pubblico se sta bene, vorrebbe farlo sentire a casa, accoglierci con un aperitivo sulla sua ideale terrazza sul mondo da cui scrive canzoni di vita, morte, poesia e religione. I testi dei Baustelle citano le bombe degli anni ’70, Baudelaire, onnipresente la Bibbia sotto varie forme… sono un continuo accrescimento culturale, come testimonia il breve estratto wikipediano sotto riportato.

Wikipedia: Charlie fa surf è ispirata ad un’opera di Maurizio Cattelan Charlie Don’t Surf, nella quale è rappresentato un bambino con le mani inchiodate al banco di scuola con le matite (a sua volta ispirato ad un dialogo del film Apocalypse Now, che aveva ispirato anche un brano dei Clash Charlie Don’t Surf).

Nel concerto a cui ho avuto il privilegio di assistere la svolta pop ha portato ad una svolta per la vita: colori, luci, suoni e amore che si diffonde nell’aria, a testimonianza che, nonostante alcuni testi un po’ noir e crudi, l’amore vince sempre. E i Baustelle ne sono fieri rappresentanti.

Eseguito live, finalmente, Un romantico a Milano: essendo il concerto oscenamente pop la band ha ritenuto opportuno eseguire questa canzone stupenda, dedicata alla morte di un dandy milanese.

Concludendo

Baustelle_Rachele Passione

Atmosfere colorate, melodie sinfoniche e la calda voce di Bianconi rendono il concerto un evento, da gustarsi cantando a squarciagola le parole di canzoni che hanno segnato la nostra vita.
Crescendo accompagnati dal Sussidiario illustrato della Giovinezza siamo passati a La moda del lento, La malavita, I mistici dell’Occidente, il monumentale Fantasma e il popettaro L’amore e la violenza, che di leggero mantiene solo le melodie, riconfermando un grande impegno nella scrittura autoriale (e nel disegno di immagini stupende).

Commovente Bruci la città cantato da Bianconi, un viaggio nel cuore e nell’anima. Peccato per l’errore, sul finale de La moda del lento, dove ha ripetuto 100.525 storie di tormento anziché 100.500 battiti per unità di tempo. Il dispiacere è stato talmente grande che si è letto nel volto mentre stava ancora cantando.

Un errore, seppur grave, perdonabile a fronte della passione e dell’affetto investiti nell’intero concerto. Basta guardare lo sguardo di Rachele (scelta come rappresentativa di questa sezione) per capire di cosa stiamo parlando.

Un viaggio nell’anima con melodie suadenti, testi stupendi e musiche mai banali: sicuramente un’esperienza da ripetere.

Vuoi leggere la recensione dell’ultimo disco? Clicca qui e buona lettura!

L’album completo delle foto scattate durante il concerto puoi vederlo sulla mia pagina Facebook.

Voto: 10/10 con lode

Marco

 

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