Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

La chiusura di Zelig

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Qualche mese fa, in un revival condotto da Michelle Hunziker e Christian De Sica, è stato annunciata la chiusura dello show TV.
Ripercorriamo la storia di una trasmissione durata ben 20 anni, buona lettura.

Le origini

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Dal Derby di Milano un nutrito numero di giovani comici dà vita a un locale nuovo, chiamato Zelig. Semplificando e abbreviando è nato tutto così, in Viale Monza 140, tra le nebbie fitte dei navigli e le luci delle auto che passavano in tangenziale alle spalle dei comici.

La prima versione dello show era poverissima: grazie ad alcune registrazioni di repertorio (reperibili su datate VHS) possiamo notare una scenografia totalmente spoglia, da recita di quartiere: il tutto era sostenuto dai nomi e dalla bravura dei comici. Successivamente assisteremo ad una scenografia stellata, con un giovane Claudio Bisio (dove rinveniamo gli ultimi capelli superstiti, ndr) affiancato da Antonella Elia, sostituita da Simona Ventura nell’edizione successiva.

La prima puntata datata 1996, celebrava i 10 anni di apertura del locale storico milanese, dando origine ad una delle più belle avventure comiche televisive.

Comici del calibro di Aldo, Giovanni e Giacomo, Ale e Franz, Antonio Cornacchione, Raul Cremona, Giorgio Faletti e tanti altri si sono formati in queste prime trasmissioni, regalando emozioni e caratterizzazioni che ancora oggi ricordiamo.

Il fascino di Zelig

zelig_2002

Prima che diventasse un fenomeno di massa, un tormentone da ufficio con la gente che ripeteva anche nei cessi le battute sentite in prima serata con i figli al tavolo, era tutto lì.

Un piccolo locale, comici molto preparati e ben formati (molti nati sotto l’ala protettiva ed esperta di Paolo Rossi e il suo circo), tempi serrati e numeri rodati e ben testati.
Non c’erano 200 ballerine, luci laser, caciotte volanti o cose strane: un finto muro di mattoni, una cornice con carta da giornale, il monitor sul traffico milanese sulla sinistra, basta.

Un pubblico ristretto, spazio per monologhisti e satira politica trattandosi di seconda serata, un clima familiare dove sentirsi a casa. Era stupendo.

Ancora oggi cerco come l’oro le puntate dei primi anni 2000 ma sono difficili da trovare.
All’epoca le registravo su VHS per riguardarmele il giorno successivo, mentre facevo merenda a suon di Nutella spalmata su un chilo di pane (fa male, mettici del pane così sei sicuro!).
Se il mio metabolismo non mi avesse aiutato sarei un Buondì a quattro zampe, dopo una dieta simile.

Era una cosa per pochi, un piccolo tesoro nascosto dalla breve durata e bombato di pubblicità all’inverosimile: però la magia era tutta lì.

Sotto la tua coperta, a meno 20 gradi esterni, ti godevi sane risate e un’atmosfera milanese doc, con sapienti giochi di luci e penombre.

Il cambio di palinsesto

Zelig-Michelle-Hunziker-e-Claudio-Bisio

Da quando i capoccia di Italia 1 hanno fiutato l’affare Zelig è atterrato in prima serata, con nani, ballerine e maghi. Non a caso veniva chiamato Circus, mancavano solo i due liocorni.

Il successo cresceva esponenzialmente a tambur battente, perché il programma veniva sempre sostenuto da comici preparati, molto spesso autori dei propri testi.
Avevano affrontato anni di gavetta e sovente proponevano nuove caratterizzazioni senza troppe difficoltà.

Chi non conosceva Zelig iniziava a rimbombarti la testa con i tormentoni, stile 90 minuto: il giorno dopo a scuola e in ufficio si ripetevano i tormentoni di Zelig (insomma se prima non pisciavi in pace ora c’era il coro ad accompagnarti nelle tue funzioni orinatorie).

Abbiamo assistito, non senza qualche perplessità, al cambio tra Hunziker e Incontrada, e le cose, se possibile, sono migliorate ancora di più. Nuova linfa allo show, il passaggio su Canale 5, il mondo spagnolo che tornava alla ribalta in prima serata (sulla falsariga di Pieraccioni nel 1995 circa con Il Ciclone). Un’escalation delirante.

I problemi del gigante

braida_circus

Nonostante Zelig abbia laboratori in tutta Italia che selezioniano, a ritmo continuo, centinaia di comici, ho notato un forte decadimento qualitativo negli ultimi anni. Sono arrivato a smettere di guardarlo.
Non me ne vogliano i singoli artisti, cito solo i casi più eclatanti, senza offesa per nessuno.

Siamo passati da monologhisti impegnati, da mostri sacri come Manera, Cremona e Gioele Dix a gente che si schiaffeggia le natiche, inondando la sala di miasmi poco graditi a causa del sudore grondante.
Imitazioni di EMO tossici e pseudo depressi, battutine Roma-Milano e comicità nazional popolare per ridere a grasse mani, grattandosi le siffatte ciufole con la birra in mano.

Tutto il contrario di com’era Zelig all’origine.

Rimpiazzare Vanessa Incontrada con la Cortellesi ha portato un aumento di professionalità e preparazione da parte della “valletta”, rompendo le dinamiche storiche di Bisio con le sue assistite.
Se qualche donna può gioire a questo rinnovato spirito femminile rimane il fatto che una persona, da sola, non può fare miracoli.
Pur di alzare gli ascolti hanno tirato fuori dalla naftalina professionisti storici come Zuzzurro e Gaspare, Cochi e Renato… sempre ben accetti, è un piacere riscoprirli.

Ma se devi chiamare loro, a mio modestissimo parere, vuol dire che nel nuovo c’è poco da scavare.

In questa desolazione imperante c’è una piacevole eccezione: il bravissimo Maurizio Lastrico e i suoi endecasillabi (non a caso è stato nominato centesimo comico di Zelig).

Concludendo

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Non credo che l’impoverimento culturale a cui abbiamo assistito sia totalmente attribuibile a Zelig.

Le esigenze della prima serata per cui non puoi toccare certi argomenti o politici, il passaggio alla rete ammiraglia, nuovi comici con una gavetta forse meno strutturata basata su una comicità slapstick, la mancanza di idee nuove e di professionisti degni di questo nome, nonostante un corredo di 10 autori a disposizione…

Potremmo concordare che è stato un insieme di cause che, mano a mano, ha portato a svuotare il programma del suo contenuto e fascino originale.
È stato trasformato in una baracconata con grancassa e piatti battenti, dove si gode per la scimmia nuda che batte i piatti mentre il pubblico tira le banane per ingraziarsela.

Siamo passati, riassumendo, da un delizioso privè dove si chiacchierava a bassa voce guardandosi negli occhi alla festa di quartiere, con l’arrivo di zio Caratozzo; canottiera unta di sugo e crocifisso in oro 230 carati imprigionato dal villoso petto. Inizia a chiedere le canzoni di Celentano, battendo gli zoccoli sul cofano e odorando di gorgonzola scaduto, appestando tutti i presenti (rampicanti inclusi). Stile Mago Oronzo, per rimanere sul tema Zelig.

È piacevole vedere come iniziative editoriali (GazZelig, Il Meglio di Zelig 15 anni di risate) riscuotano tanto successo: il mixaggio tra vecchio e nuovo permette di recuperare pezzi storici, che andrebbero perduti per sempre altrimenti.

È un piacere metterseli in casa per rivedere Zelig quando era amichevole, privato, confidenziale del tipo Abbiamo dei comici da urlo ma ehi, siamo in seconda serata e, se vuoi, ci registri per vederci!

Sulla piattaforma di streaming Mediaset è possibile rivedere Facciamo Cabaret del 1998, un piacevole tuffo nel passato anche se, come vi accennavo, sono innamorato delle edizioni dal 1999 al 2003.
Cercatele su Youtube nel canale ufficiale Zelig e vi renderete conto dell’abissale differenza.

Speriamo che il buonsenso e la lungimiranza degli autori ed editori permettano di recuperare queste edizioni in digitale, per poter ridere di cuore e di gusto, senza tutta la fanfara circostante.

Grazie per gli anni stupendi che avete regalato a milioni di italiani.

Marco

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Commenti su: "La chiusura di Zelig" (2)

  1. Concordo con quello che dici, il cabaret, quello vero negli anni è stato sostituito da aspiranti della “corrida”, anche a me tutine o monologhi scontati, battute puerili e banalità non sono piaciute segnando sicuramente un decadimento del programma, peccato perchè forse era l’unica realtà ad offrire ad un pubblico di massa un po’ di vero teatro comico, chiudendosi zelig si apre uno scenario del sorriso veramente triste e povero.

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