Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Jack Sparrow deve affrontare Wonder Woman nella lotta al botteghino. Chi scegliere? Buona lettura!

Premessa

In questa calura estiva fa comodo rifugiarsi nel fresco di una sala cinematografica, specie se il proprietario avveduto ha provveduto a montare l’aria condizionata.

Ci troviamo davanti a due film con enormi budget di produzione: da una parte il colloso Disney con l’ennesimo capitolo sulla saga di Jack Sparrow, dall’altro uno splendido esempio di narrazione epica e storica al servizio di Diana (diventerà Wonder Woman nei capitoli successivi) che ripropone il tema dell’amore per salvare gli uomini dall’ira divina, nonostante le loro debolezze e nefandezze quotidiane.

Li ho uniti in quanto mi sembrava esagerato dedicare una recensione singola a Jack Sparrow: vi propongo quindi una recensione a conforto, per analizzare pregi e difetti delle due pellicole.
Due pesci con uno Sparrow!

Trame

I pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar

Jack Sparrow, ubriaco da far schifo, sì è addormentato in una cassaforte durante una rapina. Mentre tenta di collegare i pochi neuroni rimasti assistiamo ad una fuga rocambolesca, una copia spudorata della fuga con la cassaforte di Fast and Furious. In tutto ciò, non riuscendo a connettere i neuroni, Sparrow si libera di una preziosa bussola che incatenava in un limbo una nave fantasma piena di gente morta. Dandola via per un alcolico da quattro soldi sprigionerà le ire dell’inferno, per affrontare una sfida con l’Oltretomba, vivi più che mai.

Wonder Woman

Una bimba gioca su un’isola totalmente femminile, cercando di apprendere dai grandi l’arte della guerra. Vive nella tribù delle Amazzoni ed è stata plasmata dall’argilla, ricevendo la vita dal divino Zeus. È una bambina speciale e lo dimostrerà: riesce a sprigionare un potere sconosciuto alle altre, e, quando un soldato inglese naufraga, troverà l’amore e una causa per cui combattere.
Ciò la porterà fuori dall’isola a conoscere il mondo reale moderno (nel 1945, ndr), dove conoscerà l’orrore, il massacro e lo sterminio senza fine e senza bandiere della seconda guerra mondiale.

In sala: I pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar

Per quanto la realizzazione tecnica, le musiche e il comparto grafico/ effetti speciali possa risultare ineccepibile, la storia sa di già visto: Johnny Depp recita seguendo un copione prestabilito ripetendo, allo spasimo, le stesse movenze e battute inalterate, senza cambiare una virgola. Acclamato dal pubblico a furor di popolo, il film ha incassato quasi 400 milioni di dollari, a fronte di un budget iniziale di 230 milioni. Non avendo calori ormonali della bellezza di Johnny Depp non me ne può fregare di meno, come del fatto che la recitazione da ubriaco probabilmente si ispira a episodi nella vita privata (vedere il divorzio recente con l’attrice Amber Heard, conosciuta non a caso sul set di Rum Diary. Insomma c’entra sempre la bottiglia, che dire…).

Se la recitazione di Jack Sparrow a breve annoia (di un perenne ubriaco, onestamente, posso farne a meno) e stanca, quella di Javier Bardem mi ha colpito positivamente.
Un ottimo cattivo, sagace e malefico al punto giusto, magistralmente interpretato e reso semi-trasparente dai maghi del green screen e della computer grafica.

La storia, seppur ben realizzata, non ricerca un nuovo linguaggio o varia in modo originale sulle inquadrature, rimanendo molto fedele ad uno stile classico senza note degne di sorta.
Hans Zimmer alle musiche è stato sostituito e se ne sente la mancanza, leggi sopra: niente di memorabile.

Nonostante i fan vadano in calore la critica ha massacrato il film, bocciandolo per la mancanza di inventiva che traspare e per la riproposizione dell’ennesima storia piratesca.

Tra le chicche che possiamo annoverare troviamo anche un evidente errore narrativo.
Nel flashback di Salazar dopo essere stato colpito da una cannonata della Silent Mary, il capitano della Perla Nera (la nave di Jack Sparrow) dona a Jack la sua bussola dicendogli che ora
è lui il capitano. Se recuperiamo però il DVD de I Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma si scopre che quella bussola è stata ottenuta tramite un baratto con Tia Dalma.

In sala: Wonder Woman

Tutto altro discorso per Wonder Woman: il film, seppur diretto da una regista semi sconosciuta indie Patty Jenkins, propone una narrazione che si snoda a più livelli (grazie alla mano del produttore esecutivo Zack Snyder, regista che ho imparato ad amare con Sucker Punch) e una bellissima attrice e combattente (è stata nelle forze armate israeliane ed è cintura nera di karate Shotokan al 3 dan) come Gal Godot. Vi ricordate Gisele Harabo in Fast and Furious? Era proprio lei.

A differenza della storiella classica con pirati e bottiglie di rum qui troviamo una narrazione epica iniziale, dove viene raccontata l’infanzia di Diana: successivamente, all’arrivo del soldato inglese, vediamo nascere un rapporto d’amore tra i due e la fuga dall’isola, per combattere Ares (il dio della guerra) che sta contaminando il mondo con la seconda guerra mondiale.
A Hitler non viene fatto riferimento alcuno, per cui ci troviamo in un contesto storico reale con alcune omissioni al servizio della fantasia: come Capitan America anche Wonder Woman è nata in un periodo postbellico. Rappresentava la soluzione colorata, gioiosa e rassicurante che permetteva di combattere il lercio dell’umanità con una supereroina dalla discendenza divina.

Il rito di passaggio di Wonder Woman, anche se non viene esplicitato da festoni, parate e pirati ubriachi, è il riuscire a battere sua zia, capo dell’esercito delle Amazzoni: in quel momento capiamo che qualcosa si è rotto e che l’enfant prodige è pronta per affrontare la vita, o meglio le guerre, che stanno devastando il pianeta.

Conclusa la narrazione epica, come accennato sopra, passiamo a quella storica, dove con qualche sconto e rielaborazione, viviamo la seconda guerra mondiale in una variante credibile: nonostante Zack Snyder si debba frenare non essendo lui il regista, la sua firma è inconfondibile: scene al rallentatore con una precisione chirurgica, primi piani a intervalli che mostrano le emozioni dei combattenti, esplosioni epiche che riuscirebbero a far impallidire un fungo atomico…

C’è poco da dire, i film sui fumetti si fanno così. Punto. È riuscito a trasformare la classica pellicola cinematografica in una graphic novel moderna, rendendola veloce, accattivante e coinvolgente nonostante il film duri ben 2 ore e mezza. La mano di Snyder per la DC Comics è santa, in quanto permette una narrazione alternativa (ma sullo stesso livello, se non superiore) rispetto alla controparte Marvel, che spopola con il suo universo da vari anni in sala.

Concludendo

Mentre I pirati dei caraibi – La vendetta di Salazar è il classico film piratesco, con qualche piccola variante per far giustamente cassa, Wonder Woman mostra come sia possibile raccontare in modo moderno, veloce e coinvolgente un fumetto nato negli anni ’50 con uno stile fresco, pulito e preciso.

La recitazione di Depp, seppur l’abbia più volte apprezzata nei film di Burton ad ogni occasione, qui non mi ha impressionato: ho solo visto un ubriaco molesto che tenta di essere simpatico,
ma che in realtà, dopo l’ennesimo film, mi è sembrato stanco e patetico.
Il film è bello e tiene un buon ritmo, ma rispetto a Wonder Woman come ritmo, cadenza e stile sembra girato qualche anno fa. È nato vecchio.

La regista indie invece ha portato una ventata di novità, certamente accompagnata dalla visione psichedelica e analitica del combattimento di Snyder, rappresentando Diana come un’eroina umana, che soffre e capisce le sofferenze del mondo appena mette il piedino fuori dall’isola dov’è cresciuta.

Ovviamente per esprimere un giudizio completo dovremo vedere il resto della trilogia, dove arriverà a maturare fino ad essere Wonder Woman. Ma già questo prologo ha delle ottime basi: non ha avuto fretta di correre fino alla fine del film per mostrare subito l’eroina ma ha raccontato la sua storia, il suo vissuto, cosa ha passato per arrivare a compiere certe scelte.
Ciò rende il film nettamente più interessante rispetto alla controparte piratesca, e non lo sto dicendo solo perché Gal Godot ha recitato pur essendo incinta o perché sia una bellissima ragazza forgiata da combattimento e arti marziali.

Dei Pirati dei Caraibi ne avrei fatto volentieri a meno: molto bello, ottima realizzazione tecnica ma storia e fotografia piatta, basilare, molto accademica.

Wonder Woman lo tornerei a vedere stasera, perché ha portato i sentimenti e le contraddizioni di una donna, seppur epica, in un contesto storico e li ha fatti maturare, permettendoci di capire cosa la rende veramente Wonder.

A voi la scelta.

Voto I pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar: 7,5/10

Voto Wonder Woman: 9/10

Marco

 

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