Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Convivenza

Barbie: esempio di convivenza

Barbie: esempio di convivenza

L’altro giorno, guardando il telegiornale, noto con piacere che cercano di far emergere un problema vecchio come il mondo: il caroaffitti universitario e i contratti in nero.

Tutto ciò mi ha dato lo spunto per scrivere un bell’articolo sulla convivenza forzata dei vari studenti in questi bugigattoli affittati per cifre astronomiche: buone risate!

Le più convinte (e quindi le più divertenti da mettere in croce) sono quelle ragazze ingasate appena uscite da scuole fatiscienti (dal Liceo socio-psico-pedagogico dove non hanno mai visto greco e latino passando per tutte le altre) che, con due o tre amichette d’infanzia, decidono la convivenza comune in un polo universitario, ove provare ad intraprendere a suon di puzzette edulcorate e canzoni house una carriera universitaria.

Forti della base che le vacanze insieme sono come la convivenza quotidiana (è una boiata pazzesca!, citando l’intramontabile Fantozzi), partono vantandosi di andare a vivere da sole (con l’affitto più relative spese foraggiate dai genitori) e i sughi della calorosa nonna, che ha paura che patiscano la fame, quando non fanno altro che ordinare dal cinese e dalla pizza al taglio sottostante bevendo Cocacola come vecchi alpini e profumandosi più di un francese.

Una volta preso il trenino tutte insieme, arrivano nel nuovo appartamento piene di entusiasmo ed energie, lo arredano come la casa di Barbie e stilano un piano sulla base dell’amicizia profonda: turni per lavare, stirare, cucinare, fare la spesa… stabiliscono anche il turno per andare al cesso, fate voi 😉 .

La realtà però presenta sempre il conto alle ingenue sprovvedute: capita quindi che sulla tazza compaiano numerose “strisciate” non pulite, che il letto personale (con spazio attiguo) sia un campo di battaglia, che il frigo venga saccheggiato 24 ore su 24, che le pulizie le faccia sempre uno solo e che si cucini solo il primo giorno o se viene un amico dell’università.

Di lavare non ne parliamo neanche, i chili di panni sporchi e puzzolenti vengono portati a casa da nonne e mamme che saltellano dalla voglia di lavare roba extra (mentre le figlie potrebbero recarsi in una lavanderia a gettoni), così facendo sono praticamente delle figlie adottate: il rimanere “fuori sede” è una formalità burocratica, visto che per tutto il resto provvedono gli apprensivi genitori.

Ma torniamo alla convivenza. Dopo un mese dell’andazzo precedentemente descritto la voglia di cacciare fuori a pedate qualcuno nasce spontanea ma, essendo amichette da quando si annusavano le puzzette al parco pubblico, si trattengono decorosamente e continuano a fare shopping indiscriminato.

Il problema, però, nasce dal mancato rispetto delle regole: e così, dopo tanto amore, si mette il lucchetto al frigo, si mettono le strisce chiodate per impedire che la compagna tiri lo sciacquone alle 3 di notte svegliando chi ha il letto attaccato al cesso, si impone con il forcone il turno per lavare i piatti e la raccolta differenziata e via dicendo.

Essendo un appartamento tutto al femminile inevitabili le discussioni sulla collocazione delle bilance (mamma mia non mi peso!), i phon, lacche/shampoo/detergenti vari (roba da apprecchiare ed imbandire una tavolata da 12 persone), i turni per guardare soap strappalacrime e film disperatamente sentimentali.

Le vasche di gelato da vari chili l’una vengono pesate regolarmente e subiscono controlli che nemmeno una scena del delitto con i RIS viene pattugliata in modo così approfondito.

Per l’igiene si dovrebbe rimanere relativamente tranquilli, essendo donne si spera che la conoscenza della doccia faccia parte del loro corredo genetico: ovviamente se in bagno si vede correre libera una bella pantegana pasciuta vuol dire che la cucina è vuota e che la pulizia meriterebbe uno sforzo in più.

Internet fisso è difficile da trovare come dotazione standard: costa ancora abbastanza e spesso viene usato in modo sconsiderato (dalla maniaca che fa le 3 di notte a quella che si dimentica di usarlo per iscriversi agli esami): per fortuna esistono molti pub che offrono il servizio Wi-fi gratuito, permettendo di appianare bisogni e discussioni.

Ah, quasi dimenticavo: e nel mentre le ragazze amichette dovrebbero anche studiare…

Che dire: buona fortuna! Chi parte ignorando muore cantando!

Marco

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