Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Inside Out

insideout_emotionsPixar quest’anno ha deciso di portarci all’interno della mente umana: buona lettura.

Il corto che non c’era – Lava

lava_pixarCome da tradizione consolidata Pixar (ma ultimamente anche Disney) ci delizia prima del film con un piccolo cortometraggio, una sorta di dolce d’apertura. Mi aspettavo un corto con una piccola storia coinvolgente (Giorno e notte, La Luna, Partly Cloudy e così via) e mi sono ritrovato un vulcano solitario che canta una canzone strappalacrime per un vulcano sommerso, che emerge a sua volta mentre l’altro affonda, per poi ricongiungersi nel finale. La canzone strappalacrime mi ha fatto temere il peggio, temevo che Inside Out potesse essere una copia di Frozen: canzoni a ripetizione senza motivo per 90 minuti, perché parlare è troppo complicato.

Probabilmente il corto (e la canzone in sè) soffre molto della traduzione italiana, che viene interpretata come se fosse un canto salesiano. Per fortuna il corto è finito (sembrava un musicarello di Morandi) ed è iniziato finalmente il film.

Silenzio in sala, parla la mente

La storia è presto detta: una famiglia si trasferisce dal Minnesota alla California (San Francisco) con Riley, una bambina di 11 anni appassionata di hockey sul ghiaccio. Il nuovo ambiente, nessun amico, un camion dei traslochi perso per sempre la butta nello sconforto e medita di fuggire da casa, ci ripensa, torna indietro e tutti si abbracciano.

All’esterno la storia è molto easy. All’interno della mente inizia la vera avventura, che tocca temi adulti nonostante abbia le fattezze di un film per bambini: l’abbandono, il ricordo, la crescita della bambina e il cambio dei ricordi, Gioia e Tristezza che devono lavorare insieme per forza…

insideout_emotionsgroupRabbia, Disgusto, Gioia, Paura e Tristezza sono cinque personaggi che interagiscono nell’affollata mente di Riley,
decidendo quando deve ridere, piangere, arrabbiarsi, schifarsi, emozionarsi o preoccuparsi.

Gioia ricorda una versione più alta e petulante di Campanellino, Disgusto una snob cittadina, Rabbia un uomo d’affari arrabbiato con il mondo, Paura il classico ipocondriaco e Tristezza la ragazza paffutella che viene emarginata dal resto del gruppo. Nel film subirà anche il mobbing di Gioia, che cercherà di tenerla lontana dalle sfere per evitare di contaminarle con la sua influenza blu, rendendo automaticamente tristi anche i ricordi felici.

I ricordi sono incapsulati in sfere che vengono spedite a varie isole: Famiglia, Stupideria, Onestà, Hockey e così via. La mente viene mostrata come una stazione centrale, da cui partono le sfere con i ricordi destinati a varie aree, con tanto di studio cinematografico per i sogni e il subconscio per i piantagrane.

Le preoccupazioni (legittime dopo un corto simile) erano ingiustificate: il film è stato scritto, realizzato e girato con le caratteristiche tipiche Pixar per cui, dopo i primi secondi, è stato amore a prima vista: personaggi ben scritti nelle personalità e interazioni, realizzazione grafica impeccabile (tranne che per gli addetti ai ricordi, gli operai, sembrano realizzati in fretta e furia -delle bolle con un viso spiaccicato sopra), musiche molto dolci e adatte all’atmosfera.

Adatto a molti, non a tutti

insideout_joysadnessSebbene il film abbia molti elementi giocosi e colorati (l’amico immaginario è eccezionale, un generatore di gag inesauribile) convive con una parte cupa e un po’ triste: nonostante Gioia non la smetta mai di parlare la vera protagonista è Tristezza, che mostra a Gioia che saper ascoltare di tanto in tanto e qualche pianto aiuta le persone a sentirsi meglio. Gioia, nel ruolo di prima donna, monopolizza l’attenzione e assume subito il comando; quando per vari motivi è assente succede il finimondo in quanto le singole emozioni non riescono a bilanciare il carattere della bambina.

Considerando la complessità di alcuni argomenti mi sentirei di consigliare la visione dai 6/7 anni in poi, prima il bambino non ha gli strumenti per elaborare situazioni con questa complessità e si annoia. Meglio portarlo a vedere i Minions o un film Pixar più movimentato, come Cars o Planes.

Sala eterogenea (e piena)

Alle 22.30, sabato sera, la sala era gremita con un fritto misto di varie età, a dimostrazione dell’universalità del linguaggio Pixar, adatto a tutti. Il battage pubblicitario ha avuto il suo effetto e nessuno ha marcato visita, tutti in prima fila per seguire le avventure di Gioia e Tristezza.

insideout_immaginarioL’amico immaginario è il testimone dell’infanzia di Riley: vestito come un clochard è un elefante con una proboscide che termina a forma di cuoricino, fatto da zucchero filato, con le vibrisse di un gatto e il verso di un delfino.
È un abitante della memoria a lungo termine e spera che il suo ricordo possa essere rinfrescato da Gioia: lui e Riley devono volare (cantando) su un carrettino scassato verso la Luna.

Ad un certo punto dovremo salutare l’amico immaginario e, confessione sincera, è stato un momento molto commovente, silenzio di tomba in sala: la Pixar in tema di abbandoni (vedi Toy Story) ne sa qualcosa e sono maestri nel solleticare le giuste corde del nostro cuore.

Concludendo

insideout_joy_sadness_ballUn esercizio di stile su un tema molto astratto, girato in maniera profonda e calibrata: appassiona ma non esalta, emoziona ma non annoia, commuove e invita a riflettere. Non serve essere sempre felici, dobbiamo imparare a convivere con le nostre emozioni e a dosarle, nei limiti, per un’esistenza serena e pacifica. Nei titoli di coda, per alleggerire il clima generale, entriamo nella mente di altri personaggi di contorno: qui Pixar si scatena nella personalizzazione e regala risate a tutta la sala, a botta continua, come uno spettacolo pirotecnico nel culmine finale (a dimostrazione della loro eccellenza come cantastorie).

Gli unici difetti riscontrati sono gli operai addetti alla gestione dei ricordi a lungo termine (abbozzati troppo in fretta, una macchia due occhi e via) e il corto bello ma abbastanza anonimo (ricordate lo stupendo Paperman di Disney?); bastava una briciola per un 10 da applausi.

Per il resto eccezionali come sempre.

Voto: 9/10

Marco

Per le immagini (e le emozioni che regalano ad ogni film) si ringrazia Disney/Pixar.

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