Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Sucker Punch

Inevitabile l’acquisto del biglietto per vedere questo cyberfantasy a ritmo adrenalinico e psichedelico. Dal regista di Watchmen e 300 Zac Snyder ecco qualcosa che sconvolgerà la vostra logica: vediamo insieme se ne vale la pena vederlo, buona lettura!

La trama
Negli anni ’50 una ragazza viene accusata dall’avido patrigno di aver ucciso la sorella, in quanto le due ragazze sono uniche ereditiere di un vasto patrimonio testamentale lasciato dalla madre deceduta.
Viene così rinchiusa in un manicomio per essere lobotomizzata e tenta la fuga, vissuta nella sua mente come fosse in una casa di piacere d’alto borgo. Ogni danza svolta per distrarre i suoi carnefici però viene trasformata in una battaglia epica all’ultima pallottola.

La tecnica
Il film ha una fotografia eccellente, inquadrature mozzafiato e stacchi impressionanti; per le scene d’azione si ricicla molto dall’innovatore Matrix (che nonostante gli anni continua a far scuola in questo genere), utilizzando la ripresa multicamera per rendere l’azione viva a 360 gradi (anche se il film è proiettato in 2D), i dialoghi sono spesso funzionali in quanto è la macchina da presa che rivela i tasselli fondamentali che permettono la comprensione della storia. La struttura narrativa si svolge su 3 livelli mentali, riprendendo l’idea narrativa di Inception senza però l’interferenza di macchinari (vedi Matrix): un primissimo piano sul viso ci comunica che stiamo entrando in un altro livello della sua mente.

Si sprecano le citazioni/omaggi da altri film: nel primo scontro con due samurai cyborg enormi la citazione a Kill Bill è chiarissima, nel secondo scontro riviviamo una battaglia della seconda guerra mondiale in trincea, nella terza la citazione a Blade Runner e al western traspare, grazie all’assalto ad un treno tecnologico con relativa bomba.

La musica
La musica è calzante e ben calibrata, non è soltanto rumore come a volte succede con alcuni film sparatutto: qui si rivisitano classici, si esaltano stati d’animo, si valorizzano le scelte dei personaggi in modo incisivo e calzante senza cadere nella banalità o nella ripetitività.

La storia
La storia è ben strutturata e intrecciata al punto giusto per stimolare chi guarda a giocare al detective e a rintracciare i vari indizi nelle sequenze del film, anche se la narrazione a tre livelli rende già abbastanza impegnativo il film e non consente tempi morti. Le scene di battaglia al terzo livello risultano incisive anche se, nella scena della trincea, la ripetitività è dietro l’angolo. Il ritmo cyber-punk che scandisce il film, comunque, lo rende una scarica di adrenalina continua che permette 2 ore di azione con una trama convincente alle sue spalle.

Analisi approfondita
Troviamo quindi tre livelli di racconto: la realtà (il manicomio), la meta-realtà immaginaria (la metafora creata con la casa di piacere) e il sogno (i combattimenti dislocati ovunque, tra passato e futuro, con oggetti dalle proprietà magiche e creature fantastiche). Il sogno, inserito all’interno della scuola di danza, rende epici i furterelli per ottenere i vari oggetti (la mappa, il fuoco, il coltello, la chiave) necessari per la fuga dalla prigione (sia mentale che fisica), mitizzandoli e donando un ritmo sincopato alla narrazione.

Il commento decisivo
Il film risulta un’Alice nel paese della meraviglie con mitragliatrici, pistole e katane, la risposta “rock” all’ultima fatica di Tim Burton per la Disney; entrando nella tana del bianconiglio qui troviamo solitudine e sofferenza (comprensibili, visto il posto e quello che si sta per svolgere) ma la voce narrante ci rassicura e illumina la strada verso la fine del film. È un affascinante connubio tra Kill Bill e Inception, stacchi mozzafiato, sequenze epiche al ritmo di acrobazie spettacolari e di musiche a tratti rigenerative, che ci ricordano l’utopistica dimensione in cui siamo capitati.

Sicuramente la pellicola risulta più reale di quei filmetti (italiani e non) che confondono pericolosamente l’irrealtà delle loro trame per realtà (Notte prima degli esami oggi, i cinepanettoni di Boldi per citare i due esempi più significativi): qui il patto con lo spettatore è chiaro, cristallino. E soprattutto ha confini ben definiti (non si vedono comparire draghi o biplani della seconda guerra mondiale nella realtà del film). Sconsigliato a chi assume ansiolitici, consigliato a chi vuole vedere qualcosa di veramente innovativo in questo campo.

Voto: 10/10

Marco

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Commenti su: "Sucker Punch, il cyberfantasy incanta" (1)

  1. […] (grazie alla mano del produttore esecutivo Zack Snyder, regista che ho imparato ad amare con Sucker Punch) e una bellissima attrice e combattente (è stata nelle forze armate israeliane ed è cintura nera […]

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