Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Roma mon amour

madonnaro

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La prima volta che vidi Roma ero in gita scolastica alle superiori, il solito bailamme di studenti che vogliono solo gozzovigliare e sono poco interessati ai vari monumenti e musei. Ho poi avuto l’occasione di ritornarci per lavoro con mio zio; il mio amore è stato tale che l’intera famiglia è andata in vacanza una settimana in questa cattedrale all’impero romano. Buona lettura!

Se altre città si affannano nella corsa alla tecnologia per la maggior parte di Roma si può affermare che questo problema non sussista: la tipica indolenza romana basata sull’antica arte del sapersi arrangiare ha creato un vero e proprio modo di vivere romano, romanzato ed esaltato anche da film come il felliniano La dolce vita. Un vivere creato e basato sulle bellezze artistiche della capitale, marmi impressionanti e musei sterminati come quello del Vaticano (senza contare le varie mostre sempre presenti) hanno regalato la certezza economica agli abitanti e lavoratori locali, pur aggiornandosi con i tempi (adesso, oltre ai rullini e alle usa e getta, vendono le schedine di memoria).

Se però vogliamo gustarci il sapore di una vera carbonara, arrabbiata e magari chiudere in bellezza con un abbacchio scottadito o un carciofo alla giudia dobbiamo recarci nella vera parte storica di Roma, quella autentica: Trastevere.
Trastevere ha avuto un destino altalenante: è passato da quartiere degradato per poveracci (dove i sorci la facevano da padrone) ad un quartiere d’èlite dove acquistare case e appartamenti a prezzi esorbitanti; la degradazione però è rimasta intatta, viene considerato come valore storico insieme ai vari murales disegnati negli anni.

Per chi abbia voglia di goliardia Trastevere è il posto giusto: qui ha sede il famosissimo Cencio La Parolaccia, dove bisogna prenotare una settimana prima per essere insultati dai camerieri ed essere oggetto di vari scherzi (vi giuro che è tutto vero: una dimostrazione di ciò la troviamo nel film Simpatici e Antipatici, con Christian De Sica e Funari).
Se invece vogliamo mangiare tranquillamente, senza doverci preoccupare di burle da caserma, allora nel ghetto ebraico (basta attraversare il ponte) compare Giggetto, un locale spesso frequentato da persone famose con un’ottima cucina e prezzi in linea con l’inflazione romana (primo che va dagli 8 ai 12 euro).

La parte di questa città che però mi ha fatto innamorare è stata la sua anima, i suoi tramonti sul placido Tevere e il suo modo di sapersi raccontare in tanti modi diversi: dalla decadenza della vera Roma che ancora ospita un chiosco per la vera grattachecca alla signorilità di via Condotti, dove fa sfoggio di sè un bellissimo Hard Rock Cafè che mi sono fiondato a visitare. Ottimo rock, memorabilia appesi alle pareti e cucina, con tanto di gadget shop dove ho acquistato una t-shirt con un trittico immortale: Live, Love, Rock.

Molti non riescono a vedere oltre la superficie e si limitano a vedere Roma nella sua parte più burina (così venivano chiamati i contadini fuori Roma che arrivavano nella capitale), fatta di stornelli sconci, borseggiatori, battute volgari e una voglia magnereccia caratterizzata da osti con il naso rosso e fiaschi di vino accasciati al suolo.

In realtà Roma ha un’anima profondissima, arricchita da millenni di storia e da stornelli romani molto dolci e commoventi come Tanto pe’ cantà di Nino Manfredi: è un’anziana signora che ogni giorno, tramite gli scavi onnipresenti, rilascia sempre nuove reliquie e ha cresciuto persone molto simpatiche e generose.

La tradizionale ospitalità romana esiste davvero, non è un aneddoto da film d’epoca; le signore romane oltre i 60 sono veramente come la nonna di Mimmo in Bianco, rosso e Verdone: gentili, con una buona parola per tutti, disposte a farsi in quattro e sempre pronte a chiaccherare e a raccontare uno scorcio della propria vita.
Ecco, gli scorci di vita: mi ricordo che sono stati la parte più bella delle mie piccole incursioni romane, questi racconti senza tempo di tante umanità che hanno dovuto trovare un modo per adeguarsi, con la città, all’incedere del tempo.

Come per tutti i tesori però bisogna aver la chiave: il romano di suo ha un carattere abbastanza diffidente e non inizia ad abbracciare il primo che incontra, tanto per intenderci. Una volta superata questa patina e appurate le buone intenzioni sono persone che si aprono a 360 gradi e ti mettono il cuore in mano, aiutandoti con un sorriso e magari consigliandoti anche posti meno noti da visitare (come il museo delle cere a piazza Venezia, che mostra i personaggi che hanno portato alla ribalta Roma in vari periodi storici).

Quindi, per chi non l’avesse ancora fatto, visitate Roma: avrete un affresco di vita ineguagliabile che vi accompagnerà per tutta la vita entrandovi nel cuore.

Marco

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Commenti su: "Roma mon amour" (2)

  1. Allora mi devo ritenere fortunata .. avendo una parte di parenti nella capitale: Roma è sempre Roma ^_^

  2. complimenti, da romana de Roma devo dire che hai saputo cogliere bene l’atteggiamento e il carattere della città e dei suoi cittadini

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