Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Fusion Drive

InternalDisk_FusionDrive

Nel 2012 Apple ha introdotto il Fusion Drive: vediamo cos’è, come funziona e perché risulta attuale (e conveniente) ancora oggi. Buona lettura!

Premessa

Gli odierni sistemi operativi stanno mettendo a dura prova i dischi tradizionali. Il motivo è abbastanza semplice: i dischi rotazionali a piattelli magnetici arrivano su un pulmino Volkswagen dagli anni ’80, i recenti sistemi operativi scendono dalla Tesla ogni sei mesi circa per aggiornare i nostri Mac.

La soluzione più scontata sarebbe un SSD nudo e puro ma anche in questo caso intervengono delle varianti: SATA o PCI Express? Senza considerare i prezzi da amatore degli SSD Apple, per cui trapiantare un rene in Messico non vi sarà sufficiente.

Al tempo dell’acquisto del mio iMac 27″ 2015, per esempio, la capacità massima degli SSD Apple era da 500 GB, troppo pochi per i miei dati. Solo di recente sono arrivati gli SSD da 1 e 2 TB, con prezzi che sfiorano gli 800 euro extra rispetto alla configurazione base.

Ad oggi acquistando il top di gamma per i 21,5 pollici o uno qualsiasi dei modelli da 27″, il Fusion Drive è diventato la norma, un comune lasciapassare verso velocità umane. Peccato che, come al solito, per vedere quello da 2 TB nella configurazione base evitando gli SSD della Chicco, occorra rivolgersi alla configurazione top dei 27″.

Nulla vieta però di configurarlo anche su altri modelli, per fortuna: sono 240 euro (luglio 2017, ndr) che fanno la differenza tra andare a manovella e svettare verso la civiltà, credetemi.

Il Fusion Drive

Nato nel 2012 Fusion Drive permette di combinare il meglio delle due tecnologie: SSD e dischi tradizionali. Con questo software il disco principale SSD diventa “invisibile” al sistema, fondendosi al disco tradizionale (l’equivalente del compri 2 paghi 1).

La differenza, rispetto a soluzioni casalinghe senza programmi dedicati, è un disco “intelligente” che provvede a spostare i dati pesanti o poco utilizzati sul disco tradizionale mentre l’SSD memorizza sistema operativo e App, per garantire sempre il massimo della velocità.

Quando un dato viene utilizzato sporadicamente, infatti, viene migrato nel magazzino principale: in questo modo il disco più veloce non ha rallentamenti e può concentrarsi sull’erogare i servizi principali come sistema operativo e programmi.

L’esempio classico è Photoshop confrontato con la versione del Titanic in alta definizione (file unico da quasi 12 GB): Photoshop lo apriamo ogni giorno e necessitiamo della sua reattività, per evitare che i nostri figli invecchino prima della prossima glaciazione.
Titanic, per quanto possa sembrare appassionante, se rimane sul disco “lento” va bene lo stesso, non lo apriamo tutti i giorni compulsivamente.

Il bello di questa configurazione è l’operazione totalmente automatica ed invisibile all’utente: l’unica operazione richiesta è un backup quotidiano dei vostri dati, per tutelare il vostro lavoro. Tutto qui.
Non dovete metterci le mani, non dovete spostare manualmente i file con la transumanza, non dovete rivolgervi a divinità apotropaiche.

Di default il sistema ricorda, per fortuna, di non spostare MAI sistema operativo e programmi, in modo da mantenere il sistema veloce ed efficiente.

Entriamo nel dettaglio

Fusiondrive_schema

La memoria flash SSD viene connessa al Mac tramite PCI Express, una connessione molto veloce da 8 GT/s (gigatransfer, ndr) che permette di abbattere i limiti del SATA tradizionale, pompando velocità allo stato puro.
L’hard disk classico da 7.200 rpm (da 1, 2 o 3 TB) sfrutta sugli ultimi modelli un attacco SATA da 6.0 GB/s. Tramite il connettore SATA Express e il software Fusion Drive questi due mondi vengono uniti a livello logico e mostrati come un’unità singola, dando il via alle danze senza problemi.

Raccomando sempre un backup prima di agire sulle partizioni, per evitare di perdere configurazioni importanti. Meglio perdere qualche minuto per il backup che qualche ora dopo, a fronte di scadenze impellenti e tasse da pagare, imprecando come zio Carotozzo.

La configurazione di Fusion Drive infatti cancella tutti i dati pre-esistenti: successivamente vi mostreremo come farlo “in casa”, portando vecchie glorie a sfruttare dei benefici di un’unità SSD.

Gli anni passano

Dal lontano 2012 sono cambiate molte cose: la politica, l’amore e, a quanto pare, anche la dimensione del Fusion Drive.

fusion_drive_storages

Analizzando la tabella sopra riportata, tratta da Wikipedia.org, notiamo i cambiamenti annuali del Fusion Drive. Notiamo anche il “braccino corto” nel mondo dorato Apple.

APPLE SSD SM0128G

APPLE SSD SM0128G, realizzato da Samsung

Rispetto ai primi tagli dove si installavano 128 GB di memoria SSD, ad oggi ci ritroviamo 24/32 GB di memoria a bordo in quanto i dischi seri (SSD nativi a parte) costano.
È sembrato logico agli ingegneri Apple economizzare e abbattere le spese vive, per cui se non valutiamo attentamente la configurazione in fase d’acquisto ci ritroviamo con “caramelle” da 24/32 GB.

SSD così piccoli si riempiono subito e sono poco funzionali allo scopo: meglio puntare alla versione da 2 TB, che permette di sfruttare un’unità flash decente da 128 GB.

Non solo: i sistemi che montano SSD così piccoli hanno problemi quando la RAM arriva a 32 GB o la supera, infatti Apple stessa consiglia di “limitarsi” a 16 GB quando l’SSD è da 24/32 GB.
Nei sistemi a 128 GB per fortuna questi problemi non compaiono.

vm_windows

Altra nota: in passato i sistemi da 3 TB hanno mostrato qualche “particolarità” nella gestione di BootCamp e di Windows. Windows entrava nel panico nella gestione di unità che superano i 2,2 TB, non supportando il Fusion Drive: occhio se acquistate degli usati, meglio evitare i sistemi così configurati se volete utilizzare i due sistemi operativi in combo a livello nativo.

Concludendo

Molti, dopo aver letto questo articolo, si chiederanno perché abbia riesumato questa tecnologia “preistorica” del 2012. Avete ragione.
La curiosità e il desiderio di scrivere questo articolo è nata dopo aver letto su PC Professionale del lancio, da parte di Intel, di SSD Optane con attacco PCI Express.

Una volta montati e appositamente configurati diventano invisibili al sistema operativo, accelerando sistema e applicazioni. Creano un unico volume logico e permettono di mettere il turbo a enormi dischi tradizionali, generosi in fatto di TB ma deludenti sotto il punto di vista delle prestazioni (paragonati ad un SSD, s’intende). In questo modo il divario si colma e riescono ad avvicinarsi alle prestazioni di un SSD puro, pur mantenendo il fatto che ad oggi la capacità massima disponibile è 32 GB (ben lontano dai 128 GB  citati poco prima).

Apple, in questo caso, grazie alla provvidenziale esperienza Samsung in fato di SSD, continua a fare scuola e ad anticipare i concorrenti sul tempo.

Prossimamente vedremo come realizzare un Fusion Drive fatto in casa, su Mac più datati, senza incendiare nulla. Stay tuned!

Marco

Per le foto dell’APPLE SSD SM0128G si ringraziano i ragazzi di iFixit.com

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