Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Dropbox

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La filosofia di questo blog è, per quanto possibile, cercare di essere sempre un passo avanti; nel tempo abbiamo visto Facebook, l’amore online, Twitter, i QR Code, le ultime news sul Mac.
L’amore per l’innovazione e la tecnologia mi ha condotto su Dropbox, innovativo servizio di storage online gratuito e multipiattaforma. Vediamo insieme cosa può offrire, buona lettura.

Perché dovrei usare un servizio di storage online?
Per prima cosa bisogna partire dalla base di un sano backup giornaliero (argomento mai trattato abbastanza): se ho dei file leggeri e una connessione decente è molto più sicuro la condivisione su Dropbox che non su supporti rigidi fisici, a rischio rottura in qualsiasi momento (quante volte il nostro prezioso oggetto è finito sotto una macchina, affogato nell’acqua o ha fatto una brutta caduta?).
La seconda cosa che spesso ignoriamo è il fatto dei differenti file system: il Mac per lavorare bene usa l’HFS+, Windows si divide tra fat32 e NTFS, Linux un altro ancora. A livello lavorativo è un vero macello, in quanto se i file devono spostarsi su varie piattaforme di cui non abbiamo il diretto controllo la complicazione diventa rilevante.
E tutto questo aumenta esponenzialmente considerando le varie versioni dei sistemi operativi: fate i vostri calcoli.

Le dimensioni contano
Purtroppo con la realtà italiana di fibra ottica non se ne parla, è poco diffusa e gli eletti che possono godersela vanno come delle schegge. Gli altri che devono utilizzare una connessione separata su un doppino telefonico (l’adsl che il 90% di noi utilizza) o wi-fi fanno quello che possono, compatibilmente con i limiti imposti dai vari sistemi e dalle tecnologie.
Facendo il sunto con la fibra ottica potremmo trasferire molti MB in pochi secondi ma con l’adsl attuale servono secoli in upload per caricare i nostri file.
La cosa, per fortuna, si fa meno influente nell’ambito scolastico/universitario: i file pesano pochi MB e il trasferimento avviene in tempi umani, ma a livello lavorativo professionale la linea poco veloce potrebbe dissuadere da questa soluzione alternativa.

Basandosi su questo Dropbox offre 2 Gb di spazio gratuito, incrementabile di 250 MB alla volta in base agli amici che si iscrivono su base del nostro invito (a forza di inviti ho raggiunto i 15 GB gratuiti).
Per chi desiderasse andare sul pesante c’è la versione da 1 TB a 99,99 dollari.

E certo come no: così mando la sicurezza dei miei dati alle ortiche!
I dati all’invio sui server dedicati Dropbox sono protetti da SSL e vengono criptati con la cifratura AES-256, per cui il rischio che vengano intercettati è molto basso.
Ciò non toglie che se  la vostra password è “ridicola” (troppo corta, prevedibile…) i dati sono in mano a chiunque. Ma chi si preoccupa di un backup online si spera che dedichi la stessa attenzione aòòa scelta di una password sufficentemente lunga e complessa per tutelare il suo patrimonio digitale.

Ma io sono pieno di piattaforme: che mal di testa!
Dropbox nasce proprio per questo: è installabile su iPhone, iPad, Android e Balckberry (e stiamo solo parlando del settore mobile); su installazioni “stabili” come desktop e laptop si beve Mac, Windows e Linux. E nel caso che l’utility non sia installabile potete sempre fare tutto dal browser, basta una connessione ad Internet.

Come funziona? È a prova d’idiota?
Sul sito ufficiale Dropbox compare un video interattivo molto divertente e semplice, che spiega i rudimenti del servizio. Per maggiori dettagli basta scorrere a fondo pagina e consultare le varie pagine, come Features e Pricing nel caso si voglia ricorrere a soluzioni più capienti.
In ogni caso è stato tutto semplificato al massimo, ogni icona ha la sua spiegazione: dopo un addestramento di 5 minuti sarete già capaci di pubblicare e condividere le vostre cose.

Io voglio condividere delle cose ai miei colleghi/amici/parenti ma non voglio farli ficcanasare nel mio account. Come faccio?
Per fortuna i parenti curiosi non possono accedere al vostro tesoro digitale: potete spostare i file da condividere nella cartella pubblica e ottenere il link da spedire via mail, così fanno il download diretto e sono contenti.

La differenza che conta: rispetto ad altri servizi il link che mandate non ha scadenze temporali ed è sempre valido.

Eppure il suo difettuccio ce l’ha anche lui
Come ben sappiamo c’è sempre la seconda faccia della medaglia: il servizio, al momento, è localizzato in inglese, francese, tedesco, spagnolo e perfino cinese/giapponese (chiedo venia ma non riesco a distinguere l’ideogramma). L’italiano non è pervenuto, a quanto pare.
2 GB (che aumentano di 250 MB ad ogni nuova iscrizione) potrebbero sembrare pochi ma, con l’attuale velocità di connessione e il flusso di lavoro medio, risultano più che sufficienti.

Il giudizio finale
Se l’inglese (a livello elementare) non è un problema, siete a posto: avete trovato un servizio multipiattaforma che vi permette di mettere al sicuro la vostra bozza della tesi di laurea, le foto delle vostre vacanze, le lettere nascoste della vostra amante virtuale, il video girato con il telefonino dei primi passi di vostro figlio.
È pleonastico ricordare che se il posto ove vi dovete recare non ha nemmeno una connessione cablata salvare i file su un supporto fisico è indispensabile, oltre che insostituibile.
Ma per la vita quotidiana tra università e Starbucks e/o locali dotati di wi-fi non avrete nessun problema. I vostri dati saranno sotto cassaforte.

È la rivoluzione digitale che bussa alla porta, è il futuro del file sharing tra colleghi e amici, una nuova piattaforma che s’impone come facile standard per coprire quei buchi creati da situazioni lavorative complicate e università spesso poco attrezzate. Godetevelo.

Marco

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Commenti su: "Dropbox" (1)

  1. son capitato qua per caso, ma non potevo non lasciare un commento.
    Mi spiace dirtelo ma se cerchi dropbox +Christopher Soghoian sul web, scoprirai che dropbox non è poi così sicuro, e la notizia è di 2 giorni dopo il tuo articolo 😉
    Ciao

    cobain86–> L’articolo è figlio del suo tempo ed è stato redatto con le informazioni all’epoca disponibili. Speriamo che venga fatta chiarezza e che il servizio migliori, d’altronde anche Google Chrome quando è uscito aveva una clausola che prevedeva che la proprietà dei testi pubblicati sui blog (tramite Chrome) passasse a Google. Due giorni la clausola è sparita.

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