Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Jolly Blu

Jolly Blu

Nel 1998, mentre il fenomeno culturale degli 883 raggiungeva il suo apice, in 15 sale italiane (oratori inclusi) è uscito un film destinato ad entrare nella classifica dei 100 film da salvare per la storia dell’umanità: Jolly Blu. Buona lettura!

La dovuta premessa

L’Italia è un Paese di santi, navigatori, poeti, registi e cantanti, non ci facciamo mancare nulla. Appena raggiungi l’apice del successo ti viene chiesto di scrivere un libro con le tue memorie e magari di girare un film, perché non sia mai che il cinema rimanga senza una tua testimonianza per i secoli a divenire. E così nel 1998, al culmine del loro successo, gli 883 decidono di realizzare un musicarello (ricordate la storia dei film a basso costo citata nei cinepanettoni? Eccone una prova) per spingere ulteriormente le vendite dei loro album. Tutti in sala quindi, che l’opera abbia inizio.

La trama

Nell’allegra e spensierata provincia pavese troviamo questo ridanciano gruppo di amici, popolato da affabulatori ed oratori da bar e drogati di flipper (Jolly Blu è stata scritta pensando ad una sala giochi, qui rappresenta il nome del bar). Purtroppo il bar rischia di chiudere e quindi, per evitare questa immonda tragedia, Max decide di fare un concertino con i suoi amichetti. Viene notato (ma che caso!!) da Saturnino, a sua volta commosso: decide di proporlo a Jovanotti (il direttore della casa discografica) che metterà il grano necessario per la produzione del primo disco intitolato Jolly Blu.

3,2,1… Azione!

Se non avessi condito con aggettivi di varia natura la trama la storia si sarebbe potuta riassumere in cinque parole. La realizzazione è al livello della trama scritta: attori giovani e inesperti, battute talmente scontate da essere state acquistate a Porta Portese durante i saldi, canzoni presentate in stile karaoke (avete capito bene, c’è il testo che scorre sotto) per lanciarsi in folli gare con gli amici (ammesso che ve ne rimangano, dopo aver proposto un film così).

Sulle canzoni niente da dire, tutti i grandi successi degli 883 sono stati pompati a forza in una trama stantia. Le lacrime scendono a fiumi, ripensando a quando giocavamo con la Playstation, a calcetto nel cortile dell’oratorio o (per il gentilsesso) passavamo i pomeriggi al telefono leggendo Cioè e impiastrandosi le unghie con colori al piombo ripassati nell’amianto. Tuttavia, depurando l’effetto amarcord e accantanonando per un secondo tarallucci e vino, non rimane molto: qualche nome celebre (per citarne uno Alessia Mertz, presa al posto di Angelina Jolie -ritenuta troppo sexy) tra cui Sabrina Salerno e Natalia Estrada, lo scemo del villaggio che ogni tanto spara la boiata di turno, un’adolescenza passata con 10.000 lire in tasca senza navigatori, cellulari, Whatsapp e Facebook (con il risultato che i protagonisti si perdono nella campagna pavese).

Tra le canzoni presenti in questa piccola perla del cinema nostrano Come mai, Rotta per casa di Dio, Sei un mito, La regola dell’amico, Innamorare tanto, Non ti passa più(di quest’ultima vi invito a cercare la clip su Youtube, è di una comicità surreale -anche Cisco non scherza), condite da volti illibati da bravi ragazzi, sottotitoli che coinvolgono lo spettatore fino all’ultima strofa e tastiere elettroniche che rapiscono le nostre fantasie in un limbo magico; inoltre Max ha ancora i capelli, la lacrima è dietro l’angolo!

Al botteghino

Il film, distribuito in 15 sale (oratori inclusi), incredibilmente non è stato fermato dalla buoncostume per attentato al pubblico pudore: tuttavia è stato massacrato senza pietà da varie testate (sport in cui gli italiani sono primi, ma in questo caso parliamo di critiche fondate), senza lasciare grossi margini di dubbio. La prima TV però ha ripagato Max e soci delle fatiche spese: 4 milioni di spettatori e 15% di share, a dimostrazione che i fan guarderebbero di tutto, anche la colonscopia di Repetto se potessero. Su Facebook è nata una pagina per fare pressione alla casa distributrice affinché rilasci questa opera omnia su DVD ma, al momento, non ci sono stati riscontri (nemmeno dalla questura).

Concludendo

Un film divertente, ironico e scanzonato dove si balla e si canta senza una reale ragione apparente, scritto alle tre di notte sotto ansiolitici: canzoni molto belle che vi riporteranno a quando avevate 14 anni (o meno), da cantare a squarciagola con gli amici al secondo bicchiere di vino. Per il resto se questo articolo vi ha commosso potete trovare una prova tangibile della sua esistenza su Amazon: per loro è esaurito ma girando nei vari mercatini dell’uso-riuso presenti in varie città e paesi non dovrebbe essere difficile reperire una copia su VHS, da riversare in digitale per poter portare Max sempre con voi, nel vostro cuore (e magari anche nel vostro tablet/notebook).
Accendete gli schermi dei vostri smartphone, invitate il cane a fare le capriole, scendete in strada con una bandiera abbracciando gli anziani del vostro quartiere: Max è nella nostra anima.

Voto: 5/10

Marco

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Commenti su: "Jolly Blu" (7)

  1. Questo articolo è geniale. Ricordo ancora quando passò in TV, avevo 11 o 12 anni credo. E cantavo a squarciagola. Che tenerezza.

    • Difatti sabato sera ho già prenotato per La corrispondenza di Tornatore, ma sono combattuto, è un bel po’ di tempo che non guardo Jolly Blu :). Grazie e continua a seguirci!

      • Comprendo il tuo dilemma. Spero però che opterai per la prima ipotesi perché sono curioso di leggere un tuo commento al film di Tornatore, prima di decidermi ad andarlo a vedere. Ho letto pareri molto contrastanti.

  2. Se Jolly Blu aveva una sua ragione di esistere (un grande spot pubblicitario per i lavori degli 883), guarda e commenta Branchie, il film di cui è protagonista Gianluca Grignani con Valentina Cervi. Avevo vinto i biglietti dell’anteprima al cinema e c’era anche Grignani che ha aspettato la fine della proiezione fuori dalla sala… come se neanche lui avesse voglia di riguardare la sua performance.

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