Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Gelati Rocca

gelati_roccaCampagna emiliana, estate anni 60.

Buon divertimento!

Mentre i ragazzi sporchi di fango si tuffano nei fossi adiacenti casa bestemmiando allegramente, un gatto dagli occhi svegli rincorre a perdifiato due grosse pantegane che si aggiravano per l’aia, spaventando a morte grossi polli che scappano a destra e manca: il loro svolazzare ciozzante fa tirare due colpi di fucile al vicino, giustamente girato perchè qui c’è gente che lavora dalle 5 di mattina e non c’è tempo per le frivolezze.

Dal fondo della strada si vede alzarsi un polverone secco, l’afa è schiacciante, i bambini giocano nell’aia tirandosi secchiate d’acqua putrida ed inseguendo cerchi sgangherati con spranghe di ferro arrugginito. I più furbi si arrampicano sugli alberi alla ricerca di un riparo ombroso mentre da un grammofono gracchiano 33 giri ormai consunti dall’uso smodato e dal caldo accecante.

Un uomo alto e smagrito, di bianco vestito, con tanta di quella brillantina nei mori capelli che sembra leccato dalla bava di una vacca, pedala cantando allegre canzoni sporcaccione e urlando sgolandosi “DONNE E BAMBINI É ARRIVATO IL GELATO, GELATI ROCCAAAAAAAAA”. Il suo carrettino bianco prevede solo due gusti e le sue scarpe sono imbiancate dal polverone ruspante che solleva il suo sgangherato trabiccolo.

Dai vicoli puzzolenti e stanfanti di letame escono a fiumane i bambini, come attirati da un magico pifferaio, variamente assortiti: chi paga con poche lire, chi decide di saldare il conto con le poche uova marce rimaste nel pollaio, tutti urlanti e scalmanati come se non aspettassero altro tutto il giorno.

La scuola è finita già da un mese e le occasioni di svago non sono molte: appena hanno 5 minuti liberi vengono mandati a lavorare in campagna, a spalare la merda delle vacche mista a fieno, a portare da mangiare alla giumenta in calore che sta per partorire, a raccogliere i frutti dagli alberi maturi in giardino, a raccogliere il fieno bestemmiando copiosamente in quanto si rigano dolorosamente gambe e piedi nel grano appena tagliato (e ai piedi hanno soltanto zoccoletti di legno che portava la trisavola).

Per vedere la tv bisognava pedalare per 4 km, arrivare in paese e passarlo arrivando così alle Caselle, dove in un bar stanfante di sudore e di ubriaconi tutti si adunavano davanti ad una piccola tv, messa in alto come se fosse la divinità da adorare, consumando putride noccioline ancora da pulire (altro che Cameo, tostate e salate) e riempiendo il pavimento di scarti su sedie traballanti e marce.

Rocca, con il suo cipiglio simpatico e scanzonato, irrompe nel cortile dove viene assalito dalla folla incalzante e urlante: i suoi gelati 90% scaglie di ghiaccio fatto con acqua di fosso e 10% gelato vero a quanto pare riscuotono un grande successo. Tutti leccano come dannati per la fame, cercano di finirlo il prima possibile, perfino i cani corrono in calore intorno ai festosi pargoli in attesa di ricevere qualche slurpata in eccesso.

Il sole si stanca e decide finalmente di tramontare, portando con sè la sera: cerchi di sedie rose dai tarli spuntano come funghi ovunque e si sente ciozzare a più non posso delle varie vaccate del paese, donne che si ritrovano a sparlare mentre gli uomini, nella stalla puzzolente e stanfante giocano a carte con fiaschetti di vino cantando canzoni oscene. Le nonne distribuiscono generosi e sonori ceffoni ai bambini insolenti mentre i padri li cinghiano a sangue e, tra atroci grida di dolore e amare imprecazioni (nonchè cure delle varie escoriazioni procurate cadendo dalla bicicletta con alcol puro a 90° gradi), finisce tutto a tarallucci e lambrusco.

E il giorno dopo si ricomincia, sempre con quella genuina voglia di scancherare mentre il sole piega le schiene e la terra emana i suoi temibili fetori dopo esser stata concimata con sterco di cavallo e vacca.

Ah che bei tempi 😉 .

Marco

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